Gastronomika Club Kitchen Roulette La ristorazione a Milano sta cambiando?

Nella nuova newsletter del Gastronomika Club Chiara Buzzi ci aggiorna su novità e fermenti che animano lo scenario dei locali milanesi e non solo

Foto Portico84 Coffe&Co, Ph. Mattia Rossi

QUESTA È LA SECONDA PUNTATA DI KITCHEN ROULETTE, LA NEWSLETTER DI CHIARA BUZZI RISERVATA AGLI ISCRITTI AL GASTRONOMIKA CLUB: se vuoi continuare a riceverla devi iscriverti a Gastronomika Club QUI

La ristorazione a Milano sta cambiando?
Una frase che suona quasi obsoleta per come l’abbiamo letta e sentita, ma è indubbio che porti in seno un fondo di verità. Come le mode, ci sono situazioni che tendono a tornare e a ripetersi perché (fortunatamente) la città si muove fluida in molti comparti, in primo luogo nell’universo cibo. Cene che finiscono oltre i tempi massimi di digestione, abbinamenti intensi e improbabili, menu a diciassette portate inframezzati da cento foto al secondo. Siamo seri, sì. Se, facendo una macro fotografia, siamo senza ombra di dubbio ancora nel pieno della FOMO da gastronomi globetrotter, aspiranti gastrocritici e gourmet, c’è da dire che atterrando a Milano vediamo un’offerta spostarsi verso due – se non tre – direzioni.

Istanbul, Nik’s&Co

Per prima, l’hotellerie di lusso che a partire dai grandi gruppi internazionali inaugura nuovi modelli a cinque stelle: vedi il caso Radisson Collection con il nuovo edificio di via Santa Sofia, la famiglia Ferragamo con il complesso Portrait Milano, il nuovo Belmond previsto nei prossimi mesi, il nuovo hotel-salotto di Casa Baglioni in Brera. Per quanto di situazioni sempre un po’ impostate si parli, è chiaro il tentativo di aprirsi alla città e di costruire un’offerta f&b ambiziosa ma pur sempre smart.

In seconda posizione ci sono i cocktail bar, che in una città radicata se non a tratti fossilizzata sul momento aperitivo stanno facendosi sempre più complessi e articolati. La cucina è finalmente presente, a supporto della miscelazione (vedi Nik’s&CoBella BistrotCà-ri-co, Rita’s Tiki RoomApolloNorah Was Drunk) e coadiuvata da un servizio sempre più tale. Si fanno eventi, si cercano connections, ci sono ospiti internazionali e nazionali, si cercano diversivi a livello di comunicazione, provando nuove vie per raccontare lo sconosciuto mondo degli spiriti. Succedono cose, questo è chiaro, e forse spunta all’orizzonte a infondere speranza anche un po’ di apertura da parte del pubblico.

Terzo e ultimo tassello: i social hub, quei luoghi che nella loro natura di hotel piuttosto che coworking, offrono servizi continuativi nell’arco della giornata, ambienti ampi e comunitari, look democratici e prezzi da capitale europea. Attirano quegli stranieri che vivono a Milano come studenti o foreign workers, turisti giovani, famiglie che cercano praticità e comodità ma «good atmosphere and a nice vibe». Un esempio? Portico84 all’interno del nuovo Urban Hive, ComboMossoSpazio LenovoMoysaMorel, senza dimenticare un’apripista come Tenoha.

Tornando a noi dunque possiamo davvero affermare che la ristorazione a Milano sta cambiando? Sì, ovviamente. Verso uno scenario sempre più frastagliato ma orientato alla ricerca costante di nuovi spazi di socialità – non necessariamente lussuosi – condivisione, conoscenza, cultura. Il dibattito resta aperto.

Bye bye pasta in bianco

Alberto Quadrio

Dopo mesi di accese discussioni sui social sull’esegesi di una nota(issima) pasta in bianco milanese, sul suo prezzo e sulla sua effettiva bontà o meno, siamo giunti alla fine della corsa. Un bel gioco dura poco, diceva mamma, e qui stiamo. Da nemmeno una settimana Alberto Quadrio non è più il re del piatto beneamato dai milanesi, ma questa volta a comunicare la notizia non è una fonte ufficiale e nemmeno il diretto interessato. Alberto Quadrio, Executive chef di 10_11 all’interno del Portrait Milano Lungarno Collection in San Babila, lascia il testimone (a chi ancora non ci è dato sapere). Tiratevi su la mascella perché sì, la cosa è vera, ed è anche probabile che la sua dipartita prima del tempo dipenda da qualche cambio di programma non previsto ai vertici del gruppo. Aspettavamo l’apertura dell’outlet gastronomico dell’hotel in primavera e per ora tutto tace. Un sogno infrantosi troppo presto? Probabilmente sì e noi siamo tutt’orecchi per sapere dove andremo a trovare Quadrio – no, a Parma meglio che andiate per fare scorte di Parmigiano Reggiano – e chi ci cucinerà alla prossima nostra visita nell’hotel di Corso Venezia.

Luglio col male che ti voglio. Cit.

Manna, Forketters night, Ph Gaia Menchicchi

Luglio mese di fuoco e non solo per il meteo. È periodo di gossip nelle cucine meneghine perché il 17 luglio anche Matteo Fronduti ha sganciato la (sua) bomba: Manna chiude. Un post, nero su bianco quindi, che diventa virale nel giro di poche ore – almeno nella nostra cricca ristretta (perché dai, è ristretta) di addetti ai lavori e affezionati clienti. Come mai? Cosa è successo? Ha fallito? Non ce l’ha fatta? Ma come, si mangiava bene! Eh però quella posizione non era facile sai. Lo sappiamo… fa parte del gioco e più di tutti lo sa Fronduti che avrà ricevuto enne telefonate, messaggi, mail. Forse anche qualche insulto. Per quello che ci è dato sapere, Manna chiude per rinascere con una forma diversa ma lo stesso Dna, per poter evidentemente tornare in una veste più attraente, vivace, evoluta e abbracciare un pubblico meno stanco e più reattivo. Restiamo di vedetta.

