Fondi Ue per le armi«Se vogliamo la pace, prepariamoci alla guerra»: l’appello di Charles Michel ai Paesi europei

Il presidente del Consiglio europeo invita gli Stati del blocco a incrementare gli investimenti per la difesa. Lettera di 14 Paesi, tra cui l’Italia, alla Bei per finanziare l’acquisto di armamenti. Il summit dei 27 da giovedì

Afp

«La Russia rappresenta una grave minaccia militare per il nostro continente europeo e per la sicurezza globale. Se non reagiamo in modo appropriato a livello di Ue e se non diamo all’Ucraina un aiuto sufficiente per fermare la Russia, saremo noi i prossimi. Dobbiamo quindi essere ben preparati in termini di difesa e passare alla modalità “economia di guerra”. È ora di assumerci la responsabilità della nostra sicurezza». Lo ha scritto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel in un editoriale dal titolo «Se vogliamo la pace dobbiamo essere pronti alla guerra», pubblicato su diversi quotidiani europei, tra i quali La Stampa, in vista del vertice dei 27 che si terrà giovedì e venerdì.

La prospettiva di altri sei anni di Vladimir Putin al Cremlino risveglia l’Europa. E un ampio fronte di Paesi si unisce chiedendo il finanziamento del riarmo attraverso la Banca europea per gli investimenti, con una lettera firmata da 14 capitali tra cui Francia, Italia e Germania. La lettera, coordinata dalla Finlandia, sarà discussa nel vertice al via giovedì a Bruxelles.

«Non possiamo più fare affidamento su altri o essere alla mercé dei cicli elettorali negli Stati Uniti o altrove», scrive Michel. «Dobbiamo rafforzare la nostra capacità, sia per l’Ucraina che per l’Europa, di difendere il mondo democratico. Un’Europa più forte contribuirà anche a rafforzare l’alleanza Nato e a migliorare la nostra difesa collettiva. Possiamo essere orgogliosi dei risultati già raggiunti, ma possiamo e dobbiamo fare molto di più».

Come finanziare la nuova difesa comune, però, ancora non si sa. Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni parla di possibile nuovo debito comune. Il problema, ha spiegato Gentiloni, però è anche la frammentazione degli acquisti di armamenti. Nel periodo 2022-2023, le commesse militari sono state effettuate fuori dall’Europa per l’80 per cento, di cui il 60 per cento negli Stati Uniti, per il 20 per cento in Paesi terzi e per l’ultimo 20 per cento nell’Ue.

Sullo sfondo, c’è il piano per la difesa presentato dalla Commissione europea a inizio marzo e che prova a tradurre sul fronte della difesa la lezione appresa con gli acquisti congiunti di vaccini anti-Covid e gas: Bruxelles non dovrebbe negoziare direttamente la fornitura di armi, ma coordinerebbe i consorzi messi in piedi dagli Stati europei che potranno beneficiare di incentivi come l’esenzione dell’Iva. Bruxelles punta a far sì che entro il 2030 l’approvvigionamento militare dell’Ue sia realizzato almeno per il 40 per cento attraverso appalti comuni.

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