Democracy mattersIl pericoloso consolidamento delle autocrazie nel mondo

Secondo il Democracy Index 2023, meno dell’otto per cento della popolazione mondiale vive in democrazie complete, mentre oltre il trentanove per cento si trova sotto regimi autoritari, un aumento preoccupante rispetto allo scorso anno

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In teoria questo dovrebbe essere un anno trionfale per la democrazia. Nel 2024 andrà al voto, infatti, il numero più alto di cittadini mai registratosi nella storia del mondo. Molte elezioni saranno però problematiche. E il fatto che si possa votare, di per sé, non è indicatore sufficiente di democrazia. Il Democracy Index 2023 pubblicato di recente dall’Economist Intelligence Unit (Eiu) con il titolo “Epoca del conflitto”, mostra che solo quarantatré, delle settanta e oltre elezioni previste, potranno dirsi veramente libere ed eque.

Ogni anno l’Eiu classifica lo stato della democrazia in centosessantacinque Stati indipendenti e in due territori regionali, in base alla solidità delle rispettive pratiche democratiche. L’Indice dell’EIU copre quasi l’intera popolazione mondiale e la stragrande maggioranza degli Stati del mondo, e assegna un punteggio su una scala da zero a dieci svolgendo l’analisi rispetto a cinque categorie: processo elettorale e pluralismo, funzionamento del governo, partecipazione politica, cultura politica e libertà civili. 

In base al punteggio ottenuto su una serie di indicatori all’interno di ciascuna di queste categorie, ogni Paese viene classificato come «democrazia completa», «democrazia imperfetta», «regime ibrido» o «regime autoritario». L’ultimo rapporto, pubblicato il 15 febbraio, mostra che meno dell’otto per cento della popolazione mondiale vive in democrazie complete e che ben il 39,4 per cento si trova sotto un regime autoritario. Nel 2022 questo dato era del 36,9 per cento. 

Lo stato di salute della democrazia nel mondo
Secondo l’Indice, settantaquattro dei centosessantasette Paesi e territori valutati rappresentano democrazie di qualche tipo, ove risiede un po’ meno della metà della popolazione mondiale (45,4 per cento). Il numero di democrazie complete (quelle con un punteggio medio superiore a otto su dieci) è rimasto a ventiquattro nel 2023, lo stesso dell’anno precedente. In tali democrazie vive solo il 7,8 per cento della popolazione mondiale. Una percentuale in calo rispetto all’8,9 per cento del 2015, soprattutto a causa del declassamento degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump, da democrazia completa a democrazia imperfetta. 

Il numero di democrazie imperfette è peraltro aumentato da quarantotto nel 2022 a cinquanta nel 2023, perché due paesi sono usciti dallo stato di regime ibrido e non perché due democrazie perfette abbiano perso smalto. Tuttavia, se misurato con altri parametri, lo stato generale della democrazia mondiale appare sofferente, perché il punteggio medio globale dell’Indice è sceso a 5,23, rispetto al 5,29 del 2022. Il calo complessivo è stato determinato da inversioni di tendenza in tutte le regioni del mondo, a eccezione dell’Europa occidentale, il cui punteggio medio è migliorato, seppur di pochissimo (0,01 punti). Si tratta dell’unica regione il cui punteggio è tornato ai livelli pre-pandemia.

La democrazia in Europa
Come evidenzia il rapporto, nonostante il punteggio medio più alto di qualsiasi altra regione del mondo, molti cittadini dell’Europa occidentale continuano a esprimere insoddisfazione per lo status quo politico, come dimostra il crescente sostegno a partiti populisti. Ciò suggerisce che la presenza di istituzioni democratiche formali, di uno Stato di diritto e di elevati standard di governance non sia sufficiente a garantire il sostegno dell’opinione pubblica e che le istituzioni democratiche e i partiti politici siano diventati poco reattivi e poco rappresentativi anche nelle democrazie più efficienti.

La democrazia in Nord America
Ciò vale anche per le democrazie del Nord America – Canada e Stati Uniti – dove la disaffezione dell’opinione pubblica nei confronti dello status quo politico appare evidente. Il deterioramento del punteggio medio dell’indice per la regione nordamericana – da 8,37 nel 2022 a 8,27 nel 2023 – è guidato dagli sviluppi negativi in Canada, il cui punteggio è sceso di 0,19 punti. Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, risulta infatti alquanto impopolare e il Paese sembra soffrire sempre più degli stessi deficit democratici del suo vicino meridionale. Il Canada rimane tuttavia una democrazia completa con un punteggio di 8,69. Gli Stati Uniti, invece, sono ancora classificati come democrazia imperfetta dopo la regressione indotta dalla presidenza Trump: il loro punteggio di 7,85 è rimasto invariato nel 2023.

