Enzo e LuciaLa surreale rivoluzione di Schlein si è fermata ad Annunziata, De Luca e Nico Stumpo

Il paradosso della segretaria che avrebbe dovuto lottare contro i cacicchi, ma che al Sud si affida al volto tv che conta sui voti del cacicco in chief De Luca e sulla mitica organizzazione della ditta bersanian-dalemiana

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Quella delle contraddizioni non inevitabili del Partito democratico continua a essere materia inesauribile di analisi e spunti. Un filone d’oro. Una contraddizione che sta venendo fuori con chiarezza cristallina è quella della candidata esterna capolista del Partito democratico al sud, Lucia Annunziata, che avrà dalla sua parte i voti del “cacicco” più “cacicco” di tutti, Enzo De Luca. E potendo inoltre, Lucia, contare sull’organizzazione minuta di Nico Stumpo, già mitico responsabile organizzativo all’epoca di Pier Luigi Bersani leader del Pd e poi al suo seguito in Articolo Uno – il che lascerebbe presupporre anche un concreto sostegno di Massimo D’Alema, che nella sua Puglia è sempre qualcuno (chissà se in compagnia dell’altro “cacicco” del Mezzogiorno Michele Emiliano, che difficilmente si spenderà per il sindaco di Bari Antonio Decaro).

La situazione nel sud si va complicando forse anche per l’effetto dell’inchiesta barese e per le varie tensioni che serpeggiano in tutte le regioni. E questo matrimonio tra Enzo e Lucia è un segno della confusione che regna, l’indipendente amica di Elly appoggiata dal gran capo della Campania che disprezza Elly. Vai a capire.

In un sondaggio riservato di qualche giorno fa, nella circoscrizione sud il Partito democratico si ferma al quattordici per cento, una cifra spaventosa in sé e terribile se confrontata con il ventisette attribuito al Movimento 5 stelle: rispetto alle politiche, Schlein perde due punti e due punti guadagna l’avvocato.

Il volto noto televisivo di Annunziata si gioverà dunque del medesimo supporto politico-organizzativo che all’epoca ebbe un’altra star televisiva come Lilli Gruber, mentre Michele Santoro era un po’ più svincolato da certe logiche.

La storia si ripete, dunque, alla faccia della rivoluzione schleiniana che a differenza di quella francese mescola insieme Ancien Régime, Robespierre e Termidoro, dimodoché alla fin fine Giuseppe Conte sembra essere lui il paladino puro della “rivolta” popolare: una eterogenesi dei fini che dovrebbe far riflettere la segretaria e i suoi giovani collaboratori, compresi intellettuali e giornalisti con i quali è in contatto permanente.

Insomma, la retorica del nuovismo viene avviluppata – non per la prima volta – dal più prosaico professionismo politico. Nulla di illecito, intendiamoci, ma lasciamo stare “la favola bella che ieri t’illuse” dei puri contro i capibastone: qui gli scheletri sono ben alloggiati in tutti gli armadi.

La verità è che in campagna elettorale vale tutto e il contrario di tutto, chi sostiene Kyjiv e chi non la sostiene, e dunque, ma non è ufficiale, ci sarà anche il prode Marco Tarquinio nella circoscrizione del centro Italia, anche se non tra i primi della lista, buono per coprire il fronte della “bandiera bianca” e contemporaneamente quella dell’opposizione ai nuovi diritti. Mentre già impazzano le lotte tra candidati ancora prima di aver composto le liste. Malumori ovunque, con la leader che si è chiusa nel bunker: «Decido io». Molto pericoloso, in questo clima.

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