Eccessi e sudoreI profumi che rievocano la stanza d’albergo dei Led Zeppelin e dei Rolling Stones

La storia del chitarrista-farmacista che ha dato vita a una fragranza che racchiude l’essenza sfrenata e peccaminosa della musica degli anni Settanta. Si chiama Michael Partouche, in arte Dr Mike, e lo abbiamo intervistato

Cherry Punk, courtesy of Room 1015

Controculture urbane, musica indie e profumi di nicchia. Michael Partouche, fondatore di Room 1015, crea sinfonie olfattive dall’animo ribelle. Tra musica e farmacia, “Dr. Mike” ha creato un marchio che rivoluziona il mondo delle fragranze grazie a nomi evocativi e a sillage psichedelici che invitano a esplorare lo straordinario. Un po’ come accadeva nella stanza 1015 della Riot House di Hollywood. E pensare che tutto è nato da una chitarra elettrica.

Room 1015 non è un nome di fantasia, ma nasce da fatti realmente accaduti. Siamo a Los Angeles, negli anni Settanta, il rock and roll sta prendendo piede e i suoi idoli si incontrano all’Andaz West Hollywood. Conosciuto prima come Hotel Continental di proprietà del cantante cowboy Gene Autry, nel 1966 l’hotel diventa il Continental Hyatt House per poi guadagnarsi qualche anno dopo il soprannome di “Riot House”. I suoi clienti abituali sono i The Who, i Led Zeppelin e negli anni Novanta i Duran Duran e i Guns N’ Roses. Meno conosciuto dello Chateau Marmont, al Riot House ne sono successe di tutti i colori. Nel 1966 il frontman dei Doors Jim Morrison fu mandato via dopo essersi appeso al balcone, nel 1972 l’intero undicesimo piano fu squattato dai Led Zeppelin che giravano per i corridoi in sella a motociclette e da Keith Richards che invece si accaniva su chitarre e TV lanciandoli dalla finestra.

La stanza 1015 dell’hotel Hyatt è diventata famosa per essere la stanza più distrutta nella storia del rock and roll oltre che la preferita dai Rolling Stones. Un’epoca di libertà assoluta dove quasi tutto era concesso, soprattutto se eri una rockstar. A catturare la nostalgia per un periodo che non tornerà più è la casa di profumi francese che prende il nome dalla famosa camera d’albergo: Room 1015. Nata nel 2015 da un’idea ambiziosa di Michael Partouche, le fragranze evocano gli odori decisi di quel periodo: sudore, cannabis, pelle, pelliccia, alcol e patchoulibruciato che diventano memorie narcotiche grazie a accostamenti azzardati e alla sublimazione di note inaspettate.

Un manifesto olfattivo che oscilla tra il movimento punk, quello indie, i paradisi tropicali, la rivoluzione sessuale e la meditazione trascendentale. Abbracciando gli ideali della controcultura, Partouche, noto anche come Dr. Mike, è un musicista per vocazione e un farmacista di professione che ha scelto il profumo come mezzo di espressione. Fragranze singolari che catturano l’essenza della controcultura sovvertendo tutte le regole ad iniziare dal logo, creato da un designer svedese, che è semplice e minimale come la boccetta, in contrapposizione ai jus intensi.

Dr Mike, courtesy of Room 1015

Il marchio diventa quindi il riflesso della doppia personalità di Dr. Mike: da un lato il chitarrista con i tatuaggi e dall’altro il farmacista in camice bianco. Del resto, Partouche ha l’allure innata da rock star e per lungo tempo è stato il chitarrista dalla band Rodeo Massacre che suonava psychedelic rock in giro per il mondo. Capelli lunghi impomatati, fisico emaciato, jeans aderenti e un maglione che scopre qualche tatuaggio. Difficile immaginarselo dietro il bancone di una famosa farmacia di Parigi, eppure Michael qualche decennio fa ha mollato il lavoro per dedicarsi completamente alla sua passione: la musica. Trasferitosi a Londra, come spesso accade in queste storie il gruppo si scioglie per divergenze creative e Partouche ritorna nella capitale francese. Dopo qualche anno, trasferito in Svezia per ragioni personali decide di creare una linea di profumi vegan, cruelty free e unisex che racchiude le sue esperienze. Nasce così Room 1015.

