Due anni dopoL’Ucraina deve adattarsi alla riduzione degli aiuti militari dall’Occidente, scrive il capo delle forze armate di Kyjiv

In un articolo sulla Cnn, Valerii Zaluzhnyi spiega che la nuova strategia della guerra contro la Russia dovrà basarsi sull’uso massiccio di droni per superare lo stallo sul campo. Fa indirettamente riferimento al fallimento degli Stati Uniti nel concordare un nuovo pacchetto di aiuti militari e al fatto che la guerra a Gaza abbia attirato l’attenzione internazionale altrove. Non parla delle voci di un suo imminente licenziamento da parte di Zelensky

(La Presse)

L’Ucraina deve adattarsi alla riduzione degli aiuti militari da parte dei suoi principali alleati occidentali e concentrarsi sempre di più sulla tecnologia se vuole vincere la guerra contro la Russia. Lo scrive il capo dell’esercito ucraino, Valerii Zaluzhnyi, in un articolo esclusivo per la Cnn, pubblicato in un momento in cui in tanti si aspettano un suo imminente licenziamento da parte di Volodymyr Zelensky dopo mesi di tensione tra il generale e il presidente. 

Il capo dell’esercito traccia la nuova strategia di guerra, raccontando per la prima volta anche una serie di battute d’arresto e delusioni arrivate dagli alleati.

Zaluzhnyi spiega che dalla Seconda guerra mondiale a oggi il concetto di vittoria non è cambiato, ma che ogni guerra è unica. «E non c’è sfida più grande per un comandante militare, a mio avviso, che capire – in tempo utile – come ogni guerra prenda una forma diversa». Ecco perché i leader militari ucraini devono tenere conto di una serie di questioni che hanno a che fare sia con lo sviluppo tecnologico delle armi, ma anche con un contesto lontano dal campo di battaglia.

«È ormai noto che uno dei motori principali di questa guerra è lo sviluppo di sistemi d’arma senza pilota come i droni. Stanno proliferando a un ritmo mozzafiato e la portata delle loro applicazioni diventa sempre più ampia», scrive. Il che permette all’Ucraina di non essere impantanata in una guerra di posizione, «in cui non possediamo alcun vantaggio».

Ma la tecnologia non è il fattore centrale che influenza lo stato attuale della guerra, dice. «Dobbiamo fare i conti con una riduzione del sostegno militare da parte dei principali alleati, alle prese con le loro stesse tensioni politiche», scrive. Le scorte di missili e munizioni per l’artiglieria si stanno esaurendo, a causa dell’intensità delle ostilità in Ucraina, ma anche a causa della carenza globale di cariche. E «la Russia, prendendo atto di come gli sviluppi in Medio Oriente abbiano distratto l’attenzione internazionale, potrebbe cercare di provocare ulteriori conflitti altrove». Indirettamente, fa riferimento al fallimento degli Stati Uniti nel concordare un nuovo pacchetto di aiuti militari per l’Ucraina, così come al fatto che gli sviluppi in Medio Oriente da ottobre abbiano attirato l’attenzione internazionale altrove.  Inoltre, scrive, «la debolezza del regime delle sanzioni internazionali significa che la Russia […] è ancora in grado di schierare il suo complesso militare-industriale nel perseguimento di una guerra di logoramento contro di noi».

Non solo. «Rimaniamo ostacolati dalle imperfezioni del quadro normativo del nostro Paese, nonché dalla parziale monopolizzazione dell’industria della difesa. Ciò porta a colli di bottiglia nella produzione – nel settore delle munizioni, ad esempio – che acuiscono ulteriormente la dipendenza dell’Ucraina dai suoi alleati per le forniture», aggiunge. «La nostra esperienza di combattimento, in particolare dal 2022, è unica, ma nell’interesse della vittoria dobbiamo trovare costantemente nuovi modi e nuove capacità che ci aiutino a ottenere un vantaggio sul nemico».

Da qui la nuova strategia: «La priorità numero uno qui è la padronanza di un intero arsenale di veicoli senza pilota (relativamente) economici, moderni e altamente efficaci e altri mezzi tecnologici». In breve, «ciò significa una riprogettazione totale delle operazioni sul campo di battaglia e l’abbandono di un pensiero obsoleto e stereotipato. Il controllo remoto di queste risorse significa meno soldati in pericolo, riducendo così il livello delle perdite umane». E «offre l’opportunità di ridurre (anche se certamente non eliminare) la dipendenza dal materiale pesante nelle missioni di combattimento e nella condotta generale delle ostilità». Aprendo «la possibilità di sferrare attacchi improvvisi e massicci contro infrastrutture critiche e sui centri di comunicazione senza il dispiegamento di costosi missili o aerei con equipaggio». Si tratta «di creare un sistema statale completamente nuovo di riarmo tecnologico». Un’impresa che, secondo Valerii Zaluzhnyi, si può concludere in «cinque mesi».

E conclude: «Il nostro obiettivo deve essere quello di cogliere l’attimo, massimizzare l’accumulo delle più innovative capacità di combattimento, che ci consentiranno di impegnare meno risorse per infliggere il massimo danno al nemico, per porre fine all’aggressione e proteggere l’Ucraina in futuro».

Il capo delle forze armate non lo dice chiaramente, ma l’articolo sembra suggerire la crescente sensazione che, in definitiva, il destino dell’Ucraina sia nelle sue mani. I problemi interni sono chiaramente una preoccupazione, come quando Zaluzhnyi fa riferimento all’apparente riluttanza dei suoi padroni politici a Kyjiv a sostenere pienamente la sua richiesta di una maggiore mobilitazione militare fino a mezzo milione di nuove reclute.

«Dobbiamo riconoscere il vantaggio significativo di cui gode [la Russia] nella mobilitazione delle risorse umane e come ciò possa paragonarsi all’incapacità delle istituzioni statali in Ucraina di migliorare i livelli di reclutamento delle nostre forze armate senza l’uso di misure impopolari», scrive. In una società riluttante a mettere direttamente in pericolo un gran numero di giovani uomini e donne, i droni telecomandati forniscono un tipo di operazione di combattimento più accettabile, dice.

Nel suo primo intervento pubblicato sull’Economist, Zaluzhnyi aveva sottolineato l’importanza dei veicoli aerei senza pilota e delle capacità della guerra elettronica, come priorità per l’Ucraina, concludendo così: «Nuovi approcci innovativi possono trasformare questa guerra di posizione in una guerra di manovra».

Parlare di una guerra di posizione, definita dal logoramento e dalla mancanza di movimento sul campo di battaglia, equivaleva già allora a riconoscere che la controffensiva ucraina, lanciata con grande clamore all’inizio del 2023, era effettivamente finita. All’inizio dell’anno scorso, c’erano grandi aspettative che l’Ucraina potesse attaccare e andare avanti, conducendo una guerra di manovra per riconquistare quantità significative di territorio perso a favore della Russia nel 2022. Ma i campi minati e il pesante fuoco dell’artiglieria russa, insieme alla rapida proliferazione di droni in prima linea, si sono rivelati difficili da superare. Nel Sud, dove si concentra il focus principale dello sforzo, le forze ucraine sono avanzate di circa 20 chilometri. Ma la speranza era che riuscissero ad arrivare fino alla costa, a circa 70 chilometri di distanza. Quando Zaluzhny, in un’intervista, ha parlato di situazione di «stallo», Zelenskyj si è infuriato, dicendo che questi discorsi hanno solo aiutato la Russia.

Le tensioni tra i due sono cresciute nel tempo e da giorni si parla di un suo imminente licenziamento dopo quattro anni di lavoro.

 

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