Postilla a margine in qualche modo connessa al tema
Leggo qualche tempo fa, sotto suggerimento di un amico e collega, un articolo che racconta come il nostro parlare per emoji abbia rivoluzionato il linguaggio. Facilitando la comunicazione, velocizzandola, rendendola forse a tratti più divertente, ma senza salvaguardare il dialogo. Da qui nascono una serie di misunderstanding, si perdono sfumature della lingua e del pensiero stesso, ma non si allentano la nostra fatica e logorio perenne verso l’eccessiva richiesta di interazione. Perché in fondo, in un mondo di emoji, è tutta questione di reacji. Approfondite qui e nel frattempo ringrazio Alessandro Vannicelli per questo assist.

La gang della birra ha una nuova casa

Lowengrube opening, Milano

Là dove un tempo si mangiavano le giganti padellate e wurstel del Kaputziner Platz, oggi ha inaugurato il nuovo locale di Loewengrube in perfetto stile stube. Tavolate per comitiva, boccali spillati a ripetizione, taglieri di salumi bavaresi e torri di bretzel roventi. Il nuovo ristorante monomarca del gruppo ha una nuova sede milanese pensata per i bambini ancora prima degli adulti. Eh sì perché per consentire a mamma e papà di bersi qualche birretta fresca c’è anche un bellissimo playground dove sfogare ogni istinto residuo di energia prima di crollare nel sonno. Menu in stile rosticceria cinese con mille e una proposta e giuste attenzioni anche per i vegetariani. Il luogo è indubbiamente folkloristico e persino i camerieri si mimetizzano con l’atmosfera.

Hilarious but meaningfull

Hobbyhorsing, credits Wikipedia

Basta allo sfruttamento di animali maestosi e unici come i cavalli. In Finlandia si pratica già da una decina d’anni ma in qualche modo era rimasto un fenomeno circoscritto. Recentemente, attraverso alcune riprese live, i video sono diventati virali in tutto il mondo e ora tocca parlarvene. Mai sentito parlare dell’hobbyhorsing? La nuova disciplina di gare di equitazione dove gli stalloni in carne e ossa vengono sostituiti da cavalli di pezza spesso cuciti e realizzati dagli stessi partecipanti. Circa un mese fa, nella città di Seinäjoki, si sono tenuti i campionati annuali di questo sport più che originale che si è concluso con un record di partecipanti. A vedere i video di queste “atlete” non si trattiene un riso ironico, tuttavia, le argomentazioni sono serie. Nel processo di legittimazione dell’hobby horsing come uno sport a tutti gli effetti – non meno di anni – è compreso anche un atteggiamento più rispettoso e in qualche modo animalista verso la categoria. Meno cavalli sfruttati, meno animali tristi e stressati e meno possibilità di caduta per le atlete. Qui un video per prendere coscienza voi stessi della cosa ma è bene che sappiate che esiste anche un film! “Hobbyhorse Revolution” (2017) e che ha per protagoniste tre ragazze contagiate dalla «febbre del cavallino».

Fuori dal finestrino
Se l’Oriente in genere affascina orde di viaggiatori, tutto ciò che è Est Europa e Balcani è destinato a essere snobbato o declassificato. Tre giorni a Bucarest sono un ottimo inizio per togliervi questo retaggio dalla testa e provare “l’ebrezza” di essere vicini a Dracula e mangiare piatti della Transilvania. Siamo andati a conoscere cosa sta succedendo tra i giovani appassionati di fornelli e shaker nella capitale della Romania e ne siamo rimasti affascinati. In una nazione dove la tradizione non coincide perfettamente con la storia, dove i dolci si rubano alla Turchia, lo street food al Libano, le zuppe e i ravioli alla Russia, vedere cosa propongono giovani chef nei loro primi locali è stato utile. Non il solito percorso degustazione, anzi: le prime esperienze di piatti in condivisione, i cortili di quartiere che con un bel murales e del colore diventano osterie simil trendy, la passione per le uova, il fenomeno specialty coffee che colpisce ancora, le carpe e le pecore, la griglia come religione. To be continued.

 

Radisson Collection Hotel
Via Santa Sofia, 37 – Milano

Hotel Portrait Milano
Corso Venezia, 11 – Milano

Casa Baglioni
Via dei Giardini, 21 – Milano

Nik’s & Co
Via Giovanni Schiaparelli, 14 – Milano

Bella Bistrot
Via Lazzaro Papi, 19 – Milano

Cà-ri-co
Via Savona, 1 – Milano

Rita’s Tiki Room
Ripa di Porta Ticinese, 69 – Milano

Apollo
Corso Lodi, 18 – Milano

Norah was drunk
Via Nicola Antonio Porpora, 169 – Milano

Portico 84
Corso Garibaldi, 84 – Milano

Combo
Ripa di Porta Ticinese, 83 – Milano

mosso
Via Angelo Mosso, 3 – Milano

Spazio Lenovo
Corso Matteotti, 10 – Milano

Moysa Creative Playground
Via Giacomo Watt, 32 – Milano

Morel
Via Privata Gradisca, 18 – Milano

Tenoha
Via Vigevano, 18 – Milano

10_11 Ristorante
Via Sant’Andrea, 10 – Milano

Manna Ristorante
Piazzale Governo Provvisorio, 6 – Milano

Löwengrube
Viale Lazio, 4 – Milano

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