Linkiesta AcademyLe inquietanti influenze russe in Europa tra complicità e strategie di contrasto

Nella seconda giornata della scuola di informazione del nostro giornale organizzata alla Station Europe-Promote Ukraine di Bruxelles, Antonio Talia, autore di “La stagione delle spie” edito da (Minimun Fax), ha parlato della interferenza degli 007 russi in Italia

Nel 2016 Frederico Carvalhão Gil, capo degli analisti della sezione antiterrorismo portoghese viene arrestato a Roma mentre passa dei dossier Nato in una chiavetta usb a un agente russo, Sergej Pozdnjakov. Tre anni dopo, nel 2019, il russo Alexander Korshunov viene arrestato in Italia per spionaggio industriale, ma viene estradato in Russia. Nel 2021, Walter Biot, un capitano di fregata della Marina Militare italiana, viene arrestato con l’accusa di aver venduto documenti classificati sulla difesa missilistica Nato e la sua presenza nell’Est Europa ai diplomatici russi, Alexey Nemudrov e Dmitry Ostroukhov. Questi episodi spesso raccontati brevemente dai media e dimenticati in fretta dall’opinione pubblica italiana sono legati tra loro e mostrano quanto il nostro paese sia stato (e forse lo è ancora) un terreno fertile per gli 007 russi. A unire il filo di queste vicende ci ha pensato il giornalista Antonio Talia nel libro “La stagione delle spie”, edito da Minimum Fax,  un reportage costruito con fonti dirette, documenti riservati e incontri su una lunga operazione di spionaggio condotta in Italia. 

L’autore ha trattato approfonditamente questi temi nel panel “Le influenze russe in Europa tra complicità e strategie di contrasto”, una delle tante lezioni de Linkiesta Academy, la due giorni organizzata dal nostro giornale alla Station Europe – Promote Ukraine di Bruxelles per formare operatori culturali, giornalisti e professionisti impegnati nelle aziende per saper affrontare le grandi e piccole crisi.  «L’idea di questo libro è nata dal mio archivio personale. Piano, piano ho collezionati diverse notizie sparse relative alle attività dei servizi segreti russi che in un modo o nell’altro portavano all’Italia. Quando è uscito il caso Biot mi sono chiesto se ci fosse un filo conduttore: dal 2016 l’ambasciata russa in Italia ha agito in maniera più spregiudicata rispetto ad altri paesi europei perché ha sfruttato un clima politico più favorevole per attuare attività di spionaggio. E molte tracce di queste attività portano alla invasione in Ucraina», spiega Talia. «Prendiamo per esempio l’arresto dello 007 portoghese Frederico Manuel Carvalhao. Nella chiavetta usb si trovavano documenti sulla politica energetica dei Paesi Nato, le azioni dedicate al Mar Nero e le relazioni con l’Ucraina. La Russia preparava da tempo questa guerra».

A differenza di altre intelligence, gli agenti russi prediligono un tipo di attività vecchio stile che punta al reclutamento di funzionari e dirigenti stranieri convincendoli a cedere documenti sensibili sfruttando quattro metodi: soldi, ideologia, coercizione (informazioni compromettenti) o sfruttando la vanità degli interlocutori. Per esempio Carvalhao ha accettato di lavorare con i russi, non per denaro o per ideologia, o coercizione. Ma per puro ego. Mosso dall’invidia dopo aver visto agenti più giovani fare carriera al posto suo in Portogallo ha voluto dimostrare di essere ancora il migliore, passando per anni le informazioni ai russi.

Questo tipo di interferenza russa è fatto allo stesso tempo in modo antico e moderno. Il Cremlino ha una vasta rete di informatori in centri nevralgici, con un comparto tecnologico innovativo. «Lo scambio di dati in chiavette usb, gli incontri davanti al McDonald, il collegamento a una finta rete wifi, le informazioni sensibili messe in una scatola di farmaci sono l’esempio di questo mix tra antico e moderno. Addirittura alcuni agenti hanno inserito informazioni in finti siti di incontri gay così da poter confondere eventuali azioni di controspionaggio», spiega Talia. 

