RockEuLa convention del Partito democratico europeo è l’ultimo appello ai liberali

Il Partito democratico europeo ha indicato il segretario generale Sandro Gozi rappresentante del Pde nel “Team Europe”, la squadra di tre esponenti che guiderà la campagna elettorale di “Renew Europe Now” fino alle elezioni europee del 9 giugno

«Faccio un appello ai democratici italiani perché mettano da parte bisticci e distinguo in modo che al Parlamento europeo possano inviare dieci parlamentari». Il messaggio più forte della convention del Partito democratico europeo alla Stazione Leopolda di Firenze arriva da Jean-Noël Barrot ministro delegato per l’Europa nel governo francese di Gabriel Attal. Un monito ad Azione, Italia Viva, PiùEuropa e altre sigle del riformismo liberaldemocratico italiano a non disunirsi: «Mettiamo da parte il calcolo politico e proponiamoci come il partito democratico europeo. Sui diritti dobbiamo essere irremovibili. Fintanto che sarà necessario, con la forza che sarà necessaria sosterremo la resistenza ucraina».

La convention divisa in quattro grandi dibattiti (Europa sovrana, inclusiva, sicura e verde) ha visto come protagonisti importanti: dal presidente del Pde François Bayrou a Sviatlana Tsihanouskaya leader della resistenza bielorussa a Lukashenka, presentati da Ivan Scalfarotto, deputato di Italia Viva, e Laurence Farreng, del Movimento democratico francese. «Il partito democratico europeo ha inciso in questa legislatura e lo farà nella prossima, portando la capacità di innovare, di essere lievito dell’innovazione, i leader delle idee che possono cambiare la vita dei cittadini europei. Ci sono tante sfide importanti da affrontare e l’Europa spesso può apparire come stanca, ma quando vediamo sventolare le bandiere dell’Europa a Tblisi, Kyjiv, Chișinău capiamo quale patrimonio abbiamo costruito in questi anni», ha spiegato in apertura Nicola Danti, vice-presidente del gruppo Renew Europe in seno al Parlamento europeo. 

Prima dell’apertura dei lavori, l’Assemblea dei delegati del Partito democratico europeo ha indicato il segretario generale Sandro Gozi rappresentante del Pde nel “Team Europe”, la squadra di tre esponenti che guiderà la campagna elettorale europea di “Renew Europe Now” alle prossime elezioni. Il Team Europe sarà presentato il 20 marzo a Bruxelles in un evento organizzato insieme ai liberali di Alde e ai francesi di Renaissance.

Sul palco della Leopolda, Gozi ha ricordato che «a differenza del Partito popolare europeo che rincorre l’estrema destra, noi lo diciamo chiaramente, a Weber, a Tajani, a Von der Leyen e a Metsola, che hanno passato forse più tempo a Roma per incontrare Meloni che a Bruxelles e Strasburgo: noi alle alleanze politiche con l’estrema destra, che sia Id o Ecr, diciamo un forte e chiaro no. Siamo riusciti a imporre un principio sacrosanto: non puoi fare l’europeista quando vuoi i fondi europei e poi scoprirti nazionalista quando devi rispettare i valori europei, lo stato di diritto e le libertà fondamentali. Lo abbiamo fatto e abbiamo congelato i fondi europei agli alleati di Giorgia Meloni che negavano il diritto di aborto, l’autonomia della magistratura, la libertà di insegnamento, i diritti LGBTIQ+ in Polonia con Kascynski o in Ungheria con Orbàn. Per Giorgia Meloni, per Marine Le Pen, per Alternative für Deutschland, per Vox queste sono inaccettabili ingerenze dell’Unione nella sovranità statale. Per noi, sono imprescindibili azioni a tutela dei diritti inalienabili di tutti i cittadini europei».

L’eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del Partito democratico europeo ha chiarito quale sarà il tono della campagna elettorale di Renew Europe e smentito qualsiasi possibile alleanza in futuro in Europa con i conservatori e sovranisti: «Giorgia Meloni è come tutti i suoi alleati europei, che si chiamino Eric Zemmour, Marion Maréchal, Santiago Abascal, Jaroslaw Kascynski: è una reazionaria che nega diritti ed opportunità. Il populismo e il nazionalismo hanno sempre avuto paura della cultura. L’attuale governo ne ha dato plastica dimostrazione cancellando il bonus cultura che noi introducemmo, come risposta alla tragedia del Bataclan, con il governo Renzi nel 2016, e cui si è ispirato Emmanuel Macron con il pass culture. E ricordiamo sempre che con loro al governo ci saremmo tutti vaccinati con lo sputnik, che Putin sarebbe già arrivato a Kyjiv, e che in realtà, Putin ha già le sue truppe sul nostro territorio. Sono loro: la Lega, Rassemblement National, AfD. E i loro troll».

Gozi ha parlato del programma di Renew Europe per riformare le istituzioni europee: «Dobbiamo costruire la dimensione europea della democrazia. I cittadini devono eleggere un vero e proprio Presidente dell’Unione europea e devono poter eleggere parte dei deputati europei votando direttamente i partiti politici europei. Liberiamo la politica dai ventisette muri nazionali e costruiamo un nuovo spazio politico transnazionale europeo, che non sostituisce ma si aggiunge e rafforza la politica locale, regionale e nazionale». Per Gozi è essenziale una Europa che guardi al futuro e sia protagonista di una nuova alleanza globale delle democrazie «che vogliamo costruire con i democratici di tutto il mondo, per lottare contro la disinformazione e le ingerenze straniere, inventare una nuova Governance globale, promuovere un commercio libero e giusto dal punto di vista sociale ed ecologico. Anche per questo  dobbiamo diventare una potenza: perché nella politica internazionale, o ti siedi a tavola, o sei nel menu. E noi, nel menu di Pechino o Mosca proprio non ci vogliamo stare».

Tra i politici italiani sul palco della Leopolda è intervenuto anche Enrico Borghi, capogruppo di Italia viva al Senato: «Mentre a Roma si discuteva, Sagunto veniva espugnata da Annibale. Questo avveniva due secoli prima di Cristo. Oggi, dobbiamo aspettare che cada Kyjiv per svegliarci? Alle elezioni Europee è in gioco la nostra libertà, la nostra democrazia, perché la battaglia l’8 e 9 di giugno sarà tra gli europeisti riformisti da un lato, e i nazionalisti sovranisti dall’altro. In mezzo non c’è niente, e tutte le ambiguità verranno spazzate via».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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