Poveri noiSe per salvarci da Trump dobbiamo sperare nei giudici nominati da lui

Il politologo Fukuyama dice in un’intervista che se l’ex presidente verrà eletto, «paradossalmente dovremo riporre le nostre speranze di tenuta della democrazia in una Corte Suprema in gran parte plasmata dallo stesso Trump». Una spirale su cui dovrebbero riflettere gli innamorati del presidenzialismo americano, spiega Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette. Ecco come iscriversi

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

Interessante intervista a Francis Fukuyama sul Corriere della sera che, come tutte le interviste a Francis Fukuyama degli ultimi trent’anni, comincia naturalmente con la non sorprendente notizia che la storia non è finita. Già nell’introduzione a un libro di qualche anno fa («Identità», Utet), il celebre politologo lamentava come dal 1992, data di pubblicazione del suo celebre «La fine della storia e l’ultimo uomo», ogni santo giorno, qualunque cosa accada, un giornalista si svegli e gli domandi con aria di sfida se non sia la prova che «la storia non è finita».

In questo caso l’intervistatore, Massimo Gaggi, è più clemente, e si limita a dire che da allora Fukuyama «ha rivisto i suoi giudizi analizzando in modo sempre più allarmato la crisi delle liberaldemocrazie». Di sicuro, comunque, l’incipit dell’intervista non è rassicurante, ancor meno pensando che viene da quello che a torto o a ragione è considerato da trent’anni il più inguaribile ottimista dell’occidente: «Se verrà eletto Donald Trump, paradossalmente dovremo riporre le nostre speranze di tenuta della democrazia in una Corte Suprema in gran parte plasmata dallo stesso Trump, e nella magistratura federale, anch’essa composta da giudici prevalentemente repubblicani». Una spirale, sia detto a margine, su cui dovrebbero riflettere anche i nostri super riformisti, innamorati del maggioritario e del presidenzialismo americano.

L’unica traccia di ottimismo, nell’intervista, sta nella fiducia di Fukuyama in una possibile ripresa di Biden con l’avvicinarsi del giorno del voto. Un po’ meno cupo era invece il suo articolo per il Financial Times di ieri, in cui peraltro, sia detto sempre per inciso, lamentava il fatto che il presidenzialismo americano blinda il vincitore per quattro anni qualunque cosa succeda, deplorava l’effetto combinato di maggioritario e primarie, che favorisce gli estremisti e la polarizzazione, elogiava la flessibilità dei sistemi parlamentari.

Ma non è solo per questo che mi interesso alle sue analisi. Il fatto è che col tempo la filosofia della fine della storia mi è apparsa meno superficiale di come tanti (me compreso) l’avevano capita a suo tempo. Soprattutto però mi ha sempre colpito l’apparente paradosso di un libro considerato la bibbia della liberaldemocrazia occidentale che pure si fonda su una lettura della storia di impronta strettamente hegeliana. E Hegel non è certo il genere di filosofo che ci si aspetta di trovare nel pantheon di un liberale. Giusto per fare un esempio, basta vedere come Bertrand Russell lo liquidava nella sua Storia della filosofia occidentale: «La misura della sua parzialità si ha dal fatto che la sua teoria (dello Stato, ndr) è largamente in disaccordo con la sua metafisica, e che le incongruenze tendono tutte a giustificare la violenza e il brigantaggio internazionale. Un uomo può essere perdonato se è costretto dalla logica a giungere contro voglia a conclusioni che deplora, ma non gli si può perdonare di allontanarsi dalla logica per potere liberamente perorare il delitto». Per quanto l’interpretazione possa apparire piuttosto riduttiva, e anche un filino malevola, mi diverte l’idea che oggi Fukuyama cerchi in qualche modo di raddrizzare il legno storto dell’hegelismo, e forse anche del Fukuyanismo, allontanandosi da quella logica per perorare cause giuste.

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