ArchitestoIl genio letterario di Lesja Ukrajinka che neanche la censura sovietica ha potuto oscurare

Per Mondadori esce oggi in libreria una nuova versione de “Il canto della foresta", la celebre opera della scrittrice ucraina, in una traduzione a cura di Yaryna Grusha. Un dramma fiabesco in tre atti in cui il mito classico di Orfeo ed Euridice viene rovesciato

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Larysa Kosač nacque il 25 febbraio del 1871 a Zvjahly, in Volinia, una regione dell’Impero russo, da una famiglia appartenente sia all’aristocrazia sia all’intellighenzia ucraina. Il padre, Petro, era un consigliere comunale; la madre Olena, una scrittrice per l’infanzia molto conosciuta con lo pseudonimo di Olena Pčilka (“ape” in ucraino), era sorella di Mychajlo Drahomanov, un noto filosofo che aveva dovuto rifugiarsi all’estero perché le sue idee sull’Ucraina indipendente erano ritenute pericolose dal potere zarista. Nella famiglia di Larysa/Lesja si parlavano diverse lingue straniere e si passava l’inverno a leggere libri – Olena insisteva sull’istruzione dei figli in lingua ucraina –, mentre d’estate la casa di campagna dava ospitalità a diversi amici intellettuali. Per le feste i bambini (erano in sei) erano soliti organizzare concorsi di scrittura e spettacoli teatrali per i grandi.

Il periodo felice dell’infanzia terminò bruscamente quando Lesja aveva undici anni. La curiosità per il folclore ucraino la spinse infatti ad assistere al rito della benedizione dell’acqua, la celebrazione che chiude il ciclo delle feste natalizie ortodosse; ma il freddo del fiume scatenò in lei la tubercolosi ossea, fino allora latente. Secondo alcuni studiosi la grave malattia rappresentò un vantaggio nella formazione della futura scrittrice: è fuori di dubbio, in effetti, che i trent’anni di lotta e convivenza con la malattia abbiano influito in profondità sia sulla sua vita che sulla sua opera.

(…) Il dramma più celebre ed enigmatico di Lesja Ukrajinka è senz’altro Il canto della foresta, scritto nel 1911 in Georgia. L’autrice lo butta giù di getto, in dieci giorni, durante una serie di attacchi di isteria, come racconta in una delle lettere alla madre. Il canto della foresta è una storia di metamorfosi e di prove iniziatiche che i personaggi devono superare per raggiungere uno stato del tutto disincarnato. Lo scontro tra due opposte filosofie di vita è reso sulla scena tramite il confronto tra due diversi spazi: la foresta, simbolo di libertà, e il villaggio, i cui abitanti in cambio della loro libertà hanno ottenuto solo una vita quotidiana grigia e il pensiero ossessivo delle bocche da sfamare. L’arrivo degli umani nella foresta, nel terzo atto, ne comporta la distruzione. Unico tramite tra i due mondi è lo zio Lev che, oltre a rispettare le leggi della foresta, mantiene anche la promessa di non toccare la quercia secolare.

(…) Donna elegante nell’abbigliamento e nella scrittura, nella vita e con le sue opere Lesja Ukrajinka ha combattuto a favore delle istanze femminili. Innanzitutto ha puntato all’autonomia economica, cercando di mantenersi e coprire con le traduzioni e le sue pubblicazioni le spese dei suoi numerosi viaggi. Nelle lettere alla madre, inoltre, rivendica per sé e per le sorelle il diritto di vivere una vita che non sia esclusivamente subordinata al matrimonio. Anche i suoi personaggi femminili, che rivestono sempre il ruolo di protagoniste – Donna Anna, Marianna, Priscilla, Cassandra e Mavka –, sono donne che si emancipano, che pensano e agiscono autonomamente: «La storia di Mavka» confida in una lettera Lesja alla madre «poteva scriverla solo una donna».

Il linguaggio che Lesja Ukrajinka utilizza nei drammi rappresenta uno dei primi tentativi di adattare la lingua ucraina al più ampio contesto del dramma europeo: rinunciando gradualmente alla rima classica, la scrittrice avvicina il verso ucraino allo sperimentalismo formale del primo Novecento europeo. In certi casi i monologhi risultano molto vivaci, scritti in una lingua che ricalca il parlato, con il risultato di un testo molto moderno e accessibile al lettore.

Nel 1907, contro tutte le aspettative della madre, Lesja sposa il suo amico e ammiratore Klyment Kvitka, di nove anni più giovane. Fedele custode del suo archivio, questi la seguirà ovunque per tutti gli anni successivi. Ma nell’estate del 1913, a Surami, in Georgia, le condizioni di salute di Lesja precipitano. Ed è a Surami che il 1° agosto la scrittrice si spegne. Negli ultimi giorni non ha smesso di lavorare, dettando alla madre e alla sorella Izydora il dramma “Sulle rive di Alessandria”, che rimane incompiuto.

La malattia contro cui Lesja Ukrajinka lottò per più di trent’anni riuscì a sconfiggere il suo corpo, non la sua anima. Questa donna – negli ultimi giorni «bianca come se fosse fatta di alabastro» come si descrive nell’ultima lettera all’amica Ol’ha Kobyljans’ka – ricalca le orme di Mavka: lascia il corpo per diventare una voce, ardente e appassionata, destinata a parlare alle future generazioni.

In epoca sovietica i drammi di Lesja Ukrajinka non hanno goduto della dovuta attenzione da parte dei critici, a vantaggio della poesia. Le sue lettere invece sono state pubblicate con numerosi tagli e omissioni, e la sua immagine è stata variamente utilizzata e distorta.

Pur avendo definito la scrittrice «amica dei lavoratori» e «voce della rivoluzione proletaria», il Partito comunista dell’URSS ha costantemente perseguitato la sua famiglia. In un articolo, Lenin definì «un nazionalista borghese» lo zio Mychajlo Drahomanov. Nel 1920 venne arrestata la madre Olena Pčilka; negli anni Trenta il marito di Lesja, Klyment Kvitka, e la sorella Izydora. Nel 1943 i sopravvissuti della famiglia Kosač riuscirono a emigrare in Occidente portando con sé e, di conseguenza, mettendo in salvo l’archivio della poetessa: le opere, le lettere, le pubblicazioni.

Con la proclamazione dell’Indipendenza dell’Ucraina nel 1991, la figura e le opere di Lesja Ukrajinka sono state rivisitate e ristudiate. Il centocinquantenario della sua nascita è stato celebrato con la pubblicazione dell’opera completa e non censurata in 14 volumi. Gli studi che mettono in luce il legame dell’opera di Lesja Ukrajinka con la letteratura contemporanea ucraina sono sempre più numerosi. La poesia ucraina, sempre più al femminile, si rispecchia nel tipo di donna che esce dall’ombra della storia grazie alle opere di Lesja Ukrajinka.

Tratto da “Il canto della foresta Dramma fiabesco in tre atti”, di Lesja Ukrajinka (Mondadori), a cura di Yaryna Grusha

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