Fate prestoMancano mille giorni per completare il Pnrr e gli effetti positivi non si vedono ancora

Al centro Brera di Milano, Irene Tinagli, Francesco Rossi Salvemini e Michele Samoggia hanno dialogato sulle sfide economiche che saranno al centro della elezioni europee: dalla gestione del Pnrr al futuro economico dell’Unione

Lorenzo Ceva Valla

Restano solo mille giorni per spendere tutti i centonovantaquattro miliardi di euro del Pnrr e attuare le riforme richieste. Mai nella storia dell’Unione europea si è votato per il rinnovo del suo Parlamento durante un periodo così delicato dal punto di vista economico. Questo è l’anno decisivo, ma “l’effetto Pnrr” non si sta vedendo ancora sul Pil del nostro Paese.

«In questi mille giorni l’unica cosa da fare è correre: realizzare le opere e le riforme. L’obiettivo del Pnrr era far crescere il Paese, se ce lo dimentichiamo non abbiamo capito nulla e facciamo un dispetto non all’Europa, ma agli italiani». Così Irene Tinagli, eurodeputata e presidente della Commissione Problemi economici e monetari del Parlamento europeo, ha criticato, durante l’evento Linkiesta Talks dedicato all’economia europea, l’attuazione del Next Generation Eu da parte dell’Italia. Secondo l’eurodeputata, ad aver generato dubbi negli operatori che partecipano ai bandi sono state le incertezze viste durante la revisione del Pnrr e la mancata attuazione delle riforme necessarie, dalla concorrenza alla giustizia.

Non è di questo avviso Francesco Rossi Salvemini, consigliere economico della Commissione europea e membro task force per la ripresa e la resilienza: «Noi come Commissione guardiamo alle milestones, gli obiettivi che devono essere raggiunti a cadenza semestrale. Da questo punto di vista l’Italia è il Paese più avanzato d’Europa in perfetta linea con gli obiettivi comunitari». Per vedere gli effetti positivi degli investimenti e delle riforme del Pnrr, ha spiegato Salvemini, bisognerà però aspettare ancora del tempo, «ma come effetto indiretto il piano ha già aumentato la fiducia degli imprenditori». Inoltre, Salvemini ha ricordato che le previsioni sull’effetto del Pnrr sulla crescita del Paese sono molto conservative e non tengono conto dell’impatto delle riforme.

Ma se il Pnrr fra mille giorni finirà il suo compito, il Parlamento europeo già da tempo sta pensando a come e quali nuovi strumenti l’Unione dovrà creare per affrontare le prossime sfide e continuare a sostenere gli investimenti. «Gli strumenti di solidarietà funzionano e aiutano a tamponare le grandi crisi. Il problema è che questo dibattito è arrivato nel momento delle elezioni – ha detto Tinagli – L’Europa delle nazioni di cui parla Giorgia Meloni non esiste e io vorrei che l’Europa pensi alla sua unità prima della prossima crisi».

Anche le imprese hanno delle richieste all’Europa del futuro: serve più mercato e regole chiare e di lunga prospettiva, come aveva fatto nel 2014 con la normativa sul Tabacco. «Con quella decisione sono state differenziate le sigarette dagli altri prodotti. Questo ha fatto sì che le fabbriche dei nuovi prodotti innovativi sono in Europa – ha spiegato Michele Samoggia, Communication, Scientific Engagement & Sustainability Senior Manager di Philip Morris Italia – L’innovazione nasce dall’azienda, ma la prospettiva di sviluppo è data dalla normativa».

La filiera italiana di Philip Morris coinvolge circa 8.000 imprese italiane di fornitura e servizi e genera occupazione per circa 41.000 persone su tutto il territorio nazionale. Importante per il loro percorso di transizione ecologica verso un mondo senza sigarette sarà la decisone della prossima legislatura riguarda alla normativa sul tabacco: «La speranza è che si prosegua nel solco del 2014», ha detto in conclusione Samoggia.

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