Provaci ancora, MicheleSantoro cerca voti facendo il solito pacifista qualunquista (ma son rimasti solo posti in piedi)

La lista “Pace, terra, dignità” spera di pescare nel grande mare dell’astensionismo. Ma a fare questi discorsi sono già in tanti: Fratoianni, De Magistris, Conte e un pezzo di Pd. Auguri!

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Al milionesimo tentativo di scendere in politica, ecco di nuovo Michele Santoro suonare il piffero della rivoluzione contro tutto e contro tutti, una rivoluzione in nome della pace, o meglio, della «pasce» come dicono strascicando la “c” i pacifisti de Roma sempre in cerca d’autore. Ci fu una prima volta per Michelone, erano sempre elezioni europee, nel 2004, con la lista dal nome così così, «Uniti nell’Ulivo», si candidò al Sud e prese un sacco di voti ma, deluso come sempre, si dimise un anno dopo. Ci vuole riprovare vent’anni dopo, come i moschettieri di Dumas, ma sarà tostissima raccogliere le firme necessarie per questa lista che sembra un film di Ken Loach (riferimento che gli piacerà), «Pace, terra, dignità» su disegno con colomba e ramoscello d’ulivo, un po’ di Bergoglio ci vuole.

Santoro punta naturalmente a pescare tra i delusi da tutto, gli astenuti più o meno di sinistra, gli insoddisfatti dell’andazzo di questa politica, insomma a tirar su qualche pesce dall’oceano del non-voto nel nome della pace ovunque e comunque, basta con Benjamin Netanyahu ma pure con Volodymyr Zelensky e soprattutto vade retro America – non lo dice apertamente ma si evince che per lui Joe Biden e Donald Trump siano la stessa cosa. 

Raniero La Valle, anziano pacifista cattolico, finora unico nome schierato con “Ptd” – paceterradignità – ha detto che «Gaza è il risultato mondiale, massimo, della spietatezza, dell’eliminazione del nemico fin dalla culla», che è un bel biglietto da visita proprio pacifista, sembra scritto nei tunnel sotto Gaza. Si dice che forse saranno della partita, se mai dovesse avere inizio, Mimmo Lucano, Ignazio Marino (ma chi glielo fa fare?), e c’è persino l’ipotesi di candidare Ilaria Salis. 

Il problema che Santoro conosce sin troppo bene è che a fare questi discorsi sono già in tanti. C’è innanzi tutto la Sinistra italiana di Nicola Fratoianni (affratellata coi Verdi di Angelo Bonelli) che sembra già seccato del protagonismo santoriano, c’è Unione popolare di Luigi De Magistris che nessuno ha capito bene che è e cosa vuole, c’è Potere al popolo, costola di De Magistris ma più leninista, c’è Rifondazione comunista-reloaded, c’è in un certo senso anche il Pd del nuovo corso spostato a sinistra di Elly Schlein e soprattutto c’è lui, Giuseppe Conte, il “pacifista” che vota sempre contro l’invio di armi essendo stato il presidente del Consiglio che più ha speso per gli armamenti, l’uomo politico più politicista dell’Occidente che si traveste da paladino dei forgotten della politica. 

Tutti questi dicono più o meno le stesse cose. Ma quando gli si propone di mettersi tutti insieme, ah no: e chi fa il leader, chi va a Bruxelles, qual è il simbolo, chi va in tv? Si sbriciola così sul tagliere del narcisismo politico e personale ogni ipotesi di creare questa benedetta super-sinistra arcobaleno e popolare, esattamente come mezzo secolo fa era un dramma mettere insieme tutti gli extraparlamentari di sinistra, una maledizione imputabile allo sport preferito da tutti questi che è l’egoismo personale e lo spaccare il capello in quattro, e in fondo è un peccato perché meglio una sinistra radicalissima del trasformismo dell’avvocato Conte: almeno si sa con chi si ha a che fare. Per cui, provaci ancora Michele!

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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