Il caos delle normeI programmi per mettere in sicurezza l’Italia contro i rischi climatici sono tutti in ritardo

Nel Piano nazionale sono previste 360 azioni, ma l’Osservatorio per l’attuazione non nascerà prima della fine maggio e manca una mappatura delle risorse. Siamo indietro anche anche sugli invasi e il dissesto idrogeologico

Claudio Furlan//LaPresse

Le 360 azioni per la messa in sicurezza dell’Italia contro i rischi climatici per il momento restano sulla carta. Lo scrive Il Sole 24 Ore, spiegando che l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, previsto dall’omonimo piano nazionale approvato dal governo Meloni lo scorso 21 dicembre dopo un iter durato sei anni, ancora non esiste. E non sarà pronto, fanno sapere dal ministero dell’Ambiente, prima della fine di maggio.

L’Osservatorio dovrebbe essere il “cervello operativo” a cui viene affidata la regia delle 360 azioni indicate dal piano. La Strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici risale al 2015 e il Piano dovrebbe finalmente darne attuazione. Le azioni elencate comprendono attività di mitigazione del rischio in diversi ambiti, dall’agricoltura ai trasporti, e interventi mirati per fronteggiare fenomeni come desertificazione, siccità e dissesto idrogeologico.

Eppure, anche la costituzione dell’Osservatorio, comunque non basterebbe da sola a rendere operativa la pianificazione. «Serve una mappatura delle risorse necessarie per attuare le oltre 360 azioni previste», dice al Sole l’ex ministro Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile che monitora lo stato di avanzamento delle politiche ambientali. «Il problema non sono le risorse, ma la mancanza di un collegamento tra le varie programmazioni e gli strumenti di pianificazione territoriale».

Il ministero dell’Ambiente si dice impegnato per una soluzione che ponga rimedio all’attuale mancanza di specifiche fonti di finanziamento e ricorda che sarà compito dell’Osservatorio individuare le priorità di azione da attuare, collegandole alle possibili fonti di finanziamento a livello europeo, nazionale e regionale.

Ai fondi del Pnrr, appena rivisto, si affianca il Il Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc). Il governo sta poi sottoscrivendo gli accordi bilaterali con le singole Regioni per l’utilizzo dei fondi di coesione. Le risorse, insomma, non mancano. «È urgente allineare le varie pianificazioni per indirizzare al meglio l’utilizzo di tutte le risorse», dice Giovannini.

Un altro intervento, previsto nel quadro del Pnrr, è la pianificazione integrata di invasi e condutture. Il ministero delle Infrastrutture ha emanato un bando per gli interventi nelle infrastrutture idriche primarie e per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico, in seguito al quale ha condotto una prima analisi degli interventi proposti: si contano 773 proposte inserite a sistema delle quali 562 ammesse, per un totale di valore economico di oltre 13,5 miliardi di euro. Nei giorni scorsi, la seconda relazione del commissario straordinario per l’emergenza idrica, Nicola Dell’Acqua, ha individuato come urgenti 127 di queste opere per un controvalore di 3,67 miliardi. Ora la palla torna al Mit per la ricognizione delle risorse disponibili e quindi per la successiva predisposizione del piano.

Nel frattempo Asvis e Protezione civile ricordano la necessità di adeguare i Piani di assetto idrogeologico e la pianificazione urbanistica comunale alle nuove mappe di rischio contenute. Così come vanno aggiornati i Piani comunali di protezione civile. L’aggiornamento è obbligatorio, ma non sono previste scadenze né sanzioni e negli uffici comunali manca il personale per farlo in tempi rapidi.

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