Nuovi orizzontiIl racconto dell’agricoltura che cambia chiude Disquisito

Con i nuovi volti delle terre italiane, tra il sogno della pizza agricola al recupero delle vigne abbandonate, si è conclusa la tre giorni di talk ed eventi per festeggiare i dieci anni del Mercato Centrale

«Ai giornalisti piace raccontare che i giovani stanno tornando alla campagna. In realtà non è vero: molte aziende agricole chiudono e le aree interne continuano a perdere densità abitativa». Il racconto duro dello stato dell’agricoltura italiana arriva da Pasquale Bonsignore, titolare del marchio alimentare siciliano Incuso e designer del territorio. La sua è stata una delle voci del talk “L’agricoltura che cambia”, che ha chiuso “Disquisito”, il festival curato da Linkiesta Gastronomika e Il Post per festeggiare i dieci anni di Mercato Centrale.

Il segreto di Bonsignore è stato proprio applicare il design all’agricoltura, provando a smontare questo mondo per ricostruirlo in maniera diversa rispetto a quello a cui siamo abituati. Con il suo marchio, non coltiva praticamente la terra, ma presiede una filiera di prodotti diversi, puntando sulla collaborazione e la diversità più che sul conflitto e l‘uniformità come oggi accade.

«La finanza vuole uniformità, concentrazione. L’agricoltura funziona con la varietà», ha detto. «Se proviamo a reimmaginare strutture produttive e rapporti di filiera, è possibile scardinarsi da un sistema che non regge più, creando le condizioni prima di tutto economiche per cui i ragazzi possano avere l’opportunità di scegliere di restare nelle loro terre».

Recuperare la terra è quello che Andrea Moser, enologo, che riprende le vigne abbandonate, ridonando bellezza e sostenibilità economica ai luoghi. Ed è quello che sta provando a fare Graziano Giacosa, che quest’anno ha provato per la prima volta a seminare a Cuneo il grano che si semina in Sicilia per creare, in accordo con Petra, una pizza cento per cento piemontese. Come sogna di fare Massimiliano Prete, pizzaiolo, che immagina una vera e propria «pizza agricola». Dal grano al forno: una filiera che comunica. E non al ribasso, anzi.

Una cura dei produttori dalla terra al piatto è quello che fanno e che hanno raccontato Marco Bianchi e Giuseppe Fiorini, ideatori de Al Torrazzo, home restaurant dove si cucina per pochi intimi, ricercando il prodotto giusto nel posto giusto anche per dare voce alle piccole realtà. «C’è tanto lavoro dietro, noi ricerchiamo materie prima di qualità per il nostro home restaurant. Siamo venuti in contatto con molte realtà: loro avevano bisogno di noi, noi avevamo bisogno di loro», hanno raccontato.

È l’agricoltura che cambia. E ci piace molto.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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