Coltivare la meravigliaQuando una passeggiata in città si trasforma in un’esperienza spirituale

È un incontro previsto da Soul, il festival di spiritualità a Milano dal 13 al 17 marzo e organizzato da Maia Cornacchia e Valeria Cantoni Mamiani, che ci hanno spiegato il valore dell’esperienza condivisa del corpo e dello sguardo. Anche quando si posa su ciò che siamo abituati a vedere tutti i giorni

courtesy of Soul

Cosa significa fare una passeggiata? La domanda è meno banale di quanto possa sembrare, soprattutto se pensiamo alla passeggiata come a un’esperienza spirituale. Una pratica che si può “assaggiare” durante Soul – festival di spiritualità che si svolge a Milano dal 13 al 17 marzo, grazie a un incontro con Maia Cornacchia e Valeria Cantoni Mamiani dal titolo Abitare l’incanto del mondo, passeggiata di Meraviglia. Per partecipare occorre prenotarsi sul sito di Soul e poi recarsi davanti al museo di Storia naturale di corso Venezia 55 alle ore 10 del giorno 17: l’itinerario comincia qui, ma la destinazione è ignota.

A deciderla sarà il corpo che in quel momento farà da guida in un passeggiare in luoghi noti (nel parco e nel traffico circostante) per scoprire cose ignote. Si tratta di ascoltarsi e ascoltare. Si tratta di abbandonare il sapere appreso per fare spazio al sapere organico, mettendosi in una postura del corpo particolare, che consenta di essere presenti, attenti, aperti. Ne abbiamo parlato direttamente con Cornacchia e Cantoni Mamiani.

Maia Cornacchia è docente e tra i fondatori dell’associazione di pratiche filosofiche Philo e di Sabof (società di analisi biografica a orientamento filosofico), è formatrice e analista biografica a orientamento filosofico e a mediazione corporea e ha messo a punto la Pratica di lavoro organico (Plo) alla base di queste passeggiate di meraviglia. Valeria Cantoni Mamiani, ideatrice di Soul festival insieme a Aurelio Mottola, Armando Bonaiuto e Luca Bressan, è analista filosofa Sabof, si occupa di formazione e sviluppa percorsi di Leadership di Cura e di relazioni sostenibili.

ritratto di Valeria Cantoni, courtesy of ddl | arts |

Ma cos’è esattamente la Pratica di Lavoro Organico?
Maia Cornacchia: «La Pratica di Lavoro Organico nasce e continua a vivere nell’esperienza, nel lavoro sull’ascolto e sulla percezione, viene dal teatro e dalla filosofia. Dalla filosofia ha preso la domanda che viene messa in ascolto: se la riesci a tenere sospesa e non cerchi una risposta, effettivamente entri in una dimensione di ascolto. Dal teatro ho avuto il corpo che è sempre stato lo strumento primario del mio lavoro. Essere presenti per me significa essere presente, attenta e aperta che è una postura che permette di trovare lo straordinario nell’ordinario».

«Inizialmente lo avevo chiamato metodo, ma poi il filosofo Carlo Sini mi ha fatto notare che un metodo si muove all’interno del noto, mentre io ero e sono tremendamente attratta da quello che non so e il mio “metodo” voleva muoversi proprio nel non noto. Così l’ho chiamato pratica con l’idea anche che una pratica è imprevedibile. Il lavoro è nel togliere, fare spazio al sapere organico, l’opposto del sapere appreso, quello che ci connette alla vita e appartiene a tutti gli esseri viventi. La parola Organico infine indica la vita e una percezione della vita come trasformazione continua. Allora, se ci mettiamo in ascolto e lasciamo accadere le cose, incontreremo il non noto. Come nei boschi: a lasciarsi guidare dal corpo non si seguiranno i sentieri».

ritratto di Maria Cornacchia, courtesy of ddl |arts |

Cosa succederà nelle passeggiate di meraviglia?
Valeria Cantoni Mamiani: «Un paradosso. La passeggiata come tornare a battere la strada con i piedi in una postura presente, attenta e aperta e mettendo del tempo in questa pratica che normalmente facciamo in modo automatico e strumentale per raggiungere un posto, è una scorciatoia. Cioè è la strada più breve per raggiungere una percezione sottile della sincronia tra mente e corpo: sono improvvisamente un tutt’uno che ci permette di comprendere quali sono le cose che ci meravigliano, in un modo che anni di studio matto e disperatissimo non sanno fare».

Ma quale meraviglia incontriamo?
Valeria Cantoni Mamiani: «La meraviglia di sé e la meraviglia fuori da sé delle piante, del traffico di una piazza… le cose, anche le macchine, diventano alleati di un processo di trasformazione e non ostacoli. Perché gli ostacoli rivelano quale livello di attenzione, pazienza, presenza abbiamo e dove stiamo andando. Sono strumenti di consapevolezza».

Maia Cornacchia: «La meraviglia sta nell’accorgersi di quello che si sta incontrando nella passeggiata, cosa ti sta toccando in quel momento. Il filosofo Merleau Ponty diceva che tocchiamo e contemporaneamente siamo toccati. Possiamo cioè lasciare entrare, dunque metterci in ascolto. Percepire questo cambia l’esperienza e ci rende profondamente ricettivi. Quello che cambia è capire il potere che ognuno ha su come vive l’esperienza. Questo è il messaggio fondamentale: non si controlla cosa ci accade, ma come viviamo quello che ci accade».

courtesy of Soul

In che modo queste passeggiate sono esperienze meditative?
Maia Cornacchia: «Avendo lasciato che questa pratica nasca dall’ascolto, direi che la cosa che si avvicina di più è la postura zen, che permette di investire di attenzione quello che c’è, investendolo di ascolto. Gurdjieff diceva che meditazione significa conoscere le vie del mondo. Questo mi interessa molto. Se ci si mette in ascolto, anche per poco, cambia la percezione. Cioè, succede che ci si rende conto delle possibilità che abbiamo di stare nel mondo».

Valeria Cantoni Mamiani: «In questo festival ci saranno esperienze e tradizioni diverse, ma mi piace citare Martin Buber nel suo dire che per raggiungere Dio non basta la separazione dal mondo, ma occorre starci dentro. L’integrazione tra vita ascetica e mondana consente di avvicinarsi a Dio».

In pratica, come avvengono le passeggiate di meraviglia?
Maia Cornacchia: «Grotowsky diceva di muoversi nella natura cercando di non dare nomi alle cose. Aprire lo sguardo a centottanta gradi è un modo per non nominare quello che si vede: lo scenario è troppo ampio. Questo serve per lasciare aperta la mente in un dialogo con il cuore, evitando che la mente analitica prende il sopravvento. Ma poi come si svolgerà la passeggiata dipenderà da molti fattori. Se il gruppo è ampio probabilmente condurrò io lasciando andare il corpo verso un punto che lo chiama, prima dentro il parco e poi fuori. È bello per me fare l’esperienza di passare da una situazione favorevole a una difficile come passare in mezzo al traffico: la differenza è immediata. E mi piace farla toccare».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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