
La sconfitta abruzzese non fa cambiare idea alla segretaria del Pd Elly Schlein. «L’ho detto e ripetuto: noi siamo testardamente unitari. È la linea sulla quale il Pd ha raddoppiato i voti rispetto all’11% delle precedenti regionali abruzzesi, recuperando quasi quattro punti sulle politiche di un anno e mezzo fa», dice a Repubblica.
Ma, al di là delle parole, nel Pd sono preoccupati per il crollo degli alleati dei Cinque Stelle. I dem temono che il pessimo risultato possa spingere Conte lontano dalla strada dell’unità.
Tra le liste, Fratelli d’Italia è il primo partito con il 24,1 per cento, seguito dal Pd che sale al 20,3 per cento e da Forza Italia al 13,4 per cento. I Cinque stelle si fermano al 7 per cento, poco più di un terzo dei voti di cinque anni fa. La Lega crolla dal 27,5 al 7,6 per cento.
«Il Movimento ha sempre avuto risultati diversi a seconda del tipo di elezione, succede. Dopodiché credo che allearsi sia una necessità perché nessuno di noi è autosufficiente. E spero che tale consapevolezza sia sempre più condivisa», dice Schlein.
Il punto non è solo sgomitare per capire chi tra i Cinque Stelle e il Pd guiderà il fantomatico campo largo, ma quanto allargare il campo largo. E se farlo diventare extralarge: ovvero se fa bene o no aprire anche ad Azione e Italia Viva. Il Domani scrive che «i grillini non hanno votato Renzi e Calenda». Quel 7 per cento pesa tra i Cinque Stelle. E in effetti Gianluca Castaldi, coordinatore regionale del M5S in Abruzzo, ieri ha annunciato le proprie dimissioni via social: «Il cuore e l’impegno non sono bastati a battere i loro candidati. Apro la mia personale riflessione sul ruolo da coordinatore e la metto nelle mani del presidente».
Dal canto suo, Carlo Calenda ha già detto che per lui il campo largo non esiste. Schlein risponde: «A me le etichette non sono mai piaciute. Alla gente interessa se siamo in grado, o no, di offrire un’alternativa progressista alla destra. Abbiamo vinto in Sardegna, purtroppo perso in Abruzzo, ma non demordiamo: la strada è giusta».
Intanto a destra c’è già chi guarda al centristi. Il segretario di Forza Italia Antonio Tajani al Corriere dice che l’ambizione è «aggregare l’area che sta fra Meloni e Schlein, che è molto vasta e che cerca rappresentanza. Siamo aperti ad accordi politici con tutti coloro che condividono i nostri stessi valori e la voglia di portare avanti battaglie per la giustizia, per la riduzione delle tasse, per una politica estera seria». Tradotto: «Anche magari a chi finora si è schierato nel fronte avverso e guarda con interesse alla crescita di un’area moderata per incidere».
E se Azione e Italia Viva, sul piano locale, «vogliono confrontarsi, noi ci siamo. Lo troverei abbastanza normale, visto anche la provenienza moderata dei nostri candidati. Naturalmente poi ci saranno le Europee e ognuno correrà in autonomia».