Due anni dopoL’Ucraina è più vicina all’Europa, ma Zelensky avverte che l’Europa non è pronta alla minaccia russa

Intervistato in esclusiva dal Tg1, il presidente ha raccontato l’umore del suo popolo e ha spiegato che la controffensiva ha ottenuto alcuni successi non indifferenti. Il più grande dei quali è che il suo Paese esiste ancora

(La Presse)

Ci stiamo avvicinando al secondo anniversario dell’invasione totale della Russia in Ucraina. Tanti giornali italiani non ne scrivono più, o lo fanno solo quando succede qualcosa di grosso. I bombardamenti russi delle città contro i civili ucraini non fa più orrore, fa più notizia il conflitto, esistente o non esistente, tra il presidente Volodymyr Zelensky e il comandante delle forze armate Valeriy Zaluzhnyy, fa più scaldalo una foto di Zaluzhnyy ripescata dal profilo social di un soldato che sembra dia legato con la destra ucraina. Viviamo nel 2024, le visualizzazioni, i click, gli scandali contano più delle vite umane.

Il Tg1 ha deciso di ricordare il secondo anniversario dell’invasione russa intervistando in esclusiva il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. Proveniente dal mondo dello spettacolo, Zelensky sa molto bene che cosa significa passare dalle prime pagine alle ultime e, nonostante il calo di attenzione, continua a fare il suo lavoro ogni giorno. Alla domanda del direttore Gian Marco Chiocci se fosse stanco, Zelensky ha risposto: «No. Sono un ucraino. Amo il mio Paese».

Chiocci ha chiesto com’è l’Ucraina di oggi e Zelensky ha risposto che è più vicina all’Europa, adesso è dotata di mezzi occidentali, ha un esercito più forte, e certamente a volte è stanca e appare arrogante.

Io aggiungerei che oggi l’Ucraina c’è, tanto che Chiocci ha intervistato Zelensky a Kyjiv, nel palazzo presidenziale, non da qualche altra parte in esilio con l’Ucraina occupata dai russi. Il fatto che l’Ucraina ci sia, resista e abbia anche tutto lo spazio per discutere d’altro, come il conflitto politico tra Zelensky e Zaluzhny, è figlio della controffensiva ucraina, che in tanti invece hanno considerato un fallimento.

Della controffensiva ha chiesto anche Chiocci, al che Zelensky ha risposto «ci sono state vittorie soprattuto sul mare contro la flotta russa e per costruire il corridoio per il trasporto del grano», circostanze favorevoli pressoché impossibili fino a qualche tempo fa.

Zelensky è stato molto riconoscente nei confronti dei leader italiani, Mario Draghi e Giorgia Meloni, per aver dato un sostegno continuo all’Ucraina. Sulla pace, di cui si parla tanto in Italia, l’Ucraina è la prima a volere la pace, ha detto Zelensky ricordando però che il suo Paese è solo il primo passo di un’offensiva europea della Russia. Quando arriverà l’attacco diretto, ha detto il presidente di un Paese che resiste da due anni, l’Europa non sarà pronta militarmente. La minaccia russa è una minaccia concreta e non va sottovalutata, ha ribadito Zelensky.

Chiocci ha chiesto quale sarà il futuro dei figli di Zelensky, dell’Ucraina e del suo futuro: «Il futuro è oggi, il futuro è domani, una piccola vittoria di qua, una piccola vittoria là», la quintessenza della quotidianità di questi due anni. Viviamo alimentati da piccole vittorie che ci permettono di andare avanti. Una certezza, però, secondo Zelensky c’è e la condividono tutti gli ucraini: «L’Ucraina sarà un Paese europeo, non farà mai parte dell’Impero russo».

In questi giorni tutti noi, ucraini e non solo, ripensiamo a quel febbraio del 2022 e a quelle sensazioni terribili che abbiamo provato dopo aver sentito esplodere le prime bombe. Il direttore del Tg1 lo ha chiesto anche a Zelensky e lui ha ricordato lo shock e l’incredulità.

Anche se la guerra è andata via dalle prime pagine dei giornali europei, gli ucraini vivono ancora quel 24 febbraio 2022, ormai lungo due anni, e non si stancheranno mai di ricordarlo al pubblico europeo, non perché facci ancora male, ma perché dopo due anni c’è più che mai il pericolo che la guerra possa valicare i confini dell’Europa, e arrivare direttamente al suo cuore.