Lettera da VilniusL’ignavia dell’Occidente contro Putin in undici post del ministro lituano Landsbergis 

«Stabiliamo limiti invalicabili per noi stessi ma non per la Russia» scrive Gabrielius Landsbergis, capo della diplomazia della Repubblica baltica. Segue un appello a reagire con tutti le opzioni sul tavolo

Un thread duro, ma anche amaro contro un’Europa tentennante nei confronti di Putin. È Gabrielius Landsbergis, ministro degli Affari Esteri della Lituania a lanciare su X l’appello ai leader Europei di guardarsi allo specchio e di trovare finalmente il coraggio di reagire: «Stabiliamo linee rosse per noi stessi, ma non per la Russia. Ci leghiamo pubblicamente le mani lasciando Putin libero di saccheggiare, stuprare e distruggere. Agiamo con trasparenza strategica al posto di un’ambiguità strategica. È ora di cambiare rotta».

In uno dei momenti più difficili per la difesa dell’Ucraina, Landsbergis richiede con forza una reazione, un aiuto vero per arginare le pretese putiniane. Perché Putin è pronto: «a oltrepassare i confini, sovvertire i governi democratici, ignorare i trattati e riscrivere la Storia nel tentativo di legittimare l’invasione e l’annessione di quelle che lui chiama terre di storico interesse russo».

Una denuncia che è uno stato dei fatti, sui quali sta forse scendendo una certa indifferenza da parte della politica europea e americana e una certa saturazione comunicativa nei paesi democratici.

«Putin minaccia la NATO con missili nucleari, addestra le sue forze armate per le invasioni, mette la sua economia in modalità di guerra, usa armi chimiche e ordina omicidi sul suolo della NATO» dice Landsbergis che continua un elenco di cui in troppi si stanno dimenticando: «Ha utilizzato come armi i migranti, è stato coinvolto in attacchi informatici e ha lanciato campagne di disinformazione»

E la nostra risposta? il ministro lituano va giù duro: «Abbiamo colto ogni occasione per dichiarare ciò che NON faremo. Ci siamo imposti delle linee invalicabili e le abbiamo annunciate apertamente, mentre il nostro avversario opera senza alcun limite».

È una critica agli errori di comunicazione oltre che di decisione. Landsbergis se la prende con quel malinteso senso di democrazia che ci rende prevedibili. «Siamo un libro aperto per Putin, si aspetta che domani contro di lui non ci saranno missili Taurus e tantomeno razzi ATACMS e nemmeno una quantità sufficiente di munizioni. Si sveglia ogni giorno sapendo che non ci saranno dilemmi strategici che potrebbero spostare i suoi calcoli, sia sul campo di battaglia che oltre. Se qualcuno pensa che Putin tenga conto dei nostri atteggiamenti moderati e modifichi il suo comportamento di conseguenza, vive in un’illusione. Lui percepisce la cautela come debolezza e quindi un invito ad andare avanti.

La Russia mantiene l’iniziativa e continuerà l’escalation, secondo Lnadsbergis la ragione dell’escalation è l’incapacità occidentale di rispondere a questa strategia in modo adeguato. I tentativi di allentamento della tensione sono sempre e comunque unilaterali e «non stanno allentando di nulla. Se non cambiamo il nostro approccio, potremmo trovarci ad affrontare un disastroso terremoto geopolitico. E globale».

Chiudendo il thread, Landsbergis si spinge a chiedere ai leader occidentali di farla finita con questo atteggiamento, a rompere i tabù e «includere tutti gli strumenti contenuti nella nostra cassetta degli attrezzi per arginare la Russia. Se pensiamo che la sconfitta possa limitarsi all’Ucraina e che Putin non avrà ulteriori ambizioni, ci aspetta una lezione molto dura»

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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