Strage in RussiaCosa sappiamo della sparatoria e dell’incendio alla sala da concerti di Mosca

Almeno cinque persone in tuta mimetica hanno aperto il fuoco con armi automatiche. Ci sarebbero centoquindici morti e cento feriti, ma potrebbero essere molti di più: nell’edificio potevano esserci fino a seimiladuecento persone. L’attacco è stato rivendicato dall’Isis

AP/Lapresse

Alcuni uomini armati in divisa da combattimento mimetica hanno fatto irruzione in una grande sala da concerto nella periferia occidentale di Mosca, la Crocus City Hall, e hanno sparato con armi automatiche contro la folla. Le autorità russe dicono che sono stati accertati centoquindici morti, ma il bilancio rischia di crescere ancora. La strage è stata rivendicata dallo Stato islamico. Anche l’intelligence degli Stati Uniti è convinta che dietro ci siano i jihadisti e già dal 7 marzo scorso aveva avvertito i russi di un possibile attentato islamista in un teatro, ma Putin aveva pubblicamente liquidato l’informazione come propaganda occidentale.

Da quel che scrivono i media russi, e da quel che si può vedere dalle immagini che circolano online, gli assalitori (non si sa di preciso quanti fossero, almeno cinque) avrebbero iniziato a sparare contemporaneamente nel foyer e in platea. Avrebbero utilizzato anche un lanciafiamme ed esplosivi, in due momenti distinti, provocando un massiccio incendio. I video postati sui social mostrano enormi colonne di fumo nero che si alzano sopra l’edificio.

Al momento della sparatoria nella sala concerti potevano esserci fino a seimiladuecento persone perché quasi tutti i biglietti per il concerto della band Picnic erano andati esauriti. In totale, la capacità massima della sala è di oltre novemilacinquecento persone, secondo i media russi. Si sa che almeno cento persone sono state evacuate dal seminterrato dell’edificio, dove si erano rifugiate. Secondo le tv russe, sono state arrestate undici persone sospettate di essere coinvolte nella strage.

Il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha definito l’attacco una «grande tragedia» e ha cancellato tutti gli eventi in città per il fine settimana. Intanto sul luogo erano state inviate almeno cinquanta ambulanze, oltre a un’enorme quantità di mezzi, tra polizia, mezzi dei pompieri ed elicotteri.

Il direttore del Crocus City Hall Yuri Černiševskij ha detto a Meduza: «Non sappiamo neppure noi cosa sia successo, stiamo seguendo le notizie come tutti voi. È successo tutto appena iniziato il concerto: abbiamo sentito applaudire e poi ci siamo accorti che il Crocus bruciava».

Lo scacchista e attivista russo Garry Kasparov sul suo profilo X ha scritto che l’attacco a Mosca è arrivato il giorno successivo a quello in cui Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, aveva usato per la prima volta le parole «siamo in guerra» e aveva annunciato una nuova grande mobilitazione. «Non posso fare a meno di notare che questa è la stessa formula usata da Putin quando salì al potere venticinque anni fa con gli attentati agli appartamenti del Kgb».

Forse non è un caso, allora, che il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, abbia scritto su Telegram che «se si scoprisse che c’è l’Ucraina è dietro l’attacco tutti gli aggressori e gli organizzatori dovrebbero essere trovati ed eliminati spietatamente come terroristi. Compresi i funzionari statali».

Il primo gruppo a rivendicare l’attacco armato a Mosca però è stato l’Isis. I combattenti del gruppo terroristico hanno pubblicato un comunicato su Telegram: «Hanno attaccato un grande raduno… alla periferia della capitale russa Mosca».

Indipendentemente dalla matrice dell’attentato, molto probabilmente la Russia proverà a strumentalizzare l’episodio per legittimare ancor di più le prossime offensive in Ucraina. Anche per questo il consigliere dell’ufficio della presidenza ucraina, Mykhailo Podolyak, ha subito negato il coinvolgimento dell’Ucraina nell’attacco: «Per essere chiari, l’Ucraina non è in alcun modo collegata a questi eventi». Non solo, secondo la direzione principale dell’Intelligence del ministero della Difesa ucraino l’attacco terroristico a Mosca sarebbe «una provocazione deliberata da parte del regime di Putin», nelle parole del portavoce dell’intelligence militare ucraina Andriy Yusov, che ha parlato all’Ukrainska Pravda.

Anche John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha detto ai giornalisti che la Casa Bianca «non ha alcuna indicazione in questo momento che l’Ucraina o gli ucraini siano coinvolti» in questo attacco a Mosca. Infine la rivendicazione dello Stato Islamico in Afghanistan.

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