Narrazione anticapitalistaL’immagine caricaturale degli imprenditori nei libri di testo scolastici

Uno studio realizzato in Germania mostra come in molti manuali gli aspetti moderni della globalizzazione siamo mostrati in modo monocausale, unilaterale e negativo, mettendo in primo piano questioni come il dumping salariale e il cambiamento climatico

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I risultati dello studio, commissionato dalla Fondazione Friedrich Naumann in Germania, mostrano che le aziende e gli imprenditori compaiono solo marginalmente nella maggior parte dei libri di testo scolastici. «Tuttavia, questo non vale per lo Stato, che appare nei libri come un risolutore di problemi universale e spesso paternalistico». Nel complesso, gli autori esprimono la seguente valutazione dei libri di testo di economia: «Troviamo un’immagine molto limitata, a volte caricaturale e distorta degli imprenditori». La rappresentazione degli imprenditori serve «principalmente a raffigurare le problematiche che presumibilmente derivano dalla “concorrenza di libero mercato” e gli ambigui tratti caratteriali degli imprenditori». E l’innovazione tecnologica? Se si deve credere a questi libri, spesso cade dal cielo e crea questioni che, ovviamente, devono essere risolti dallo “Stato mamma”. Gli aspetti moderni della globalizzazione, spiegano gli autori dello studio, sono spesso presentati in modo monocausale, unilaterale e negativo, mettendo in primo piano questioni come il dumping salariale e il cambiamento climatico.

I compiti che i libri richiedono agli studenti di risolvere prevedono poche conoscenze e molte opinioni: «Se si esamina il materiale su cui si basano i compiti, spesso le questioni economiche devono essere affrontate senza alcuna conoscenza tecnica di base o informazione fattuale. Non è raro che agli studenti venga chiesto di prendere una posizione (politica)… senza che prima sia stata intrapresa una discussione basata sui fatti».

Ad esempio, agli studenti viene chiesto di suggerire cosa potrebbero fare le aziende del Bangladesh per aumentare la paga delle sarte. Un altro compito richiede: «Come classe, discutete se pensate che sia possibile raggiungere o mantenere la giustizia sociale in Germania». Raramente i libri definiscono cosa si intende per giustizia sociale. In molti casi, i termini giustizia e uguaglianza sono usati come sinonimi

Purtroppo, lo studio non esamina come i testi scolastici presentino le alternative economiche all’economia di mercato. Ho condotto io stesso un esperimento in merito negli ultimi venti mesi, in trenta Paesi dove ho svolto delle conferenze: In ognuna di queste conferenze, che ho tenuto spesso a studenti e giovani, ho chiesto: «A scuola, chi di voi ha imparato a conoscere il Grande balzo in avanti di Mao, il più grande esperimento economico socialista della storia in cui morirono quarantacinque milioni di cinesi tra il 1958 e il 1962?». Pochissimi partecipanti, in tutti i Paesi che ho visitato, hanno risposto di averlo fatto: credo che il novantacinque per cento non ne abbia mai sentito parlare (per saperne di più su questo argomento, consultate il sito).

Al contrario, gli studenti che hanno partecipato alle mie conferenze hanno tutti sentito parlare dei presunti mali del capitalismo, anche se è grazie al capitalismo che il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà nel mondo è sceso da circa il novanta per cento nel 1820 a meno del nove per cento oggi. È possibile trovare questo numero in uno dei libri di testo esaminati?

Spesso si chiede di insegnare più economia nelle scuole. Sono scettico al riguardo e il valido studio tedesco rafforza il mio scetticismo. Temo che un maggior numero di lezioni di economia equivalga semplicemente a un maggior indottrinamento anticapitalista. Inoltre, in generale ritengo che gli insegnanti siano le persone meno adatte per insegnare l’economia. Dopotutto, la biografia di un insegnante tipico è di solito simile a questa: ha frequentato la scuola, ha trascorso qualche anno all’università, poi è tornato a scuola. La maggior parte degli insegnanti non ha mai conosciuto il mondo del lavoro privato.

Credo che sarebbe molto più sensato invitare gli imprenditori nelle scuole ogni settimana. Potrebbero raccontare agli studenti, con i loro esempi, le gioie e le sfide dell’imprenditorialità e, nel migliore dei casi, ispirare gli studenti a pensare di avviare un’attività in proprio più avanti nella vita. Allo stesso tempo, questi imprenditori potrebbero incoraggiare gli studenti a essere più critici nei confronti delle richieste di un sempre maggiore intervento dello Stato nell’economia.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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