L’intelligence italiana fa molto meno lavoro sul territorio, pensando che tutti i problemi possano risolversi con l’uso di trojan e altri software di spionaggio informatico. Mancando un sistema di difesa comune europeo manca anche un servizio di intelligence condiviso ed è così più difficile rispondere all’attività del Cremlino nei singoli paesi. «Non è stato facile trovare delle fonti. Ed è indicativo del rapporto tra intelligence e politica. Ho iniziato a raccogliere dati verso la fine del governo Conte. Finita quella stagione di palese avvicinamento alla Russia, molti funzionari da me contattati sentivano il bisogno di raccontare quanto successo, quasi come a togliersi un peso. Anche perché in molti di questi casi gli 007 italiani hanno fatto il loro dovere di controspionaggio, ma poi la politica è intervenuta».

Come nel caso di Alexander Korchinov, il dirigente di una azienda russa che si occupa anche di aerospazio e allo stesso tempo tenente colonnello della FSB, l’intelligence russa. Il suo obiettivo era quello di recuperare dei dispositivi tecnologici che rendessero più efficienti gli elicotteri militari russi, ma che possedevano solo gli americani. Korchinov ha convinto sei ingegneri della Avio Aero (controllata della americana GE Aviation). Prima di poter fuggire è stato arrestato nel 2021 all’aeroporto di Napoli e incarcerato a Poggio Reale. Sia gli americani che i russi hanno chiesto al nostro paese l’estradizione. I primi lo hanno accusato di essere una spia russa e di aver creato un danno di migliaia di dollari, i secondi di essere solo un volgare truffatore e di aver causato all’azienda un danno di centinaia di rubli. In caso di richieste di estradizione confliggenti di due paesi, a decidere è il ministro della Giustizia e a quell’epoca Alfonso Bonafede, del Movimento 5 stelle. Bonafede ha scelto la Russia perché ha reputato peggiore il danno per una azienda pubblica, quella russa. «Da quando è atterrato a Mosca Korchinov non ha fatto neanche un giorno di carcere e gira tranquillamente a Mosca con la sua Bmw. Il Movimento 5 stelle è l’unico partito pacifista che ha liberato un trafficante di armi», spiega Talia. 

Ci sono tante cose che non tornano anche nella sospetta fuga dell’imprenditore russo Artem Uss, figlio del governatore del Krasnoyarsk, regione siberiana, amico di Putin. «Eravamo all’inizio del governo Draghi e il clima politico era cambiato rispetto ai governi di Giuseppe Conte più amichevoli verso la Russia. C’era una attenzione maggiore alle azioni di spionaggio e interferenza del Cremlino. Uss doveva essere estradato negli Stati Uniti e invece di essere tenuto in carcere ha ottenuto gli arresti domiciliari a Basiglio, piccolo comune a sud di Milano. Il 22 marzo è fuggito dalla sua casa, tagliando il braccialetto elettronico. C’è stato un imbarazzante scaricabarile tra politica e magistratura. Che un agente russo venga tenuto ai domiciliari e sia controllato solo dalla caserma dei carabieri locali e non da altri agenti è ridicolo. La politica ha scaricato questa colpa sulla magistratura, ma la verità è che per la seconda volta in tre anni ci siamo fatti sfuggire un trafficante doppiogiochista grazie a una banda di trafficanti serbi. Forse l’Italia avrebbe dovuto fare più attenzione. La vicenda è iniziata col governo Draghi ed è finita malissimo col governo Meloni. Ricordiamoci che il lavoro dell’intelligence risponde all’autorità politica», conclude Talia. 

Perché siamo un paese permeabile alle influenze russe? Lo vediamo anche in questi giorni con il caso Navalny: il consiglio comunale di Roma ha respinto l’ordine del giorno per intitolare al leader dell’opposizione russa la via dove ha sede l’ambasciata russa nella nostra capitale. Il Pd ha votato contro, giustificandosi con ragioni burocratiche e creando una alleanza inusuale con Fratelli d’Italia che ha votato anch’essa contro.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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