Meditando si impara Il Raboso è migliore grazie al Valpolicella

Ricevere un sostegno o un consiglio nel momento del bisogno è una forma di arricchimento, rinunciarci per orgoglio o per vergogna comporta solo perdere un’occasione per crescere

Foto di Nikko Macaspac su Unsplash

«Ho commesso tanti errori, ma…». Far seguire un “ma” a un’ammissione di colpa, tradisce un atteggiamento infantile, indicatore di un pentimento non del tutto sincero. Allo stesso modo, trovo vanamente autoconsolatorio sostenere che sbagliando si impara. Non sono d’accordo: sbagliando si commettono errori.

Semmai, si impara meditando.

Per esempio, varie volte, nel mio percorso di bevitore, sono stato costretto a riflettere sugli abbagli che avevo preso riguardo ad alcuni vini. Qualcuno l’avevo proprio sopravvalutato; altri, al contrario, li sottostimavo, per miei difetti di conoscenza. Ragionare in proposito mi è servito a comprendere i miei limiti.

Il passo conseguente è stato cercare l’aiuto di chi fosse più esperto di me. Mi è costato un po’ di vergogna, dovendo accettare di mostrarmi debole, ma il proposito è stato ben ripagato, poiché ogni volta ne ho guadagnato qualcosa. Chiedere aiuto è sempre profittevole. Meglio ancora se non si aspetta di esserci costretti.

Vino consigliato

Piave Malanotte “Gelsaia”, Cecchetto

Per offrire un’occasione di riscatto all’uva negletta del Raboso, il vignaiolo trevigiano Giorgio Cecchetto chiese aiuto ai colleghi, più esperti, della Valpolicella. Ne apprese tecniche e cultura, che applicò con successo nella propria cantina ed estese generosamente ai conterranei. (Cecchetto è scomparso nel 2023. Chi lo conobbe parla di lui come l’autore di un miracolo agricolo.)

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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