Nuovo climaNei paesi scandinavi è scomparsa la Generazione Greta?

Alcune simulazioni di voto nelle scuole e dichiarazioni di giovani politici mostrano un apparente calo di interesse tra i maschi del Nord Europa per le questioni ambientali e un crescente appoggio verso le posizioni politiche di destra

LaPresse

Uno spettro che si aggira per l’Europa (del Nord). Forse non è il caso di scomodare Karl Marx dal suo eterno riposo londinese, ma un paio di domande sul perché le simpatie per la destra stiano prendendo piede fra alcuni giovani, in particolar modo maschi, è giusto farsele. Poche settimane fa, le elezioni presidenziali finlandesi hanno visto il successo del conservatore moderato Stubb sul verde Haavisto, ma la simulazione di voto fatta tra i minorenni che frequentano le scuole del paese avrebbe mandato al ballottaggio l’arciconservatore Jussi Halla-Aho al posto di quest’ultimo, con percentuali molto simili a quelle ottenute nel voto fra gli adulti.

L’episodio ricorda quello simile dello scorso autunno, quando, in Norvegia, i partiti di centro-destra avevano ottenuto un consistente vantaggio fra i giovani delle scuole, tanto da portare il leader dei Giovani Conservatori, Ola Svenneby a dire che «La Generazione Greta è morta». Anche in Svezia, nel 2022, fra gli studenti hanno avuto la meglio Moderati e Democratici Svedesi, mentre in Danimarca pochi giorni fa, un analogo voto ha premiato i Giovani Liberali, il cui partito “adulto” è guidato dal trentaduenne Alex Vanopslagh, popolarissimo sui social.

Ma la Generazione Greta è davvero morta? «Penso sia incredibilmente disillusa e spaventata, ma non è morta» risponde Benedetta Scuderi, portavoce dei Giovani Verdi Europei. «Sta crescendo, forse ne arriverà un’altra, perö è vero che è morto l’entusiasmo che i movimenti per il clima avevano portato. La proposta europea e delle conferenze sul tema non è stata sufficiente e si è creata una disillusione che li ha allontanati». L’identità dei giovani che simpatizzano per la destra è spiegata in parte da una ricerca citata dal Financial Times, per la quale maschi e femmine stanno divergendo sensibilmente in termini di orientamento politico e priorità sociali.

In parte ce la raccontano gli stessi interessati, come ad esempio Lauri Laitinen, il coordinatore dei Giovani Finlandesi, l’ala giovanile del partito di Halla-Aho: «Da due o tre anni siamo il partito più popolare fra i giovani, credo che i nostri simpatizzanti siano preoccupati più o meno delle stesse cose degli adulti, ad esempio l’immigrazione o il rapporto con l’Unione Europea». A proposito di immigrazione, Laitinen è per metà filippino: «Ci sono molte persone di culture e paesi diversi. Personalmente sono preoccupato per lo sfruttamento dei migranti e per l’utilizzo di manodopera a basso costo, ma altri con origini straniere percepiscono la mancanza di sicurezza nei quartieri multietnici e sono preoccupati che non venga abusato il diritto d’asilo».

Proprio Ola Svenneby spiega l’origine del sostegno verso la destra: «Da un lato c’è stato un dissenso verso i governi di sinistra che hanno guidato il Nord Europa e in parte continuano a farlo, come in Norvegia, dall’altro credo che i giovani stiano effettivamente diventando più conservatori».

Simen Velle è il leader della sezione giovanile del Partito del Progresso, un movimento norvegese di destra presente da anni nella scena politica, ritenuto da alcuni osservatori di ispirazione populista: «Siamo cresciuti in una società dove la guerra era storia e tutti potevano avere un lavoro. Poi sono arrivate la pandemia e la guerra, il costo della vita è aumentato e i risparmi delle persone si sono svuotati». Ma quindi davvero i giovani si preoccupano dei conti in banca? «Se vivono a casa coi genitori, li ascoltano parlare della situazione economica, se vivono per conto proprio lo sentono direttamente sulla propria pelle» sostiene Velle.

