Bruxelles, UcrainaLe elezioni europee, e la risposta giusta alla guerra ibrida di Putin

Arrestati in Germania due agenti di Mosca che progettavano di far saltare in aria le fabbriche che producono armi per Kyjiv, mentre il Washington Post svela un documento segreto russo con le campagne del Cremlino contro l’ordine globale. Forse l’8 e 9 giugno sarà il caso di darsi una svegliata

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La polizia tedesca ha arrestato due cittadini russi accusati di pianificare per conto dei servizi segreti di Mosca un attacco esplosivo ai siti industriali e militari di Bayreuth, nel sud est della Germania, in modo da interrompere il flusso di aiuti bellici all’Ucraina. Il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, ha detto che non consentirà a Putin di «portare il terrore in Germania». 

Sempre ieri, il Washington Post ha svelato il contenuto di un documento ufficiale, ma segreto, del Ministero degli Esteri russo, datato aprile 2023, con la pianificazione di una campagna di disinformazione e di altre operazioni politiche, militari, commerciali e psicologiche contro la coalizione di paesi nemici della Russia guidati dagli Stati Uniti.

Il progetto del Cremlino svelato dal Post è la codificazione della guerra ibrida contro il mondo libero. I pilastri della strategia sono la sottomissione dell’Ucraina a colpi di missili, droni e artiglieria, l’indebolimento degli avversari occidentali con la diffusione di menzogne di ogni tipo e lo sfruttamento della guerra in corso per creare un nuovo ordine mondiale senza il dominio statunitense. 

Sarebbe carino che prima o poi se ne accorgesse la politica europea: meglio prima, fintanto che ci sono gli ucraini a combattere anche per noi, che poi, quando invece saremo costretti in prima persona a difenderci dall’imperialismo russo, se non aiuteremo in tempo e in modo adeguato i difensori ucraini della democrazia liberale.

Invece c’è ancora un blocco culturale, intellettuale, a impedire una reazione adeguata alla dichiarazione di guerra russa all’Europa. Come ha scritto Gary Kasparov, a commento delle immagini della distruzione di Kharkiv, dopo quelle di Mariupol e di altre città ucraine rase al suolo dai russi, l’Occidente si preoccupa più di un’ipotetica escalation militare che dell’annientamento reale dell’Ucraina.

I leader più illuminati del continente, a cominciare da quelli dei paesi dell’Est che sanno che cosa voglia dire vivere sotto il dominio di Mosca, hanno cominciato a fare sul serio, a consegnare armi a Kyjiv, anziché custodirle nei propri arsenali, a comprarne per conto di chi non riesce a produrle e a invitare a tramutare il due per cento del bilancio nazionale dovuto alla Nato in armi per i resistenti ucraini.

Il capofila politico degli europei illuminati è Emmanuel Macron, ma un ruolo adeguato al suo status potrebbe esserci anche per Mario Draghi, a condizione che le elezioni europee non premino i picchiatelli e gli amici di Putin.

Solo l’Italia ha deciso di stare a guardare, come hanno denunciato ieri in Parlamento dai deputati Lia Quartapelle e Benedetto Della Vedova, e di far rientrare dalla Slovacchia una batteria di missili SAMP-T che a Roma saranno certamente utilissimi ad attirare la polvere.

Prima o poi anche l’opinione pubblica europea dovrà accorgersi dell’importanza dell’invasione russa per il futuro dell’Unione, ammesso che il dibattito non sia già totalmente corrotto dalle fake news ingegnerizzate nelle fabbriche dei troll di San Pietroburgo e dagli utili idioti di Putin.

Un’occasione formidabile per spiegare che cosa sta succedendo, e per parare altre bordate propagandistiche Made in Russia, è il voto europeo dell’8 e 9 giugno. I partiti e liste europeiste sono le più attrezzate a guidare questo dibattito, anche se i nomi di alcuni candidati di spicco del Pd sono imbarazzanti, almeno fuori dalla circoscrizione della Kamchatka o dal collegio dei talk show televisivi. 

La strada è quella di continuare a informare e a comportarsi di conseguenza, scegliendo i candidati giusti dentro le liste giuste. Ci sono diversi ottimi candidati, in almeno tre diverse liste. Il programma buono, però, è unico: prima gli ucraini. Difendere l’Ucraina vuol dire difendere l’Europa, e difendere anche l’Italia, con uno sforzo minimo per noi e massimo per gli ucraini, i quali non aspettano altro che potersi difendere adeguatamente, cacciare l’invasore russo, e proteggere la propria libertà e identità.

Non ci sono argomenti altrettanto importanti e decisivi nella campagna elettorale 2024. Perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare se non di come fermare la guerra imperialista di Putin e l’attacco osceno ai processi democratici dell’Occidente?

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