Dalla bancarotta al V&ALa terra cruda secondo Phoebe Cummings

L’argilla ha letteralmente salvato la vita all’artista britannica, che trasforma il tempo e lo spazio in opere effimere ma intrinsecamente potenti: «Adoro che questo materiale abbia la potenzialità infinita di essere rifatto nel suo stato grezzo», racconta a Linkiesta Etc

Phoebe Cummings - Cella (Ph. Brandon Ng)

Phoebe Cummings ha conquistato il mondo dell’arte con la sua maestria nell’utilizzo dell’argilla e della terra cruda. Laureata in Materiali misti all’Università di Brighton e in Ceramics & Glass al Royal College of Art di Londra, la 43enne britannica ha sviluppato una profonda connessione con l’argilla fin dall’infanzia, frequentando una classe di ceramica da bambina.

La sua avventura artistica è stata caratterizzata da un percorso non convenzionale. Dopo la laurea, per l’impossibilità di restituire un prestito, ha affrontato gravissimi problemi economici: l’argilla cruda è stata la sua salvezza. Questa scelta ha dato vita a un nuovo modo di concepire il suo lavoro, offrendo una libertà unica nella creazione artistica. Il suo processo creativo è fortemente influenzato dall’ambiente circostante e dalle caratteristiche fisiche del luogo in cui opera, anche se poi tutto parte e si innesta con un’ispirazione floreale e naturalistica. La temporalità è così un elemento centrale nella sua opera, in cui il tempo è compresso nella formazione della materia prima e l’oggetto stesso appare in costante mutamento.

Con una carriera straordinaria, che include residenze presso il Victoria & Albert Museum di Londra e progetti artistici in Norvegia, Phoebe Cummings continua a esplorare il potenziale infinito dell’argilla, trasformando il tempo e lo spazio in opere d’arte effimere ma intrinsecamente potenti. 

Come e quando hai scoperto l’argilla e la terra cruda?
Frequentavo una classe di ceramica da bambina e ho sempre amato fare e creare cose. La mia laurea era in un programma di materiali misti presso l’Università di Brighton. Era un corso incentrato sull’artigianato e lavoravamo con legno, metallo, ceramica e plastica. L’argilla era qualcosa a cui tornavo sempre, credo sia la sua immediatezza e la sua capacità di trasformarsi in tante cose diverse. È un materiale molto aperto. Alla fine del mio corso di laurea, sapevo di voler lavorare di più con l’argilla e ho proseguito con un master presso la Royal College of Art di Londra. Mi sono laureata nel 2005, ma poco dopo purtroppo sono andata in bancarotta, non riuscendo a restituire il prestito bancario che avevo acceso per finanziare i miei studi. Lavorare solo con argilla cruda fu così anche una soluzione al problema di non potermi permettere uno studio o attrezzature. Non solo, l’argilla allo stato grezzo significava poterla riciclare e avere sempre nuovo materiale quasi a costo zero. Questo approccio mi ha offerto una nuova libertà nel lavorare con l’argilla, e il suo essere effimero è diventata rapidamente centrale per il mio lavoro.

Phoebe Cummings – After the Death of the Bear (Ph. Sylvain Deleu)

Come prende vita il suo lavoro? Alla base c’è un disegno?
Il lavoro inizia spesso con il luogo stesso; le storie o le caratteristiche fisiche del sito sono di solito il catalizzatore per pensare a cosa verrà realizzato lì. Detto ciò, il luogo si sposa sempre con una mia generale ispirazione che traggo dalla natura e dalle piante in particolare. La loro molteplicità, variabilità, complessità e bellezza sono stupefacenti. Non disegno molto, ma, ti sembrerà strano, scrivo molto: singole parole o vere e proprie “liste”. Per me è un modo di elaborare le idee. Di solito faccio uno schizzo, ma è lo strumento che utilizzo per comunicare una proposta di progetto: si tratta di un semplice disegno a linea, accompagnati da test o studi sui materiali.

Cosa vendi e cosa rimane del tuo lavoro? 
In genere vengo contattata con un budget per sviluppare una commissione temporanea. Quello coprirà materiali, viaggi e tempo. La maggior parte dei progetti si è svolta in istituzioni pubbliche o musei, piuttosto che in spazi commerciali e/o privati. Anche se è vero che con il tempo, ho creato pezzi nelle case di alcuni collezionisti. Rimarranno indefinitamente ma non possono essere spostati, quindi c’è l’accettazione che il lavoro può essere vissuto ma non trasportato. Cerco di riciclare l’argilla tra i progetti, anche se non è sempre possibile, specialmente se lavoro a livello internazionale. Adoro che l’argilla contenga questa potenzialità infinita di essere rifatta nel suo stato grezzo.

Qual è il tuo rapporto con il trascorrere del tempo?
Il tempo è una preoccupazione centrale nel lavoro. Il lavoro si collega molto ai cicli dell’esistenza; piuttosto che il lutto, si tratta di sperimentare, vivere, “essere il momento” e non cercare di fissarlo.

Phoebe Cummings – Nocturne

Qual è il tuo rapporto con i colori?
Di solito lavoro solo con il colore del materiale grezzo, quindi grigio o toni della terra. Non sto cercando di nascondere di cosa è fatto il lavoro, sono più interessata a quanto vivida possa essere la scultura nella sua texture, forma e atmosfera.

Il tuo lavoro è nell’animo contemporaneo, ma classico nella forma. Chi sono i tuoi mentori? I maestri della natura morta del passato? Klimt?
Guardo molto le ceramiche storiche e le arti decorative, sono affascinata dal design barocco e rococò. Anche le esplorazioni molto precedenti dell’argilla come materiale scultoreo, come i bisonti di argilla paleolitici delle grotte di Tuc d’Audoubert in Francia. Più di Klimt amo il lavoro di Georgia O’Keefe, Ana Mendieta e Agnes Martin. E poi la letteratura, che per me è un “must”. In fondo anche io scrivo con l’argilla e il mio lavoro ha o spero che abbia una dimensione imprescindibile di narrativa e di poesia.

Phoebe Cummings – Arrangement for the Anthropocene

Quali opere d’arte hai in casa tua?
Bellissima domanda: ovviamente non posso che collezionare libri e li mostro come opere d’arte. Ho anche opere di altri artisti che conosco, tra cui Ahmet Dogu Ipek, Mimei Thompson, Sam Bakewell. Ho anche realizzato un pezzo di argilla a casa, è interessante osservare l’argilla nel corso degli anni anziché per i brevi mesi di una mostra. Mi ci rivedo e si ricollega all’idea di tempo di cui abbiamo parlato.

Potresti parlarci di due progetti che hanno fatto la differenza nella tua ricerca artistica?
Ho fatto una residenza di sei mesi al Victoria & Albert Museum di Londra nel 2010. Lo studio si trovava proprio nel mezzo delle gallerie di ceramica, quindi ero davvero immersa nella collezione. Diverse idee che sono nate in quel periodo hanno dato vita a progetti successivi, a volte ci vogliono anni per distillare i pensieri in un’opera. All’inizio di quest’anno ho invece realizzato opere come parte di un festival di musica classica a Risør, in Norvegia. È stato interessante presentare la scultura in relazione ad altre forme di performance. Le opere che ho realizzato erano tutte all’aperto e interagivano con il tempo (meteorologico, ndr), disgregandosi nel corso di ore o giorni. La scultura effimera e la musica sono simili nel senso che possono essere vissute ma non possedute. E in fondo per me questa è la poesia vera dell’arte.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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