Succede a TurroIl nuovo Manna, stessa identità di cucina più un focus sulla mixology

Matteo Fronduti è tornato con una versione 2.0 dello storico ristorante, con nuovo design, nuovo arredo, nuove cucine e soprattutto un nuovo alfiere in squadra

Aperto nel 2008 in Piazzale Governo Provvisorio, nel quartiere Turro – a nord est rispetto al centro di Milano –  si è presto affermato come punto di riferimento per gli amanti della tradizione milanese tradotta dalla personalità e dal pensiero di Matteo Fronduti, chef e patron. Originario di Gorla e vincitore della prima edizione di Top Chef Italia nel 2016, Fronduti porta avanti un’idea di cucina verace e senza compromessi, creativa e pop, ma solo per chi è disposto a interpretare questo termine nella sua accezione più genuina, Un locale vero, che non vuole essere ruffiano verso il cliente e che si allontana dalle derive modaiole del momento.

Negli anni Manna ha dimostrato non solo di saper resistere alle mode e alle avversità della sorte, ma anche di sapersi evolvere per rendere la propria offerta completa e in linea con le esigenze del mercato. Così, dopo la prima battuta d’arresto imposta dal Covid e superata con un’estrema dimostrazione di resilienza, l’estate scorsa il locale ha annunciato una seconda chiusura (erroneamente interpretata da molti e rilanciata dai social come definitiva), con l’intento di tornare con una veste completamente nuova, ma con un’identità intatta e una proposta esperienziale più completa (ne avevamo scritto qui).

Così il 1° dicembre Manna ha riaperto, più grande, con un nuovo ingresso e un look completamente ripensato, ma soprattutto con una nuova idea di accoglienza che arricchisce l’anima del ristorante, senza snaturarla. L’arredo è curato dallo di architettura Studio Al.Ba. di Alberto Barbieri, con lo scopo di «adeguare il contenitore all’eccellenza dell’offerta gastronomica» che da sempre fa di Manna qualcosa di più di un locale in cui andare a mangiare, trasformandolo a tutti gli effetti in un luogo esperienza.

«Dal sistema di climatizzazione alle luci (precise e intense sul tavolo, soffuse nel resto dello spazio, ndr), dall’acustica fino alla disposizione dei tavoli (pezzi unici e artigianali, in cemento inamovibile), tutto è pensato per garantire all’ospite il massimo comfort», anche a costo di sfidare le simmetrie dello spazio, di corrompere l’equilibrio tra pieni e vuoti e di rinunciare all’aggiunta di qualche coperto (rispetta ai quarantaquattro già esistenti).

A restare gli stessi sono stati invece i menu (tre degustazioni più una mini-carta) e i prezzi. Una scelta dettata tanto da motivi ideologici quanto da ragioni tecniche: «Da un lato abbiamo voluto rassicurare i clienti e dimostrare loro di aver mantenuto la stessa identità e cifra stilistica; dall’altro abbiamo dovuto fare i conti con le difficoltà di una cucina nuova sia dal punto di vista delle attrezzature (l’induzione ha sostituito i classici fuochi, ndr) sia per quanto riguarda il personale neoassunto» ci racconta lo chef.

La grande novità della riapertura è la presenza dello scenografico cocktail bar, che accoglie i clienti appena varcano la soglia del locale, invitandoli a sostare per un pre o after dinner. Si tratta infatti di uno spazio che dialoga con sala e cucina, come luogo con un’identità propria, in cui è possibile semplicemente bere qualcosa senza accontentarsi del solito aperitivo offerto dalle altre mete serali della zona.

Dietro al maestoso bancone in rame e titanio c’è una bottigliera imponente, pensata come duplice omaggio, a Manna e a Milano: infatti oltre a evocare il logo stesso del ristorante, riprende la forma e le proporzioni della Basilica di Sant’Ambrogio. Ma soprattutto c’è Mattia Mizzi, già bartender del Rita Cocktails e prima ancora al Tree Cocktails and Food, che qui esprime la propria abilità di mixologist firmando una prima lista di cinque twist on classics che costitusciono in qualche modo il suo cavallo di battaglia. «Avere accanto la cucina – spiega Mattia – offre sempre nuovi stimoli e nuovi spunti di evoluzione da portare nel bicchiere: proprio come per una ricetta, creare un cocktail è qualcosa di personale, in cui l’idea parte da una base naturale da declinare in molteplici forme, grazie a tecniche di lavorazione diverse e alla combinazione con altri ingredienti che non vanno mai dati per scontati».

Il cocktail bar di Manna rappresenta per ora un’appendice del ristorante adiacente, nonché il suo primo biglietto da visita. «È un nuovo ramo di azienda, che al momento vive in modo indipendente rispetto alla cucina: può accogliere il cliente che vuole intrattenersi per bere qualcosa prima di trasferirsi al proprio tavolo in sala, ma anche chi gradisce un drink dopo cena». Per il prossimo futuro l’idea è quella di offrire un vero e proprio format aperitivo, durante il quale sarà possibile gustare i cocktail di Mizzi in abbinamento a piccole porzioni del menu hardcore “Porcherie” (con protagonista il quinto quarto) che, come spiega chef Matteo, «nasce con il proposito di fare bene ciò che sulla carta non andrebbe mai fatto in un ristorante!».

Insomma, il nuovo Manna si conferma un luogo che sfugge a facili categorizzazioni, capace di proporre una cucina rude ma piacevole, libera e incurante delle mode e del bon ton gastronomico imperante, ma comunque attenta alle richieste del mercato e del cliente, che vengono soddisfatte in modo scanzonato, spiritoso, dinamico, al limite dell’irriverenza.

Manna 
Piazzale del Governo Provvisorio, 6 – Milano
Tel 02 2680 9153

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club