Soluzione riformistaL’equivoco sulla libertà di abortire in Francia e la saggia mediazione politica di Macron

Il Parlamento francese ha inserito nella Costituzione la libertà per le donne di fare ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza, non il diritto all’aborto. Una formulazione precisa che ha ottenuto un consenso ampio di tutte le forze politiche

LaPresse

Molti titoli di varie testate italiane riportano una notizia imprecisa. La Francia, infatti, non ha decretato in Costituzione «il diritto all’aborto», ma invece, primo paese al mondo, vi ha iscritto «la libertà garantita alle donne di fare ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza». La differenza tra «diritto a…» e «libertà di…» è grande, anche perché il diritto all’aborto può confliggere, secondo alcuni, in primis i cattolici, col fondamentale e universale diritto alla vita, e proprio su questo si è sviluppato negli ultimi mesi un interessantissimo dibattito parlamentare in Francia.

L’iniziale progetto di riforma, voluto personalmente da Emmanuel Macron, prevedeva la costituzionalizzazione del diritto all’aborto, con questa formula: «La libertà garantita alle donne di accedere al diritto dell’interruzione volontaria della gravidanza». Questo testo è stato approvato in un primo tempo dall’Assemblée Nationale (la Camera francese) con una inusuale maggioranza costituita dai partiti di governo, la sinistra e l’estrema sinistra. Passato il provvedimento alla Camera Alta, dove è fortissima la componente neogollista dei Les Républicains, si sono levate molte voci contrarie o dubbiose, a iniziare da quella di Gérard Larcher, autorevole presidente del Senato.

La maggioranza relativa macronista si è così trovata di fronte a tre problemi. Il primo, tutto politico, era di evitare di spostarsi eccessivamente su una alleanza con la sinistra su un provvedimento così rilevante, isolandosi così dai neogollisti, peraltro indispensabili per governare visto che l’esecutivo è minoritario in Parlamento. Il secondo problema era numerico: la riforma costituzionale deve essere votata con una maggioranza di tre quinti della somma di deputati e senatori, obiettivo non sicuro da raggiungere col blocco dei senatori neogollisti contrario. Il terzo problema, comunque minore in Francia di quanto non lo sarebbe in Italia, è che la proclamazione in Costituzione del diritto all’aborto avrebbe comportato una rottura frontale con la Chiesa Cattolica.

Per queste ragioni, Emmanuel Macron è il suo governo hanno scelto la strada del compromesso e hanno modificato il testo della riforma costituzionale dell’articolo trentaquattro che ha abbandonato la proclamazione del diritto all’aborto e scelto una via mediana che peraltro rimanda alla legislazione corrente: «La legge determina le condizioni nelle quali si esercita la libertà garantita alle donne di fare ricorso a una interruzione volontaria della gravidanza». Il dibattito sul diritto o meno all’aborto è stato così volutamente evitato. Con discreta soddisfazione della Chiesa Cattolica che ha emesso un duro comunicato a favore delle necessarie garanzie al diritto alla vita, ma non è salita sulle barricate.

Solo grazie a questa mediazione, il voto finale dell’Assemblea Nazionale e del Senato in seduta congiunta ha visto quindi esprimere settecentottanta voti a favore (il quorum era a cinquecentododici) e settantadue contro. Marine Le Pen e la maggioranza del suo Rassemblement National hanno votato a favore e così la maggioranza dei neogollisti Les Républicains. Compattamente a favore ha votato la maggioranza e tutta la sinistra. Emmanuel Macron ha incassato così un successo di sostanza riformatrice e d’immagine.

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