I fan del premieratoMentre il resto dell’occidente alza barriere contro il populismo, qui le abbassiamo

In Germania centrosinistra e centrodestra si interrogano su come mettere la Corte costituzionale al riparo da un’eventuale vittoria di Afd. In Italia fior di liberali e riformisti insistono invece nel voler dare man forte al governo di Giorgia Meloni nel suo progetto maggioritario-presidenzialista, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Giorgia Meloni alla convention per il decennale di FDI
LaPresse / Roberto Monaldo

In Germania centrosinistra (o per meglio dire la coalizione «semaforo», formata da socialisti, liberali e verdi) e centrodestra (la Cdu-Csu) si interrogano su come mettere la Corte costituzionale al riparo da un’eventuale vittoria dei nazional-populisti di Afd, per evitare quello che è successo negli Stati Uniti con Donald Trump (e prima, e peggio, in Ungheria con Viktor Orbán). «In molti Paesi del mondo, le corti costituzionali sono sotto forte pressione», scrive Die Zeit nel suo nuovo numero. «Ovunque arrivino al governo, autocrati e populisti cercano di limitare il ruolo delle corti costituzionali e di abolire la separazione dei poteri». Per questo motivo in Germania centrosinistra e centrodestra stanno studiando una riforma costituzionale che vada nella direzione esattamente opposta a quella su cui ci siamo incamminati in Italia.

È lo stesso problema che ieri, come gli attenti lettori di questa newsletter già sanno, poneva su Le Monde un gruppo di studiosi, con un appello in favore di una legge elettorale proporzionale per salvare la democrazia.

Solo da noi, popolo sfortunato, fior di liberali e riformisti insistono nel voler dare man forte al governo di Giorgia Meloni nel suo progetto maggioritario-presidenzialista (molti di loro li ha radunati oggi il Foglio in una paginata dal titolo «Premierato? Parliamone», dove si definisce il progetto una «ghiotta occasione»).

E così, mentre nel resto dell’occidente le forze democratiche e liberali ragionano su come alzare gli argini costituzionali di fronte alla minaccia populista, da noi si continua a ripetere il trentennale ritornello sui guasti del proporzionale (abolito trent’anni fa) come causa prima della frammentazione e dell’instabilità dei governi (e si è visto infatti in questi trent’anni, su entrambi i fronti, che bei risultati).

Siccome il modello portato a esempio, e di cui si torna a parlare in questi giorni, è proprio quello francese, mi sembra giusto trascrivere qui la testimonianza dei diretti interessati: «Spesso si paventa che la rappresentanza proporzionale incoraggi l’instabilità del governo, ma numerosi esempi, in particolare provenienti dai nostri vicini tedeschi, ai quali ci piace tanto paragonarci, dimostrano che non è necessariamente così. Dal 1980, la Francia ha infatti avuto venti diversi capi di governo con il sistema maggioritario, mentre la Germania con rappresentanza completamente proporzionale ne ha avuti solo cinque». E nessuno di loro si chiamava Silvio Berlusconi, aggiungo io, e nemmeno Giuseppe Conte.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club