Design al femminileCome lo stile coquette è diventato di tendenza anche nell’arredo

L’estetica romantica e iper-femminile fatta di nastri, pizzi e ricami invade l’interior design. Merito anche di Barbie e della sua favolosa casa

Barbie Dreamhouse 1990. © Evelyn Pustka per Pin-Up

Se il 2023 era l’anno di “Barbie” e Taylor Swift («The Year of the Girl», come scriveva il magazine americano The Cut, e «Person of the year» secondo il Time), il 2024 è quello in cui l’estetica girly ha preso il sopravvento su ogni cosa. Non solo nella moda, con abiti rosa, fiocchi dappertutto (vedi Prada, Nina Ricci, Simone Rocha e Lana Del Rey per Skims) e un’impennata nella ricerca di capi in stile coquette (lo dice Net-a-Porter), ma anche nel beauty – dove si parla di soft girl make-up – e persino nell’arredo, che riscopre il fascino camp dell’eterna adolescenza.

Il merito è ancora di Barbie e della sua favolosa casa che Mattel con il magazine di architettura Pin-Up hanno celebrato con un libro in edizione limitata – “Barbie Dreamhouse. An Architectural Survey” – andato sold out in pochi minuti. Per esplorare l’universo di Barbie (oltre alle case anche i veicoli, gli accessori e naturalmente le bambole) non resta quindi che aspettare la mostra Barbie: The Exhibition, che il Design Museum di Londra ha in programma dal 5 luglio al 23 febbraio 2025 con un allestimento dell’architetto Sam Jacob.

Che sia un simbolo di indipendenza ed empowerment oppure colei che ha «fatto arretrare il femminismo di cinquant’anni», come viene accusata nel film di Greta Gerwig, Barbie ha traslocato almeno una decina di volte dal 1962, anno in cui è apparsa sul mercato la Dreamhouse. Le sue case – dal primo monolocale di cartone arredato in stile Mid-Century Modern alle follie architettoniche degli anni 2000 – riflettono l’evoluzione del gusto in materia di interior design e documentano il passaggio dal Modernismo al Postmodernismo a tutto quello che oggi chiamiamo architettura contemporanea. Ma mentre prima erano il design, la moda, il cinema e la televisione a influenzarne lo stile, ora è il Barbiecore a dettare legge sull’arredo.

Emblematico è il caso del marchio di pitture e rivestimenti murali Backdrop che propone tre colori – rosa, viola e turchese – ispirati a quelli della casa di Barbie. Bobbi Beck, altra azienda specializzata in carte da parati eco-friendly, si è rifatta alle delicate tinte pastello amate dalla bambola Mattel per le sue stampe Bonbon (a pois), Picnic (a quadretti) e Froyo (a righe). Il rosa, usato massicciamente nel film Barbie, al punto da causare una carenza globale di vernice (parola della scenografa Sarah Greenwood), è anche il colore scelto dal duo di designer Brajak Vitberg per la loro lampada da tavolo in plexiglass Miami, presentata nel contesto volutamente trasandato di una cameretta per ragazze.

Sasha Bikoff, 2023 Kips Bay Decorator Show House

Cercate ancora ispirazione per “barbiezzare” la vostra casa? Vi basterà guardare quella che l’interior designer Sasha Bikoff ha arredato a New York con mobili di Misha Kahn, Viktor Udzenija, Nicholas Devlin e John Pomp (tra cui un letto gonfiabile iridescente realizzato su misura), fiocchi sulle tende e alle maniglie degli armadi.

La fanciullezza è diventata così una categoria estetica, un lifestyle, un prodotto culturale e di mercato. Tra Girl Math, Girl Dinner e Hot Girl Walk (alcune delle tendenze che spopolano su TikTok), l’ossessione per le giovani donne ha portato la giornalista Sara Marzullo a scrivere il libro “Sad girl. La ragazza come teoria” (66thand2nd), mentre Sofia Coppola – i cui film ruotano spesso attorno alle vicende di adolescenti tristi – pubblicava con Mack Books il volume Archive, che ricostruisce la sua carriera cinematografica a partire da fotografie e oggetti collezionati negli anni. La stessa ossessione ha guidato le scelte Cluttercore (dove all’apparenza tutto è in disordine) dell’interior designer Benjamin Vandiver che per l’appartamento newyorkese di Rebecca Hessel Cohen, fondatrice del marchio LoveShackFancy, ha scelto tappezzerie rosa cipria e mobili d’antiquariato francese.

A sinistra Ribbon Runner di Sandy Liang. A destra Ribbon Chair di Nika Zupanc per Qeeboo. Foto di Saša Hess

Non c’è dubbio che il fiocco sia uno degli oggetti più usati e discussi dal 2023 a oggi. Sandy Liang ad esempio, stilista americana con un debole per le ballerine e Sofia Coppola (la sua collezione Primavera Estate 2024 è un inno a “Il giardino delle vergini suicide”), ha debuttato con una collezione di oggetti per la casa in cui spicca un tappeto con un nastro rosa stampato. Per realizzarlo Liang ha ammesso di essersi ispirata alla camera da letto del film Marie Antoinette, altro film di Coppola citato dalla stilista come uno dei suoi preferiti. Amato a tal punto da averne organizzato una proiezione al museo MAD di New York all’interno del programma Fashion on Film, che esplora la relazione tra la moda e il cinema.

Nika Zupanc è un’altra designer che intorno alla Girlhood ha costruito un’acclamata carriera fatta di arredi decorati spesso con fiocchi. Un po’ come l’artista Lina Sun Park, che ha annodato nastri a ogni cosa (e poi ha raccolto tutto nel libro “A Mouse in Her House”, edito da Same Paper).

Lina Sun Park, A Mouse in Her House, Same Paper

Sulla scia del successo di questa tendenza ci si potrebbe chiedere se sia reazionario o radicale arredare la casa di rosa e infiocchettarla. Come ha notato la giornalista Isabel Cristo nel sopra citato articolo di The Cut, “Woman in Retrograde, sarebbe troppo facile vedere l’immagine della ragazza come «un altro strumento malvagio del patriarcato»: sono le stesse donne a indossare ballerine e fiocchi nei capelli. E sono ancora per la maggior parte donne a progettare arredi bonbon e a decorare le proprie abitazioni con colori pastello. «Essere molto femminili è sempre stato considerato un po’ un tabù, quindi ora prendere il fiocco così femminile e metterlo in posti dove uno non è solito vederlo, come per esempio legato al cibo o a oggetti, lo porta a un altro livello di sfida a queste regole invisibili», ha detto Lina Sun Park. Che la Girlhood sia una visione di chi possiamo essere nonostante tutto?

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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