La regressione generale nel mondo
Nel mondo si registra da anni una tendenza generale di regressione e stagnazione e nel 2023 tale regressione ha segnato un nuovo minimo da quando l’Indice è stato istituito (2006). La regressione maggiore si è verificata tra le non-democrazie classificate come regimi ibridi e regimi autoritari. Tra il 2022 e il 2023, il punteggio medio dei regimi autoritari è sceso di 0,12 punti e quello dei regimi ibridi di 0,07 punti. Ciò significa che i regimi non democratici si stiano consolidando allontanandosi sempre di più da una possibile inversione di rotta e che i regimi ibridi fatichino sempre di più a democratizzarsi. I regimi autoritari dell’Asia centrale rimangono sempre tra i Paesi con le peggiori performance al mondo. 

La crisi della partecipazione politica
Nel 2023 il punteggio medio globale di partecipazione politica è diminuito dello 0,10 rispetto all’anno precedente, attestandosi a 5,34. Dopo l’impennata dell’attività politica dopo il 2010, in seguito alla crisi finanziaria globale, il punteggio medio globale della partecipazione politica è diminuito solo una volta da allora, nel bel mezzo della pandemia di Covid-19. Il calo del 2023 è stato determinato da un’inversione di tendenza in tutte le regioni a eccezione del Nord America, dove i livelli di impegno politico si sono mantenuti a 8,89, il più alto al mondo (una caratteristica della democrazia americana raramente celebrata). Altrove, i punteggi regionali per questa categoria (che comprende nove indicatori) sono scesi da un modesto 0,02 punti (Asia e Australasia) a un più significativo 0,22 punti (Medio Oriente e Nord Africa). Quest’ultimo calo indica un profondo disincanto sulla possibilità di realizzare un cambiamento in una regione dominata da regimi autoritari e dilaniata da conflitti. 

Cultura politica
La categoria della cultura politica, che misura aspetti come il sostegno popolare alla democrazia, all’esercito o al governo degli esperti, ha registrato un calo di 0,08 punti percentuali nel 2023 rispetto al 2022. In alcuni Paesi il sostegno a leader forti è radicato nella storia e nella tradizione. In altri, la frustrazione per il funzionamento della democrazia ha portato un numero crescente di persone ad abbracciare alternative non democratiche. 

Questo indebolimento dell’attaccamento popolare alla democrazia e alle istituzioni democratiche si riflette nel declino del punteggio medio globale per la categoria cultura politica tra il 2008 e il 2023, da 5,73 a 5,24. Per invertire questa preoccupante tendenza all’allontanamento dalla democrazia, i governi e i partiti politici devono lavorare sodo per ripristinare la fiducia nella democrazia rappresentativa che interessano all’elettorato.

Libertà civili
Il punteggio medio globale per la categoria delle libertà civili è diminuito di 0,04 punti nel 2023. Non si è ancora ripreso dal precipitoso calo registrato durante il periodo della pandemia del 2020-21, quando i governi hanno risposto alla minaccia del coronavirus con una riduzione delle libertà senza precedenti. La regressione segue un parziale rimbalzo nel 2022, quando il punteggio medio globale della categoria migliorò di 0,08 punti. Come ha dimostrato la pandemia di Covid-19, è molto più facile togliere le libertà civili che restituirle. Tuttavia, la risposta alla pandemia non spiega la regressione complessiva di questa categoria negli ultimi dieci anni e oltre. 

La risposta alla pandemia ha portato a un calo di 0,39 punti nel punteggio delle libertà civili nel 2020-21, che si aggiunge alla regressione di 0,61 punti registrata nel periodo 2008-2019. Questa categoria comprende diciassette indicatori, molti dei quali relativi alla libertà di espressione e ai media, un’area in cui si è registrato un calo significativo in tutte le regioni del mondo nell’ultimo decennio. Come evidenziato nell’edizione 2017 del rapporto Democracy Index, intitolato “Free Speech Under Attack”, la libertà di espressione e la libertà dei media risultano sotto attacco da tempo da attori statali e non statali sia nelle democrazie sviluppate che nei regimi autoritari. E rimane una delle maggiori minacce alla democrazia.

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