Conto alla rovesciaL’Occidente deve usare il tempo che resta per prepararsi alla guerra e armare Kyjiv

L’Europa è sempre più vicina allo scontro con la Russia, ma sembra non accorgersene: solo il 4,8 per cento degli esperti italiani vede il conflitto come una minaccia. Il primo ministro ceco Fiala avverte: «Bisogna creare un meccanismo di approvvigionamento di munizioni per l’Ucraina»

LaPresse

In Ucraina è uscito il libro “Il treno arriva secondo l’orario previsto” che racconta storie di persone che ogni giorno fanno l’impossibile affinché la principale arteria del Paese funzioni senza sosta. C’è un passaggio significativo: «Sul treno chiamato “Kyjiv-Guerra” a volte è difficile persino acquistare biglietti, anche se ogni anno la distanza verso la destinazione si riduce. Il treno parte da Kyjiv verso Kramatorsk, a soli seicentocinquanta chilometri di distanza. Quindi, è un treno a lunga percorrenza. Ma c’è qualcosa di positivo da notare: non è ancora un treno regionale, ma nazionale».

Se parliamo dell’Europa, il treno di lunga percorrenza “Roma-Guerra” non è nemmeno immaginabile dagli italiani. Dopo due anni di guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina, la minaccia per l’Europa è più che mai evidente. Tuttavia, secondo gli esperti italiani, questa percezione è diversa nel nostro Paese: secondo un sondaggio condotto dall’Ispi alla fine del 2023, si ritiene che la principale minaccia per l’Italia sia legata al rischio di una nuova crisi economica (quarantadue per cento), mentre solo il 4,8 per cento vede il conflitto russo-ucraino come una minaccia.

Questa mancanza di percezione della minaccia russa da parte di vari Paesi europei come l’Italia è un grave errore. E il frutto di questo errore (in parte) è la mancanza di munizioni in Ucraina: la Cechia ha proposto di acquistare proiettili per l’Ucraina da Paesi terzi. Il primo ministro ceco Petr Fiala ha scritto sul Financial Times che questa iniziativa, oltre alla missione principale di «creare un meccanismo di approvvigionamento di munizioni robusto che contribuirà direttamente a cambiare le sorti del fronte», ha un altro obiettivo altrettanto importante: «Dare all’Occidente più tempo per adattarsi. La guerra sta cambiando il nostro mondo. I giorni di compiacenza sono finiti. Questo significa che non possiamo più evitare cambiamenti fondamentali a casa, come il rafforzamento della resilienza sociale e la ricostruzione di una capacità difensiva sufficiente».

Se si guardano le tempistiche italiane, secondo il Documento programmatico pluriennale per il triennio 2023-2025 del ministero della Difesa, «l’obiettivo nazionale, espresso nelle dichiarazioni politiche, è di conseguire, entro il 2028, il due per cento delle spese per la difesa rispetto al Pil». Purtroppo, il messaggio sulla necessità di investire sul comparto militare non è ancora arrivato pienamente nel dibattito pubblico italiano e rimane ancora marginale. Insomma, gli italiani non vedono l’urgenza e nel frattempo i russi si stanno avvicinando all’Europa.

Tutto questo scenario ricorda un detto afghano (spesso attribuito ai talebani): «Voi avete l’orologio, ma noi abbiamo il tempo». In altre parole, i talebani erano disposti ad aspettare fino alla sconfitta dell’America che pure aveva gli strumenti tecnologici più avanzati. Lo stesso sta succedendo in Ucraina: i russi sono impegnati in una guerra di logoramento e pronti ad aspettare che l’Occidente ceda. Tuttavia, l’Occidente non sta utilizzando il tempo in modo efficace. Forse è giunto il momento di impiegarlo per prepararsi, poiché ogni ora guadagnata dagli ucraini viene ottenuta a caro prezzo: sangue e morte. Dare le armi agli ucraini è una priorità ineludibile e il tempo non va sprecato. L’Europa sta perdendo il suo focus, e il treno si sta ormai avvicinando alla prossima fermata. Una fermata chiamata “Europa-Guerra”.

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