Calcolo elettoraleL’opportunismo politico di Weber e le contraddizioni irrisolte nel Ppe

Il segretario del Partito popolare europeo sogna una alleanza coi sovranisti, ma Ecr è in testa solo in alcuni Paesi e non eleggerà abbastanza deputati per influenzare significativamente la maggioranza nel Parlamento Ue. Questo corteggiamento in vista del voto di giugno rovina la immagine filo europeista dei popolari

LaPresse

«Il nazionalismo è in crescita e il 9 giugno riguarda il nostro futuro, abbiamo bisogno di un’Europa forte. L’Europa di De Gasperi, Schuman, Adenauer è una promessa di grande democrazia per il mondo»: con queste parole, Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, ha scaldato la platea durante il congresso di Forza Italia, la scorsa settimana. Parole chiare, che rilanciano il ruolo dei popolari per un’Europa più unita e forte contro le forze sovraniste, e che sembrano un messaggio a chi, oggi, sogna proprio un’alleanza tra i popolari e i sovranisti nella prossima legislatura europea. Peccato, però, che il principale fautore di questa linea sia Weber stesso. 

Da tempo, infatti, il presidente del Ppe lavora a un avvicinamento tra popolari e il gruppo di destra dell’Ecr (che include ad esempio Fratelli d’Italia e il PiS polacco). Per far fronte al calo di consensi che i popolari subiscono nei principali Paesi europei, cioè quelli più pesanti nella ripartizione dei seggi a Bruxelles, la linea weberiana è quella di un’alleanza con l’Ecr (che in alcuni Stati membri, come l’Italia, sembra avviata verso un successo elettorale). 

La strategia non ha mancato di far emergere contraddizioni nei popolari, tradizionalmente europeisti e che oggi si trovano a vedere come principali partner un gruppo parlamentare tradizionalmente sovranista ed euroscettico. La linea di Weber ha fatto emergere spaccature in seno al Ppe e ha dato vita a dichiarazioni di Weber di un opportunismo così palese da suscitare ilarità, come quando si è complimento con Donald Tusk per la vittoria alle elezioni in Polonia definendolo «un amico» nonostante fino al giorno prima sostenesse i suoi rivali di Diritto e Giustizia. 

Non a caso, negli ultimi mesi la strategia comunicative dei popolari sembra essere quella di sottolineare le differenze tra i due principali gruppi di destra a livello europeo: se Ecr è un gruppo sovranista ma tendenzialmente atlantista, Identità e Democrazia, che in Italia accoglie la Lega, è un gruppo sovranista e filo-russo, che mette in discussione il sostegno all’Ucraina e rilancia spesso narrative comuni all’estrema destra a livello globale (trovando anche grandi comunanze con l’ala trumpiana dei Repubblicani americani). 

Weber stesso, recentemente, ha intensificato gli attacchi ai sovranisti «filo-putiniani», mentre Ursula von der Leyen, che la settimana scorsa si è candidata per la riconferma a presidente della Commissione Europea, a una domanda diretta posta in conferenza stampa, sull’alleanza con Ecr ha affermato che «la linea di demarcazione è “sostenete la democrazia?”, “difendete i nostri valori?”, “siete molto fermi nello Stato di diritto?”, “sostenete l’Ucraina” e “lottate contro il tentativo di Putin di indebolire e dividere l’Europa?»: una risposta cucita troppo addosso alle differenze tra Ecr e Id per non essere, di fatto, un modo per rispondere “si” senza dirlo apertamente.

Guardando ai sondaggi nazionali, però, ci si accorge che Ecr è in testa solo in Italia, grazie a FdI, mentre in Polonia ha da poco perso le elezioni; negli altri Paesi, potrebbe prendere troppi pochi seggi per far pendere davvero la bilancia dalla sua parte. In Germania, la sorpresa potrebbe essere rappresentata da Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra che a Bruxelles siede con i “rivali” di Identità e Democrazia. Se l’obiettivo è allearsi con la destra per far pesare meno i Socialisti e i Verdi, sembra insomma che la prossima maggioranza europea potrebbe non avere i numeri per poter definire riuscita l’operazione: il prossimo Parlamento Europeo sarebbe, si, spostato più a destra, ma senza che il Ppe possa fare a meno dei voti dei gruppi a sinistra. 

La campagna elettorale dei popolari si giocherà tutta su questo equilibro, tessendo fili verso la destra ma differenziando tra Id ed Ecr. Se l’operazione Weber non dovesse riuscire sul piano elettorale, sarebbe solo questione di tempo prima che nei popolari europei si ponga un tema politico più profondo: quanto è compatibile l’«Europa di De Gasperi, Schuman, Adenauer» a cui fa riferimento Weber con l’idea di Europa che hanno i partiti di Ecr, sovranisti e (nel caso polacco) poco in linea con l’idea europea di Stato di diritto? Che conseguenza avrà, nel Ppe, un’alleanza con Ecr per quelle parti del partito più intenzionate a guardare al centro, e ai liberali di Renew in primis? E quale sarà il destino della leadership di Manfred Weber?

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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