Pazza IkeaIl particolare business immobiliare dei bunker di guerra in Svezia

Nel paese scandinavo aumentano le richieste di acquisto o ammodernamento dei sessantamila rifugi antiatomici sotterranei costruiti durante la Guerra Fredda. Una reazione emotiva della popolazione dopo l'invasione russa in Ucraina, ma non solo

LaPresse

Il piccolo Micael ha preteso che le pareti della sua stanza fossero dipinte di azzurro, come il cielo. Ha compiuto da poco dodici anni e in regalo ha ricevuto una PlayStation da utilizzare sullo schermo da sessanta pollici che da solo arreda tutto l’ambiente. Suo padre, Georg, un ingegnere informatico, spiega con un certo orgoglio che con un preavviso di appena quarantotto ore, può trasferire tutta la famiglia dentro al nuovo appartamento, assieme al fabbisogno per sopravvivere fino a quattro mesi, in totale isolamento. L’appartamento in questione, che sta dieci metri sotto terra, è un vecchio bunker di quelli costruiti negli anni Settanta ai tempi della Guerra Fredda. Pare che “arredatore rifugi atomici” sia una figura professionale molto ricercata di questi tempi in tutta la Svezia.

Non è ancora una psicosi, per ora chiamiamola una singolare tendenza. Gli svedesi si preparano alla guerra ma non è solo un modo di dire. L’agenzia governativa Msb – corrispondente della nostra Protezione Civile – ha da poco stanziato dieci milioni di euro per un programma di ispezione e ammodernamento di tutti i bunker esistenti sul territorio nazionale. 

Quella di George e del piccolo a Micael era una vecchia scuola che sorge non lontano da Malmoe – località Ljungby – era stata trasformata in residenza e da lontano sembra tanto la tipica fattoria in stile scandinavo. Ma avvicinandosi e aguzzando la vista si scopra un portone quasi parallelo al terreno che si schiude per trasportarti in un mondo degno di un film catastrofico. Mura spesse un metro e trenta, porte di metallo rinforzato, sistema indipendente di aerazione con filtri depuranti, arredamento essenziale ma garbato, in pure stile Ikea solo un po’ più sofisticato. Ma quello dipende dal conto in banca. C’è chi appunto ci vuole la stanza dei giochi per i figli, chi una piccola spa e così via. Per il resto cucina, bagno zona notte e sgabuzzini a prova di bomba. Per la cronaca una bomba fino a cinquecento chili di dimensioni. Costo approssimativo dello spazio di quasi cinquecento metri quadri? Circa un milione e mezzo di euro.

Alex Brolin, l’agente immobiliare, racconta che la Svezia è ricca di posti come questo ma la gente se n’era un po’ dimenticata. L’invasione russa in Ucraina del febbraio 2022 ha rinfrescato la memoria dei sudditi di Carlo XVI Gustavo.  È bastato poi che Putin evocasse lo spettro nucleare, quando Emmanuel Macron ha dichiarato che la Nato potrebbe disporre truppe al confine, perché la corsa all’accaparramento del bunker scattasse. Ce ne sono per tutti e gusti e per – quasi – tutte le tasche. C’è anche chi sta decidendo di costruirsene uno nuovo di zecca, ma la verità è che gli annunci di chi mette a disposizione un vecchio rifugio nucleare stanno fioccando, dimostrando che il mercato è già ben predisposto. 

Per Carlbring, professore in psicologia all’Università di Stoccolma, si dice sorpreso da questa sorta di ansia: «L’ultima guerra in cui la Svezia si sia confrontata con la Russia risale al 1809, non credevo potesse esserci una tale ondata emotiva. Più in generale credo però che gli svedesi siano ben consci di vivere in tempi molto incerti, nel profondo cercano un senso di protezione, hanno bisogno di provare a tenere la situazione sotto controllo». E già la chiusura delle frontiere da parte della vicina Finlandia, aveva contribuito a smuoverlo decisamente quel bisogno di certezze.  

Nel bunker di Ljungby possono alloggiare fino a quarantaquattro persone ma le capienze sono le più disparate. Da 5 fino a oltre sedicimila persone. La Svezia aveva cominciato a costruirne con una certa decisione già durante la seconda guerra mondiale. Il boom si era verificato con la crisi atomica negli anni Sessanta, un’epoca che sembrava essere andata in archivio nel 2002 con il trattato internazionale di non proliferazione nucleare. Una rete di oltre sessantamila bunker, capaci di dare rifugio a sette milioni di persone (la popolazione ora è di circa dieci milioni) era diventata di colpo una specie di reliquia, un network di catacombe moderne che non incuriosiva più nessuno. Un’infrastruttura che però non aveva smesso di essere potenzialmente funzionale. Il più celebre è quello di Katarinaberget, a Stoccolma, che in realtà è un parcheggio che all’evenienza può mettere al riparo sedicimila persone. Ma quello certo non è materiale per agenti immobiliari.

Richieste di “visite” per eventuali acquirenti cominciano ad arrivare anche da clienti che vivono fuori dalla Svezia: «La settimana scorsa ho ricevuto una chiamata da un facoltoso imprenditore olandese. Arrivano mail da Spagna, Germania e Regno Unito», confessa Brolin.

A gennaio 2024 l’agenzia Msb ha diramato un comunicato che voleva essere un cauto monito. Tipo: non è un pericolo imminente, mah, insomma, se tutti insieme iniziamo a pensarci, se mai la guerra arrivasse, saremmo davvero preparati. E lì sono iniziate le ispezioni. Anders Johannesson, manager responsabile dei bunker per la Msb ha raccontato che dopo quell’annuncio, il sito ufficiale dell’agenzia è andato in tilt. Così sulle cartine locali del gps cominciano ad apparire i simboli triangolari di colore arancione che indicano dove sono posizionati i rifugi.

Kenneth Clause, sessantaquattrenne pensionato e proprietario di uno di questi bunker, racconta che ogni tanto va a passarci la notte: «Faccio le prove. E poi decorarlo e tenerlo in ordine è diventato una sorta di passatempo. Ho persino tenuto un diario di tutte le cose che sono successe da quando venne costruito nel 1969. Nessuno di noi è preparato quanto lo fossimo quaranta anni fa. Che in Svezia si parli di questa tragica eventualità è un bene. Avete visto di cosa sono capaci i russi in Ucraina?».

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