Emissioni in aumentoGli investimenti in energia rinnovabile faticano a tenere il passo dei combustibili fossili

Dall’ultimo report di Global Energy Monitor emerge che almeno venti giacimenti di petrolio e gas hanno raggiunto lo stadio finale di autorizzazione nel 2023. In questo modo è impossibile rispettare gli impegni climatici condivisi

Pixabay

La transizione energetica non è più rinviabile, eppure gli investimenti in eolico e solare faticano a tenere il passo della produzione di energia da combustibili fossili. Dall’ultimo report di Global Energy Monitor emerge infatti che «lo scorso anno i produttori di petrolio e gas hanno scoperto e dato luce verde allo sfruttamento dell’equivalente di tutte le riserve di greggio accertate in Europa ed entro la fine del decennio i valori saranno quadruplicati».

Le energie rinnovabili sono sicuramente in aumento, quasi in tutto il mondo, e lentamente stanno diventando più accessibili, efficienti, economiche. Ma almeno venti giacimenti di petrolio e gas hanno raggiunto lo stadio finale di autorizzazione nel 2023, secondo il documento rilasciato ieri dalla Ong con sede a San Francisco. In questo modo hanno permesso l’estrazione di otto miliardi di barili di petrolio equivalente (Boe), quota che entro il 2030 potrebbe arrivare a 31,2 miliardi di Boe, con sessantaquattro nuovi giacimenti. «I produttori di petrolio e gas hanno fornito tutti i tipi di ragioni per continuare a scoprire e sviluppare nuovi giacimenti, ma nessuna di queste argomentazioni regge», ha scritto Scott Zimmerman, autore del report. «La scienza è chiara: niente nuovi giacimenti di petrolio e gas, altrimenti il pianeta sarà incapace di gestire il carico di emissioni».

Se si contano solo i progetti approvati negli ultimi due anni, in tutto il mondo i produttori di combustibili fossili sono sulla buona strada per quadruplicare – o quasi – la quantità di petrolio e gas estratti entro la fine di questo decennio. E questa è più di una semplice minaccia agli obiettivi climatici globali.

Teoricamente non dovrebbero essere inaugurate nuove infrastrutture del segmento oil&gas – i maggiori responsabili di emissioni di gas serra – se l’obiettivo è quello di evitare che il pianeta superi gli 1,5° gradi centigradi di riscaldamento globale rispetto all’epoca preindustriale (come stabilito dall’accordo sul clima di Parigi). Già nel 2021, l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) aveva avvisato che non ci sarebbe più spazio per nuovi giacimenti negli scenari di transizione ecologica coerenti con il tetto di 1,5 gradi. Oltre quella soglia, infatti, gli effetti del cambiamento climatico accelerano e diventano sempre più catastrofici (anche dal punto di vista economico) e sempre meno reversibili. Invece negli ultimi due anni sono stati annunciati cinquanta nuovi progetti di questo tipo, con le aziende che prevedono l’operatività entro un anno o due. Anche se di solito, spiega ancora il report, servono in media undici anni per passare dalla scoperta alla produzione.

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