La destra può perdereLa scommessa vinta da Schlein, il campetto largo e la brutta notizia per gli anti populisti

Con l’elezione di Alessandra Todde in Sardegna, contro il fedelissimo di Meloni, la segretaria del Pd si conferma come la vera antagonista della Premier: la scelta di fare ancora squadra con i grillini per una volta ha pagato

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Una rondine sarda forse non farà primavera, ma con la vittoria di Alessandra Todde sul filo di lana – contro il meloniano Paolo Truzzu – Elly Schlein ha vinto e Giorgia Meloni ha perso. Ha perso per la debolezza del candidato da lei imposto, ha perso per il chiaro sgambetto di Matteo Salvini. Da oggi psicologicamente la premier è battibile: la Sardegna dice soprattutto che c’è un clima pesante nel centrodestra, dove Giorgia forse ha perso il tocco vincente e non si fida più del capo della Lega. Il quadro un pochino cambia. Magari tra qualche settimana in Abruzzo il risultato sarà opposto però se un pezzetto del congresso permanente del Partito democratico si giocava in Sardegna ci sono pochi dubbi sul fatto che Elly Schlein l’abbia scampata bella.

Todde, soprattutto Todde vince: come voti di lista infatti il centrodestra è più forte del “campetto largo”. È stata abile a scrostare dalla sua figura la patina della grillina, e obiettivamente anche grazie a Giuseppe Conte che ha imposto l’esponente del Movimento 5 stelle da Roma e senza l’intralcio di fastidiose primarie.

Schlein ha accettato il diktat di Conte rischiando l’accusa di infedeltà a questa regola aurea della storia del Partito democratico ma ha avuto fortuna: di poco, ma ha vinto. E per l’avvocato è una bella boccata d’ossigeno questa prima presidenza di una Regione per il suo partito ma deve anche registrare il fatto che il Partito democratico come voti di lista lo ha doppiato: difficile negare che la leader dello schieramento anti-Meloni sia Elly Schlein, e da questo punto di vista Conte farebbe bene a mettersi il cuore in pace anche se certamente farà il contrario facendo pesare la sua “utilità marginale”.

Nel Partito democratico riprendono molto fiato i sostenitori dell’alleanza con il Movimento 5 stelle (molto veloce Dario Franceschini a dichiarare in questo senso), quella che a suo tempo venne chiamata «alleanza strategica» nel quadro di un “campo larghetto” – cioè esteso alla truppa rossoverde – che una volta tanto vince, scontando anche la concorrenza della strana candidatura di Renato Soru che un po’ di voti a Todde li ha sicuramente sottratti nel segno di una terzietà che in un sistema bipolare e maggioritario come quello delle regionali ha sempre meno senso: nemmeno entra in consiglio regionale, voti buttati.

E questa è la questione politica che le forze ex terzopoliste si dovrebbero porre. È vero che alle elezioni europee vige il sistema proporzionale ma la sensazione è che la competizione destra-sinistra sia più radicata di quanti si pensi e quindi lasci poco spazio ai terzismi persino in una competizione che non ha come posta in gioco il governo. Si vedrà.

È però indiscutibile che per la prima volta l’asse Schlein-Conte – volati insieme a Cagliari come una coppietta di innamorati – ha funzionato. Un bel problema per i riformisti del Partito democratico, che da ieri sera hanno un argomento polemico in meno. Dice Lorenzo Guerini: «Il confronto torna a essere in una dinamica bipolarista tra la destra e il centrosinistra. E per essere competitivo devi essere capace di fare alleanze, con solidarietà e generosità reciproca tra gli alleati che, ognuno con la propria identità, si mettono al servizio di un impegno comune. Il risultato, dentro il centrosinistra, premia il Partito demcoratico e questo è un fatto importante. Ma soprattutto dice a noi, ma anche ai Cinquestelle, che se si lavora lealmente insieme i risultati arrivano». C’è un cambio di tono evidente verso l’avvocato. Magari la rondine sarda non fa primavera. Ma per oggi a Elly Schlein va benissimo così.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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