E in Italia? Ancora Benedetta Scuderi: «La politica si è dimenticata dei giovani», dice la portavoce verde. «Qui però stiamo iniziando a capire cosa vuol dire avere l’estrema destra al governo, con le proteste represse e i decreti ad hoc, ad esempio quello che ha colpito Ultima Generazione che sicuramente ha un messaggio molto radicale, ma non violento, e invece non coinvolge altre proteste come quella dei trattori di questi giorni».

Uno dei nomi emersi dalle chiacchierate è quello di Jordan Peterson, il controverso psicologo canadese: «Sui social media, ad esempio TikTok, ho visto tanti giovani, specialmente maschi, condividere i suoi contenuti. Valori come la responsabilità personale e la libertà di espressione stanno diventando più popolari». Anche Velle è d’accordo: «Vivevamo in una società in cui si diceva “Fai il tuo dovere e sarai premiato”, la sinistra ha però smesso di parlare di doveri e si riferisce solo ai diritti. Non posso dire di essere d’accordo su tutto quello che dice Jordan Peterson, ma credo che i giovani abbiano voglia di rendersi responsabili e indipendenti, dalla politica hanno bisogno di qualcuno che gli metta a disposizione gli strumenti per farlo».

Il fenomeno TikTok preoccupa Benedetta Scuderi:«Fra i giovanissimi c’è una propensione e un sentimento crescente verso la destra estrema anche grazie a TikTok, il cui algoritmo aiuta questa propaganda. Lo citano diversi studi ed è una cosa che va attenzionata perché è poco controllabile e poco controllato, manda messaggi molto opinabili».

La narrazione attorno ai diritti civili è probabilmente il nodo più divisivo, specialmente fra maschi e femmine: «Quando fai fatica a pagare le bollette, diventa meno importante sapere quanti generi ci sono» , spiega Velle facendo riferimento all’identità di genere. Gli fa eco Svenneby: «Non si può parlare di tutto questo senza menzionare il movimento woke, credo abbia generato una reazione opposta non solo fra i maschi, ma fra tutti i giovani». Anche Laitinen è d’accordo su questo assunto: «Non credo che i giovani abbiamo un problema con le donne o le persone Lgbt, ma con la divisione e la censura che derivano dal femminismo della terza e quarta ondata. E non preoccupa solo i maschi conservatori, ma anche le femmine».

Per Benedetta Scuderi, invece, l’approccio della destra è una strumentalizzazione: «Io ho l’impressione che sia la destra a lamenarsi delle questioni di genere senza agire su questioni più concrete». Però il divide di genere esiste: «La destra estrema sta dicendo una cosa come “Le femministe odiano gli uomini, stanno cercando di dividerci”, vedono queste lotte come escludenti quando in realtà non vanno a toccare i diritti degli uomini, si attacca semplicemente il patriarcato, lo status quo di metà della popolazione, solo che con questo messaggio della destra anche gli uomini che avevano più simpatia per il femminismo si sono allontanati».

Non è chiaro, tuttavia, se il fenomeno sia destinato a durare. Ad esempio, la sinistra potrebbe cambiare focus. «Qui abbiamo una sinistra che ha ancora un approccio alla lotta di classe» continua Svenneby, «per loro potrebbe essere più facile mettere da parte l’ideologia woke. Ad esempio è già capitato un episodio simile fra i socialdemocratici in Danimarca» riferendosi alla popolarità della premier Mette Frederiksen. «Noi dobbiamo tenere a mente che questi ragazzi rischiano di finire attratti dall’estrema destra, come ad esempio capita in paesi dove i partiti moderati non hanno appeal sui giovani. Abbiamo la responsabilità di tenerli lontani da ideologie estreme e teorie cospirazionistiche» conclude Svenneby.

La domanda se la è posta anche la parlamentare svedese Amalia Rud Pedersen, in un’intervista con la tv di stato SVT: «La socialdemocrazia si è correttamente concentrata sul femminismo e sulla parità di genere e dovrà continuare a farlo, ma questo ha fatto sì che si sia perso il contatto con i giovani ragazzi che, come gruppo, sono stati colpiti dai cambiamenti della società durante gli ultimi vent’anni».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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