Che cosa ha il profumo in comune con la musica?
Ho trovato molte somiglianze tra questi due mondi apparentemente così lontani. Se la musica è composta dalle note, il profumo è costruito intorno a una storia. Quando descrivo una fragranza parlo di note di testa, di cuore e di fondo che per me rappresentano gli assoli, il coro e i versi di una canzone. Ci sono fragranze per tutti, dette mainstream, che io equiparo alla musica commerciale o a quella pop, e poi ci sono le fragranze di Room 1015 che invece sono come la musica indie, inaspettati e seducenti. Poi quando decidi di creare un profumo, devi costruire in maniera dettagliata e minuziosa tutto ciò che gli ruota attorno, dal nome ai suoi ingredienti, dal sillage alla bottiglia, esattamente come quando si incide un album musicale ti immagini prima la copertina e le grafiche e poi pensi al video, alle tappe dei concerti, a come sarà il palco e che brani suonerai.

Come è nata la tua passione per la musica e quando?
Fin da piccolo ho amato il rock e quando ho compiuto sei anni i miei genitori decisero di regalarmi una chitarra che conservo ancora. Ma ho dovuto aspettare di compiere undici anni per ricevere la mia prima Gibson, una chitarra elettrica a cui sono molto legato.

courtesy of Room 1015

È vero che hai dedicato la prima fragranza di Room 1015 alla tua Gibson?
Sì, Electric Guitar rappresenta il mio amore incondizionato per la musica. Ho cercato di riprodurre il profumo della mia prima chitarra: l’odore del legno, quello del metallo delle corde e quello della laccatura. Un profumo unico che mi porto ancora dietro. Ho aggiunto poi un tocco vintage, leggermente polveroso grazie alle note di iris e di noce moscata. Nella fragranza poi ci sono anche note di limone, salvia, legno di cedro, legno di quercia e muschio. Volevo un jus fresco ed elettrico al tempo stesso.

Eri già una rock star fin da piccolo?
I miei genitori hanno assecondato tutte le mie passioni, ma mi hanno fatto promettere che alla musica avrei affiancato anche gli studi in una materia che mi avrebbe assicurato un futuro. Per questo mi sono laureato in farmacia.

Musicista e farmacista, hai seguito le orme di qualcuno in famiglia?
In realtà no, nella mia famiglia non ci sono farmacisti. Mio padre si è sempre occupato di moda e solo mio zio suona la chitarra, ma non da professionista.

Anche i tuoi due figli amano la musica quanto te?
Sono ancora piccoli. In questi anni hanno iniziato a suonare il piano e la batteria, ma amano molto di più giocare a football e sfogliare i manga.

Purple Mantra, courtesy of Room 1015

Perché hai scelto farmacia?
Da bambino volevo fare il veterinario ma per essere ammessi bisognava avere una media molto alta, e io purtroppo non l’avevo, quindi ho optato per farmacia. Sono stato sempre attratto dal mondo della cosmesi. Al terzo anno di università, al momento di scegliere l’indirizzo di specializzazione, ho optato però per farmacia: il piano di studi era più semplice e quindi potevo dedicare tutto il mio tempo libero alla musica. In quegli anni suonavo con la mia band quasi ogni sera in un locale diverso e quindi non mi restava molto tempo per concentrarmi su una nuova materia.

Come mai dunque una linea di profumi e non di cosmetici?
Perché la profumeria è il giusto compromesso tra i miei studi in farmacia e il mio lato creativo e ribelle. È stata una scelta che è venuta naturale.

Qual è l’ispirazione da cui è nata Room 1015?
La musica, la vita e le mie esperienze.

Chi sono le tue fonti di ispirazione oggi?
Nick Cave, Lana Del Rey, Alice Cooper, Leonard Cohen.

Purple Mantra, courtesy of Room 1015

Crei tu i profumi nel tuo laboratorio?
No, il processo di creazione di una fragranza è molto più complesso di quello che si possa pensare. Parto sempre da un’idea, da un’immagine e da una sensazione. Ad esempio, per Cherry Punk ho voluto ricreare l’odore di cuoio, latex e ciliegia che si respirava nel negozio Sex aperto da Vivienne Westwood negli anni Settanta. Per Yesterday invece mi sono ispirato alla famosa foto dei Beatles che si radono nel bagno di un hotel, per Hollyrose ho immaginato una fragranza sensuale e glamour per le groupies di oggi e infine con Sweet Leaf ho giocato sulle note della cannabis e sul suo potere di esplorazione spirituale.

Ora su cosa stai lavorando?
Fra qualche giorno presenterò l’ultimo nato in casa Room 1015: Wavechild, un eau de parfum che ricorda il surf, la natura, l’oceano e il tepore di una giornata trascorsa in spiaggia. Poi sto lavorando su alcune delle nove fragranze iconiche, mi piacerebbe offrire oltre alla classica eau de parfum anche la versione in extrait, più duratura e persistente… un po’ come il ritornello di una canzone che non ti levi più dalla testa.

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