Lo strappoDopo il sì dell’Onu sul cessate il fuoco a Gaza, Netanyahu annulla la missione a Washington

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, con 14 voti a favore e l’astensione americana, la prima risoluzione per un immediato cessate il fuoco nella Striscia. Gli Stati Uniti non hanno posto il veto. Il premier israeliano ha accusato Joe Biden di aver «abbandonato» la politica precedente

(La Presse)

Israele ha annullato gli incontri previsti a Washington questa settimana dopo che gli Stati Uniti si sono rifiutati di porre il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che per la prima volta ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza. La risoluzione, che chiede anche il rilascio di tutti gli ostaggi, fa seguito a diversi tentativi falliti di adottare misure simili dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato gli Stati Uniti di aver «abbandonato» la loro politica precedente. Dall’inizio del conflitto, la Casa Bianca ha usato il suo potere di veto per bloccare tre risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che chiedevano la pausa nei combattimenti. In altri due casi, invece, è stato posto il veto sia dalla Russia sia dalla Cina.

Ma stavolta gli Stati Uniti si sono astenuti su una risoluzione che chiede un cessate il fuoco «immediato» per il resto del mese di Ramadan – due settimane – e il «rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi». Gli altri 14 membri del Consiglio, compreso il Regno Unito, hanno votato a favore, e la risoluzione è stata approvata.

Dopo il voto, Netanyahu ha obiettato che la risoluzione non subordina la richiesta di cessate il fuoco al rilascio degli ostaggi, come invece avevano sostenuto sia gli Stati Uniti che Israele. Israele ritiene che Hamas e i suoi alleati detengano ancora circa 130 ostaggi a Gaza, tra cui 33 presunti morti.

«La risoluzione di oggi dà ad Hamas la speranza che la pressione internazionale costringa Israele ad accettare un cessate il fuoco senza il rilascio dei nostri ostaggi, danneggiando così sia lo sforzo bellico che il tentativo di liberare gli ostaggi», ha affermato l’ufficio di Netanyahu in una nota, aggiungendo che «alla luce del cambiamento nella posizione degli Stati Uniti», la visita programmata di una delegazione israeliana negli Stati Uniti questa settimana non avrà luogo.

Funzionari israeliani e statunitensi avrebbero dovuto incontrarsi per discutere dell’offensiva pianificata da Israele nella città di Rafah, nel sud di Gaza, dove circa 1,5 milioni di palestinesi hanno cercato rifugio, dopo essere fuggiti dai combattimenti. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha già dichiarato pubblicamente che un’operazione di terra a Rafah rischia di uccidere più civili e «non è la strada» per sconfiggere Hamas.

Blinken ha però incontrato il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant a Washington, al quale ha ribadito che «esistono alternative a una grande invasione di terra a Rafah». Gli incontri programmati tra Gallant e il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan si svolgeranno come previsto.

Come spiega Paolo Mastrolilli su Repubblica, la scelta del presidente americano Joe Biden di non usare il veto ha almeno due motivi fondamentali. Primo, quello strategico: gli Stati Uniti vogliono eliminare Hamas dalla Striscia, però ritengono che la maniera più efficace di raggiungere l’obiettivo non sia un’altra operazione come quella condotta al Nord, ma piuttosto suggeriscono di lanciare raid mirati per colpire in maniera specifica la leadership del gruppo terroristico e gli eventuali reparti ancora operativi a Rafah. Secondo, il motivo politico: Biden rischia di perdere le elezioni presidenziali, a causa dell’appoggio dato agli israeliani, perciò per sopravvivere ha assolutamente bisogno di cambiare percezione e sostanza prima del voto del 5 novembre, a maggior ragione perché il suo avversario repubblicano Donald Trump sta già spingendo pubblicamente il messaggio esattamente opposto. Un’opportunità politica, dunque, ma anche una minaccia per l’impatto che potrà avere sugli elettori ebrei e arabi americani, e non solo.

Biden ha un lungo e difficile rapporto col il leader israeliano. La relazione ora si è complicata. E ora Biden potrebbe usare contro Netanyahu la risorsa degli armamenti. Da ottobre a dicembre gli Stati Uniti hanno fornito a Israele 15mila bombe e 57mila pezzi artiglieria, ma soprattutto si preparano a passare un pacchetto di aiuti da 14 miliardi di dollari. Senza questa assistenza Netanyahu difficilmente potrebbe proseguire le operazioni a Gaza e difendersi da Hezbollah e Iran.

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