Costi quel che costineLa generosa morte di una mamma cinghiale mi ha fatto diventare vegetariano

La scena di un animale che guarda con la testa riversa e impolverata i propri cuccioli salvarsi dalle grinfie di un cacciatore prima di esalare l’ultimo respiro, mi ha fatto prendere una decisione irrevocabile: non mangerò più carne

LaPresse

Addio, costine sorgenti dalla pummarola, e disfatte nei fagioli; cassœule ineguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua dieta, non meno che lo sia l’invasore carboidrato; brodi di capriolo, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; lardi sparsi e biancheggianti sul pendìo degli arrosti; addio. Sto a di’ che so’ diventato veggetariano. Lo so, lo so: ’sticazzi, si dirà. Ma, siccome le dedico a chi non c’è più, un po’ di rispetto per queste righe. 

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Il cacciatore è di spalle, il fucile puntato verso un avvallamento con in mezzo un solo albero, credo un nocciolo; da sinistra serpeggia un tratturo, che poi si raddrizza tagliando la scena e morendo sul margine di un boschetto un po’ più su, a destra, arrampicato su una collinetta. Il cacciatore urla: «Eccoli», con bestemmia supplementare. Da sinistra, a raggiera, corrono pazzi cinque cinghiali, due adulti, tre piccoli. Apprendo da un altro grido del cacciatore che il primo abbattuto, che rotola un paio di volte davanti al nocciolo e poi non si muove più, è il maschio. 

La madre, non so se per tenere appresso i piccoli, rallenta. Passa davanti al compagno abbattuto, passa davanti al nocciolo; poi riprende la corsa verso il tratturo, lo raggiunge: lì è colpita dal cacciatore. Le cede una zampa anteriore. Prova, ma non riesce a proseguire. È distesa. Respira forte, il ventre è agitato. La testa riversa, impolverata, è parallela a quella via di sassi verso il boschetto. E lei guarda in quella direzione, guarda verso la collina, guarda le piante tra le quali il cacciatore non avrebbe potuto vederla, guarda l’intrico di arbusti in cui stanno infilandosi i suoi tre piccoli; e quando anche l’ultimo di quelli finalmente scompare lì dentro e dalla vista di lei e del cacciatore che nel frattempo l’ha raggiunta, allora lei si calma, il ventre le si acquieta, e lascia che il respiro di madre piano piano la lasci.

E io gli animali non li mangio più.