L’avamposto tagikoMosca ha incriminato quattro uomini per l’attentato al Crocus City Hall

Sono stati portati in un tribunale russo, dove due di loro si sarebbero dichiarati colpevoli della strage che finora ha fatto 137 vittime. Sarebbero cittadini del Tagikistan, ex repubblica sovietica dell’Asia centrale che ha il terzo tasso di reclutamento jihadista pro-capite nel mondo

(La Presse)

La Russia ha accusato quattro uomini per l’attentato una sala da concerti Crocus City Hall di Mosca, dove sono state uccise almeno 137 persone. Un video mostra tre di loro mentre vengono condotti da poliziotti mascherati verso il tribunale distrettuale di Basmannyj, nella capitale russa.

Tutti avevano segni evidenti di ferite sul volto e sul corpo. Uno era su una sedia a rotelle. E un altro aveva una grossa fasciatura a un orecchio. Secondo alcuni video diffusi dall’apparato di sicurezza russo, sarebbero stati torturati durante gli interrogatori dai servizi di sicurezza nazionali: avrebbero tagliato un orecchio a uno e collegato cavi elettrici ai genitali di un altro.

I quattro si chiamerebbero Dalerdzhon Mirzoyev, Saidakrami Murodali Rachabalizoda, Shamsidin Fariduni e Muhammadsobir Fayzov. Sono accusati di aver compiuto atti terroristici, un reato punibile con il carcere a vita, e rimarranno in custodia preventiva fino al prossimo 22 maggio. Due di loro si sarebbero già dichiarati colpevoli.

I quattro uomini, tra i 19 e i 32 anni, vivono in Russia, ma sarebbero cittadini del Tagikistan, ex repubblica sovietica dell’Asia centrale. Ma non si conosce ancora come avrebbero agito, dove sono stati addestrati e come sono entrati in contatto con lo Stato islamico. Il loro gruppo terroristico di riferimento, secondo l’intelligence americana, è la divisione Khorasan dello Stato islamico (Iskp), che da dieci anni è presente in Afghanistan.

Durante il fine settimana, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che gli attentatori sono stati arrestati mentre cercavano di raggiungere l’Ucraina, dove secondo l’intelligence russa ci sarebbero stati preparativi per farli entrare nel Paese. L’Ucraina, però, ha fatto sapere di non avere niente a che fare con l’attacco. Anche secondo l’intelligence statunitense non ci sono prove di un suo coinvolgimento.

Daniele Raineri su Repubblica ricorda che già nel 2023 due tagiki dell’Isis-k sono andati ad addestrarsi per sei mesi nel Badakhshan e poi a gennaio hanno raggiunto la città di Kerman in Iran, si sono fatti esplodere in mezzo alla folla e hanno ammazzato novantacinque persone. Il Badakhshan è una regione dell’Afghanistan che confina con il Tagikistan, la Cina e il Pakistan. È un territorio sotto sorveglianza speciale perché ospita migliaia di estremisti e molti sono stranieri delle repubbliche centroasiatiche: tagiki, uzbeki, turkmeni e altri, che hanno giurato fedeltà a vari gruppi jihadisti e allo Stato islamico. I tagiki che arrivano da fuori qui si sentirebbero a casa perché tagika è anche l’etnia regionale in quell’angolo di Afghanistan.

Gli stessi talebani fanno retate antiterrorismo nella regione, ma non controllano il terreno al 100% e anzi subiscono attentati e attacchi in serie. Il 6 giugno scorso l’Isis-k ha mandato un attentatore suicida nel capoluogo Faizabad a uccidere il governatore talebano del Badakhshan e gli uomini della sua scorta e il 7 giugno ha mandato un altro attentatore suicida in moschea al funerale del governatore tra centinaia di fedeli per uccidere un’altra ventina di talebani.

Il Badakhshan fa da cerniera tra lo Stato islamico afghano e i volontari tagiki, invece hanno passaporti che permettono loro spostamenti ampi un po’ dappertutto, dalla Germania alla Turchia fino, naturalmente, alla Russia. Il Tagikistan ha il terzo tasso di reclutamento jihadista pro-capite nel mondo, ma non ha quasi problemi interni.

Nel febbraio 2023 un generale russo, Anatolj Sidorov, disse che la minaccia più grande alla stabilità dell’Asia centrale erano i gruppi jihadisti che si sono insediati in Afghanistan e in particolare lo Stato islamico, che disporrebbe di seimila uomini e di questi 4.500 posizionati nelle regioni frontaliere del Nord afghano, anche al confine con il Tagikistan e fra queste c’è il Badakhshan.

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