Stush in the BushUna sera a cena per la Giamaica

Una ventata di calore caraibico ha scaldato una notte di febbraio, a Milano. Una coppia di chef giamaicani, tanti ospiti e una raccolta fondi a sostegno dell’uguaglianza di genere e dell’istruzione accessibile

Foto di Felipe Cordeiro @felipecordeiro

Ci sono cene belle, cene squisite e cene emozionanti. E poi ci sono cene capaci di condensare tutti questi valori dimostrando che dietro le chiacchiere, intorno a un tavolo e sotto un piatto delizioso, si possono scoprire valori preziosi, basati sulla condivisione e la crescita culturale.

È andata così al Basic Village di Milano, lo scorso cinque febbraio, con una cena-evento dedicata alla cultura giamaicana, voluta «per favorire la comprensione, incoraggiare il dialogo e costruire legami inestimabili tra diverse comunità». Un momento dove la condivisione di esponenti giamaicani che vivono a Milano come Tamu McPherson e Jordan Anderson si sono unite a un’esperienza di gusto esclusiva organizzata dalla coppia di chef giamaicani Stush in the Bush.

@felipecordeiro

Christopher e Lisa Binns sono due chef e due agricoltori, una solida coppia che si è dedicata a una cucina totalmente vegetale attraverso l’uso di materie prime caraibiche, coltivate da loro seguendo uno stile di agricoltura ispirato all’Italia. Il loro progetto, Stush in the Bush, si può definire un centro di connessione tra la terra e il cibo che si mangia nella loro fattoria che guarda il mare. Quello che noi definiremmo chilometro zero, qui è qualcosa di più spirituale, che va oltre al concetto di cibo e mette in relazione l’essere umano con la natura. Ma Stush in the Bush è anche uno spazio di condivisione dove Christopher e Lisa organizzano splendide cene intorno alla natura coltivata. Troppo riduttivo definirlo un ristorante, questo duo ha creato una filosofia del consumo “sexy” del cibo, rigorosamente plant-based.

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E plant-based è stato il menu della serata. Italy meets Jamaica, un tributo all’unione delle due culture gastronomiche attraverso una serie di portate create per esaltare il patrimonio caraibico. Cassava, piselli Gungo, mela Ackee sono solo alcuni degli ingredienti che hanno dato corpo ai piatti progettati dagli chef, che per tutta la sera hanno coccolato gli ospiti con i loro sorrisi e premure.

Se da una parte il cibo, il sound e l’estetica giamaicane in sottofondo arricchivano l’evento, il vero valore è stato quello filantropico generato dalla vendita dei biglietti e dalla Silent Auction che, attraverso il loro ricavato, contribuiranno al miglioramento delle opportunità educative e di uguaglianza di genere in Giamaica. In particolare, il raccolto è destinato a Breds, la onlus che supporta le scuole nelle aree vulnerabili dell’isola caraibica fornendo risorse essenziali per consentire l’accesso allo studio. A beneficiare anche J-FLAG, un’organizzazione impegnata a promuovere i diritti, il benessere e la qualità della vita delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) in Giamaica.

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La notte giamaicana ideata da Jacqueline Greaves e Caterina Monda, in collaborazione con Simple Flair e Metis PR, ha visto il coinvolgimento di numerosi talenti che hanno contribuito a rendere preziosa la cena: dalla direzione creativa di Cara\Davide e Odd Garden ai favolosi menu fatti a mano di Boyo, passando per gli sponsor che hanno sposato la causa.

Ancora una volta Milano è stata teatro di un progetto dall’anima internazionale, dai sapori unici e dal cuore grande.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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