Anima verdeLa ricetta per uno stadio ecosostenibile non passa solo dai pannelli solari

Sensibilizzazione dei tifosi, economia circolare e raccolta differenziata, materiali a zero impatto, efficienza energetica: sono tanti gli elementi che rendono un impianto sportivo realmente amico dell’ambiente

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Se il tema dell’ecosostenibilità è sempre più centrale nel dibattito contemporaneo, in architettura ci si interroga da tempo, trovando soluzioni tecniche sempre nuove, su cosa fare per definire standard per la progettazione futura degli edifici in cui viviamo, almeno a medio termine. E per quanto riguarda gli impianti sportivi, più in particolare, sono stati fatti certamente dei passi avanti notevoli negli ultimi dieci anni, con la comparsa di soluzioni sempre più specifiche rivolte al risparmio energetico della macchina-stadio e all’efficienza dei consumi di tutti gli impianti che lo compongono.

Il recente annuncio dell’installazione di oltre duemilaquattrocento pannelli fotovoltaici sulla copertura dello stadio dell’Udinese è sia una buona notizia, sia il suono di un campanello che ci ricorda l’importanza di adeguare questi grandi edifici dello sport. 

Il club friulano, grazie alla partnership con l’azienda Bluenergy – che ha realizzato questo intervento e ha anche acquisito i naming rights dell’impianto – aveva già implementato il funzionamento dello stadio esclusivamente su energia proveniente da fonti rinnovabili, e ora prosegue su questo percorso che alle viste ha anche la realizzazione di un parco batterie di accumulo della capacità di trecentotrenta kilowatt: un sistema interno all’impianto e che garantisce cicli di carica e scarica perfettamente adeguati al consumo energetico dello stadio (andando nella direzione di uno Stadio Friuli che diventi edificio cardine di un polo energetico locale, collegato alla rete cittadina e virtuoso dal punto di vista dei consumi).

I sistemi di accumulo tramite batterie sono una soluzione sempre più esplorata in tempi recenti. L’esempio simbolico è la Johan Cruyff ArenA di Amsterdam, che ne aveva inaugurato uno nell’estate 2018, in collaborazione con la casa automobilistica Nissan. Il concetto qui è sfruttare le vecchie batterie delle auto a cui viene data una seconda vita tramite una riconversione per l’utilizzo su questi sistemi: l’ArenA di Amsterdam ne sfrutta centoquarantanove che tutte insieme compongono un impianto di immagazzinamento di energia elettrica con capacità di stoccaggio di tre megawatt (e 2,8 megawatt/h), ed è così diventata completamente autonoma dal punto di vista dei consumi, immettendo anche l’energia in eccedenza nella rete cittadina.

La quantità di energia immagazzinata e prodotta in un’ora dal sistema della Johan Cruijff ArenA, potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di settemila unità abitative nello stesso lasso di tempo. E lo stadio della capitale olandese è anche dotato di quattromiladuecento pannelli fotovoltaici presenti sulla copertura, soluzione questa più comune e che spesso si adatta meglio anche agli impianti esistenti.

Altri esempi virtuosi in Italia
Non è un caso che sia stata la scelta per due club italiani che hanno provato a fare qualche passo nella direzione verde. Dal 2009 il Bentegodi di Verona è dotato di tredicimila trecento pannelli solari che coprono quasi l’intera copertura dell’ovale dello stadio (è la struttura di questo tipo più grande attualmente in funzione su un impianto sportivo italiano), mentre nel 2021 è stato il Frosinone ha implementarli su alcune porzioni del tetto delle gradinate del suo Stadio Stirpe.

Ma in Italia gli stadi ecologici sono ancora un’eccezione, ovvia conseguenza dello stato di fatto degli impianti stessi, edifici vecchi strutturalmente e per materiali, difficili da adeguare alle nuove tecnologie sostenibili. Anche sull’Olimpico di Roma si ragiona da tempo su soluzioni sostenibili e di facile applicabilità, e nel corso del 2023 si era parlato dell’installazione di pannelli fotovoltaici sulla copertura (adeguatamente modificata) per riuscire quantomeno a rendere l’edificio auto-sostenibile.

A Roma le cose vanno meglio se si parla di centro sportivo, da quando nel 2022 la struttura di Trigoria – dove si allenano le squadre del club giallorosso – ha stretto una partnership con Roma Natura, avviando un efficientamento energetico delle strutture – per ottenere un risparmio di circa novantasei megawatt all’anno e minori emissioni pari a trentaquattromila grammi di CO2 – e un programma di sensibilizzazione rivolto ai ragazzi delle squadre giovanili.

