Maneggiare con curaLe elezioni in Macedonia del Nord potrebbero alimentare lo scontro con la minoranza albanese

Tra aprile e maggio si voterà per il presidente e per il rinnovo del parlamento con il rischio di eventuali infiltrazioni russe alle urne per favorire l’instabilità di un Paese della Nato

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La Macedonia del Nord è pronta per un bimestre elettorale che può rivelarsi cruciale per il futuro del Paese. Ad aprire la scena ci sono le elezioni presidenziali, il cui primo turno si svolgerà il prossimo 24 aprile, mentre a maggio si voterà per il rinnovo del Parlamento. Sul tavolo ci sono l’integrazione europea di Skopje e la stabilità di una democrazia precaria contrassegnata da acute tensioni etniche e litigiosità tra i partiti.

Un terzo della popolazione macedone è, infatti, di matrice albanese ed in passato si è sfiorata la guerra civile tra le due componenti della nazione. Il conflitto è stato evitato grazie al dialogo, ma le fondamenta elettorali e democratiche restano essenziali. L’organizzazione non governativa Freedom House, che monitora il rispetto dei diritti civili e politici nel mondo con un rapporto annuale, ritiene che la Macedonia del Nord sia una nazione parzialmente libera che deve lottare contro corruzione e clientelismo ed in cui i giornalisti sono soggetti ad intimidazioni e pressioni. Le ultime consultazioni parlamentari e presidenziali sono state libere e si sono svolte in maniera ordinata anche se non sono mancati episodi negativi come i casi di voto di scambio.

Il Presidente della Repubblica viene eletto al ballottaggio se non ottiene almeno il cinquanta per cento dei voti al primo turno ed il secondo turno è considerato valido se l’affluenza alle urne raggiunge almeno il quaranta per cento degli aventi diritto. L’elezione del capo dello Stato vedrà una ripetizione della sfida del 2020 in cui Stevo Pendarovski, candidato per l’Unione socialdemocratica della Macedonia, si era imposto su Gordana Siljanovska, esponente dell’Organizzazione rivoluzionaria interna macedone-Partito democratico per l’unita nazionale macedone (Vmro-Dpmne).

Parteciperanno alle consultazioni anche Arben Taravari dell’Unione per gli albanesi, Bujar Osmani dell’Unione democratica per l’integrazione (Dui), Maksim Dimitrievski con Per la nostra Macedonia e altri candidati. Il Capo dello Stato ha prerogative limitate, dato che la Macedonia del Nord è una repubblica parlamentare, ma ha voce in capitolo sulla politica estera del Paese e può orientarne l’opinione pubblica.

Il sistema politico è dominato dai Socialdemocratici e dai nazionalisti di destra del Vmro-Dpmne che si sono alternati al governo, talvolta in coalizione con i partiti della minoranza albanese, nel corso degli ultimi trent’anni.

Un recente sondaggio, riportato dal portale Mkd, ha evidenziato come la Siljanovska sia in vantaggio con il 36,5 per cento dei voti mentre Pendarovski è poco sotto il venti per cento dei consensi. Osmani, Dimitrievski e Taravari dovrebbero invece ottenere tra il dieci ed il quattordice per cento dei voti. Al ballottaggio dovrebbe prevalere la Siljanovska e la destra nazionalista è in netto vantaggio anche alle elezioni parlamentari dove dovrebbe il 38,6-40,8 per cento dei voti contro il 16-21,8 per cento dell’alleanza tra socialdemocratici, liberali e Verdi.

Il quadro, però, è reso complesso dalla presenza di due coalizioni di partiti albanesi, che potrebbero superare il dieci per cento dei voti, e di due partiti di sinistra radicale, Levica e Per la nostra Macedonia, stimati al 5-8.2 per cento dei consensi. I Socialdemocratici e il Vmro-Dpmne sono entrambi favorevoli all’ingresso del Paese nell’Unione Europea, ma ci sono divergenze sostanziali tra i due partiti in merito a come si dovranno svolgere le trattative.

La nazione balcanica è stata costretta, tempo fa, a cambiare denominazione in Macedonia del Nord in seguito alle pressioni esercitate dalla Grecia, che per anni aveva posto il veto all’ingresso di Skopje nella Nato e nell’Unione Europea. Atene asseriva che solamente così si sarebbe posto fine alle presunte mire espansionistiche di Skopje nei confronti della regione della Macedonia greca.

Il mutamento, appoggiato anche da Bruxelles, ha aperto le porte dell’Alleanza Atlantica, ma non quelle dell’Unione Europea perché è intervenuta la Bulgaria: Sofia pretende che la Macedonia del Nord cambi, nuovamente, la sua Costituzione per inserire la minoranza bulgara tra i popoli costituenti del Paese. Il centrodestra è fermamente contrario, per ragioni di orgoglio ed identità nazionale, a nuove modifiche costituzionali ed una sua vittoria potrebbe complicare le trattative con Bruxelles. I Socialdemocratici e i partiti albanesi sono favorevoli alle modifiche, parte di un’intesa raggiunta con la mediazione di Bruxelles, ma non hanno i voti necessari per ratificarle in Parlamento. La questione dell’ingresso di Skopje nell’Unione Europea si trascina, ormai, dal lontano 2005 quando la Macedonia del Nord ottenne lo status di candidato. I colloqui ufficiali sono iniziati nel 2022, ma sono lontani dal raggiungere l’obiettivo.

Il clima di incertezza e tensione all’interno del Paese potrebbe dare vita, secondo il partito albanese Dui, a rivolte e manifestazioni dopo le elezioni parlamentari di maggio. Una prospettiva definita dal movimento «lo scenario russo» che prevede sforzi coordinati tra la destra nazionalista del Vmro-Dpmne e la sinistra di Levica per minare il processo elettorale e sobillare il dissenso nella nazione balcanica.

Il leader del Dui Ali Ahmeti ha fatto esplicito riferimento, in passato, a tentativi di infiltrazione da parte di Mosca attraverso i partiti politici ed i media filo-russi. Secondo Ahmeti il Cremlino ha interesse a fomentare l’instabilità in Macedonia del Nord e nei Balcani occidentali per soddisfare le proprie mire espansionistiche. La tesi di Ahmeti, che ovviamente non può essere provata in maniera incontrovertibile, suscita o dovrebbe suscitare preoccupazione a Bruxelles.

I Balcani Occidentali non sono ancora stati integrati nell’Unione Europea e continuano a essere percorsi da tensioni, come quelle presenti all’interno della Bosnia Erzegovina e tra Kosovo e Serbia. Mosca può sfruttare queste fragilità a suo vantaggio ed espandere la propria influenza nella regione minando quella di Bruxelles, che rischia di perdere credibilità agli occhi della popolazione locale a causa dell’estenuante allungarsi del processo di adesione. Alcune nazioni, come la Macedonia del Nord, godono della protezione dell’Alleanza Atlantica, ma un cambio di equilibri con la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane di novembre potrebbe indebolire anche questo baluardo.

Ecco perché le elezioni macedoni di aprile-maggio saranno un importante banco di prova per Skopje, conscia delle tante tensioni che intercorrono tra la maggioranza macedone e la minoranza albanese della popolazione.

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