Scelte coraggioseIl Pd e il M5s vogliono mettere Matteotti nel loro pantheon, ma basterebbe seguire le sue idee

A cent’anni dalla morte, il martire del partito socialista, osteggiato dai fascisti e dai comunisti, vuole essere ricordato da due partiti che poco hanno a che fare con la sua linea politica

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Finalmente un centenario che potrà essere ricordato per i pezzi di verità che svelano una storia straordinaria e drammatica, pezzi di verità a lungo taciuti. Nel duello a sinistra che ha punteggiato l’intero Novecento, Giacomo Matteotti è stato considerato una figura atipica, antifascista sì, martire sì, tuttavia un socialista democratico di cui diffidare per essere stato antibolscevico, amante e difensore della libertà e della democrazia parlamentare in un tempo in cui parlamento e libertà individuali venivano considerati, da fascisti e comunisti, accidenti pericolosi di cui liberarsi nel nome di due dittature – la nazione e il proletariato – che segneranno lunghi decenni del secolo scorso.

La casa editrice Einaudi si rifiutò di pubblicarlo, Palmiro Togliatti scrisse di lui pagine terribili, Antonio Gramsci lo considerò «il pellegrino del nulla», un politico che aveva soltanto sbagliato perché puntava alle riforme – più scuole, più ospedali, più case popolari – anziché confidare nella rivoluzione. Insomma, un nemico della classe operaia, un folle da dimenticare benché avesse sfidato, pressoché da solo, Mussolini e il fascismo fin dal 1921, quando viene rapito e seviziato da una squadraccia in Polesine, a Castelguglielmo, per aver presentato a Montecitorio una documentata interrogazione contro le malefatte fasciste.

Leggo che Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, potrebbe inserirlo nel pantheon del suo partito. Leggo che anche Giuseppe Conte, leader grillino, vorrebbe. Manifesto i miei dubbi. Nel pantheon di una forza politica si dovrebbero inserire uomini e donne nei cui ideali si crede fermamente, persone che costituiscano un esempio, un modello intellettuale e di vita.

Come il Movimento 5 Stelle possa considerare Matteotti “uno di loro” mi è ignoto. Giacomo difendeva il parlamento, Beppe Grillo lo considerava una latrina. Giacomo auspicava alleanze con cattolici e democratici per fermare l’ascesa di un movimento illiberale, Grillo ha fondato il movimento del “vaffa”. Giacomo amava la politica, Grillo è l’antipolitico per definizione. Giacomo era europeista, Grillo e i grillini no, e via di seguito.

Quanto a Schlein, che non intendo affatto paragonare a Conte e a Grillo, ciò nondimeno, per far posto a Matteotti, dovrebbe sfoltire il pantheon del Partito democratico. Come può il Gramsci che ritiene semi fascisti Giovanni Amendola, Luigi Sturzo e financo Filippo Turati, il padre politico di Matteotti, stare di fianco a Giacomo sotto lo stesso tetto? E la tessera del Partito democratico dedicata a Enrico Berlinguer, segretario del partito comunista, come può coesistere con l’immagine di Giacomo segretario del partito socialista unitario? È tempo di scelte nette, non di collezionare figurine.

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