Soluzioni interessanti e mirate, quelle sui centri d’allenamento, e più pratiche da mettere in essere per i club. Come il sistema di irrigamento dei campi da gioco mediante l’uso di acque di recupero al Centro Sportivo del Monza, o come le varie tecnologie implementate nel nuovo Viola Park della Fiorentina, dall’utilizzo di materiali costruttivi naturali al fotovoltaico e all’uso di veicoli elettrici per i dipendenti. 

Eccellenze continentali
Molto passa dagli stadi nuovi, questo è indubbio. La stessa Fifa ha di recente introdotto un’intera sezione dedicata alla sostenibilità, all’interno delle sue linee guide per la progettazione e la gestione degli impianti sportivi.

L’Europa-Park di Friburgo (HPP Architekten, 2021) è dotato di un impianto da seimila pannelli fotovoltaici che coprono quindicimila metri quadrati di copertura, a cui si aggiunge l’impianto di illuminazione a Led e i tremilasettecento parcheggi per biciclette che stimolano la mobilità sostenibile del pubblico. La Rhein-Neckar Arena di Hoffenheim, invece, è sponsorizzata dall’azienda Pre-Zero, società di smaltimento green dei rifiuti. E infatti l’intero stadio funziona sulla logica del “no waste”: energia rinnovabile tramite tecnologie dedicate, uso di bicchieri riciclabili per i tifosi (con risparmio annuale di cinquecentomila bicchieri di plastica), recupero delle zolle d’erba in smaltimento e riciclo per produzione di oggetti di varia natura.

Oppure l’Allianz Riviera di Nizza (arch. Jean Michel Wilmotte, 2013) che è essa stessa un edificio ecosostenibile. La struttura è in materiali “verdi”, con un’anima in legno lamellare avvolta da una membrana ETFE (Etilene TetrafluoroEtilene) semitrasparente che garantisce una modulazione della luce solare dall’esterno e un coerente uso (moderato) dell’illuminazione artificiale interna. Tecnologie di riuso dell’acqua piovana e di pannelli solari completano quello che è un impianto inserito addirittura nel Piano Energetico della città di Nizza. «Attuare soluzioni sostenibili vuol dire anche ottimizzare il business stesso dei club e il funzionamento delle loro strutture», aveva dichiarato qualche anno fa Peter Bradshaw, responsabile della Sostenibilità per il Manchester City.

L’alibi degli stadi “nuovi”
Gli stadi “nuovi” non sono però l’unica chiave per intraprendere un percorso green, e in particolare in Italia non devono diventare un alibi. Molto passa anche dalla sensibilizzazione dei tifosi e degli stessi calciatori e addetti ai lavori dei club, ed è l’approccio che viene portato avanti in parallelo da leghe intere come la Premier League o la Bundesliga.

La Premiership inglese, come la stessa Football association, porta avanti da tempo programmi educativi che coinvolgono direttamente le scuole e le academy, con l’obiettivo di spiegare l’importanza del riuso o la rilevanze dell’inquinamento derivante dallo spreco di plastica. E i club inglesi si adoperano di conseguenza, implementando politiche green all’interno dei propri stadi. Come il Chelsea che opera il cento per cento di raccolta differenziata sia a Stamford Bridge che al proprio centro d’allenamento (a Cobham), o il Liverpool che ha eliminato la plastica da qualunque confezione di cibo e bevande servite allo stadio di Anfield, sostituendola con contenitori e bicchieri fatti di un materiale riciclabile prodotto dalle foglie di palma e dal mais.

Se uno stadio può essere realizzato per essere un edificio green, è anche vero che sarà quasi inutile in mancanza di tifosi e utilizzatori sensibili al tema della sostenibilità. E così viceversa. In mezzo a questi due “soggetti” ancora una volta ci sono i club, vera leva che può stimolare il cambiamento nei comportamenti delle persone e nell’applicazione di tecnologie adeguate nei propri stadi.

In particolare, in Italia i club sono chiamati a non nascondersi dietro gli alibi dell’assenza di stadi nuovi o dei comportamenti negativi del pubblico. Devono invece prendere decisioni, dimostrare di voler fare qualcosa di diverso, finalmente, e di volerlo realizzare, diventando simboli di nuove politiche che vengano promosse con entusiasmo (tecnologie, mobilità, servizi) e che allora sì creeranno gradatamente un’abitudine consolidata nei tifosi e apriranno finalmente un vero percorso sostenibile per i nostri impianti sportivi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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