Potenziale inesploratoLe rinnovabili sono il motore dello sviluppo industriale dell’Africa

L’energia prodotta da eolico, fotovoltaico e idroelettrico rappresenta un’opportunità unica per l’intero continente, ma ora servono infrastrutture, investimenti e partenariati

AP/Lapresse

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 59 di We – World Energy, il magazine di Eni

L’attenzione alle energie rinnovabili non è solo strategica, bensì è essenziale per lo sviluppo e l’industrializzazione dell’Africa. L’utilizzo delle sue ricche risorse rinnovabili può dare energia al continente, catalizzarne le industrie verdi e promuoverne il progresso in settori critici come la sanità, l’istruzione e l’agricoltura.

Il divario tra il mondo e l’Africa
Dal 2014 la nuova capacità energetica mondiale è dominata dalle rinnovabili: secondo gli ultimi dati dell’Irena, nel 2022 l’83 percento di tutta la nuova capacità proveniva da fonti rinnovabili. Questo dato riflette l’avvenuto riconoscimento, a livello mondiale, del fatto che le energie rinnovabili sono fondamentali per la sicurezza energetica, l’indipendenza e l’efficientamento dei costi. Il nostro recente Cost Report stima che, dal 2000, l’utilizzo delle energie rinnovabili a livello mondiale generi forti risparmi sui costi energetici, pari, lo scorso anno, a ben 520 miliardi di dollari. Le proiezioni dell’Irena indicano che per mantenere la sicurezza climatica è necessario triplicare la quota di energie rinnovabili entro il 2030. Guardando all’Africa, un continente ricchissimo di risorse rinnovabili, un potenziale che tuttavia rimane in gran parte inutilizzato, nel 2022 la quota africana di nuove energie rinnovabili era inferiore a 6 Gigawatt rispetto ai circa 300 Gigawatt aggiunti a livello mondiale. Il divario diventa ancora più evidente se si considera che nel 2021 gli investimenti in rinnovabili pro capite in Nord America erano 179 volte superiori a quelli dell’Africa subsahariana. E negli ultimi vent’anni, a confluire verso questo continente in cui 600 milioni di persone ancora non hanno accesso all’elettricità, è stato meno del due percento degli investimenti mondiali in energie rinnovabili. In un mondo in cui esistono la tecnologia e le risorse necessarie, credo siamo tutti concordi sul fatto che tali disparità sono assolutamente inaccettabili.

Un metodo per avviare un cambiamento sistemico
Nel World Energy Transition Outlook, l’Irena definisce un metodo fondato su tre pilastri per realizzare l’ormai necessario cambiamento sistemico. Il primo pilastro è l’infrastruttura fisica. L’Africa necessita in particolare di espandere e modernizzare la propria rete, con una maggiore connettività transfrontaliera e un uso strategico dei sistemi mini-grid e off-grid. La realizzazione di infrastrutture di questa portata implica un nuovo modo di pensare alla pianificazione e agli investimenti, in particolare per le istituzioni finanziarie multilaterali e le banche multilaterali di sviluppo (Mdb, Multilateral Development Bank). E dobbiamo innovare per creare pipeline di progetti bancabili e superare le barriere agli investimenti.

Per esempio, alla COP27 abbiamo lanciato la piattaforma Energy Transition Accelerator Facility (Etaf), finalizzata al progresso dei progetti sulle rinnovabili nei paesi in via di sviluppo. Con sei partner finanziari e altri in arrivo, il nostro obiettivo è portare gli investimenti a cinque miliardi entro il 2030, per realizzare cinque gigawatt di progetti. Il ritmo con cui tutto ciò può essere realizzato dipende in larga misura dal secondo pilastro, che consiste in un’architettura politica e di regolamentazione evoluta che tenga conto dell’evolversi delle dinamiche e dia agli investimenti la giusta direzione. Secondo le nostre stime, mantenere il percorso dell’1°C significherebbe un aumento del Pil africano del 6,5 percento e la creazione di almeno un 4 percento di posti di lavoro in più nel continente entro il 2050. Infine, dobbiamo prestare molta attenzione alla capacità istituzionale e umana: questo sarà uno dei contributi più importanti da parte nostra a questo continente giovane e dinamico.

Ma siamo anche consapevoli che, per avere un impatto sul territorio, dobbiamo collaborare con altri soggetti che possano integrare, amplificare e implementare l’azione sul campo. Per questo motivo abbiamo posto al centro del nostro lavoro il concetto di partenariato. In occasione dell’Africa Climate Summit di Nairobi, il presidente del Kenya, William Ruto, ha lanciato l’Accelerated Partnership for Renewables in Africa (Apra), guidato da una coorte di paesi africani – Etiopia, Namibia, Ruanda, Sierra Leone e Zimbabwe – con un’agenda ambiziosa sulle energie rinnovabili, per guidare lo sviluppo sostenibile e l’industrializzazione verde. Danimarca, Germania ed Emirati Arabi Uniti sono i partner finanziari che attualmente sostengono quest’iniziativa, di cui Irena è coordinatore e facilitatore, e forse anche l’Italia potrebbe considerare la possibilità di partecipare. Sono fermamente convinto che questo partenariato possa essere determinante per dare forma alla cooperazione internazionale e per ottenere risultati a velocità e scala diverse.

Francesco La Camera è Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili
(Irena). Ha più di trent’anni di esperienza nei settori del clima, della sostenibilità
e della cooperazione internazionale.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 59 di We – World Energy, il magazine di Eni

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