LitiopolitikLa diplomazia nell’era dei minerali critici

L’Europa dovrà promuovere il prima possibile catene di approvvigionamento di materie prime critiche sostenibili, così da proporsi sulla scena globale come leader nella transizione energetica

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 60 di We – World Energy, il magazine di Eni

La transizione energetica in corso è e sarà sempre più un motore principale della domanda di diversi minerali critici. Il rame, il litio, il nichel, il cobalto e le terre rare, tra gli altri, sono di fatto componenti chiave di molte tecnologie verdi in espansione che richiedono un maggiore apporto di minerali rispetto all’energia convenzionale. La Iea ritiene che dal 2010 la quantità media di risorse minerarie necessarie per produrre una nuova unità per la generazione di energia è aumentata del cinquanta per cento. Nel 2022 l’investimento nello sviluppo dei minerali critici ha registrato un’impennata del trenta per cento (a fronte di un aumento del venti per cento nell’anno precedente) e la spesa per l’esplorazione è cresciuta del venti per cento. In uno scenario che rispetta gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, la Iea stima che entro il 2040, a livello globale, la domanda di litio crescerà di quarantadue volte, quella di grafite di venticinque volte, quella di cobalto di ventuno volte e quella del nichel di diciannove volte.

Le sfide sul lato dell’offerta
Sebbene le prospettive di approvvigionamento stiano lentamente migliorando, è necessario affrontare le numerose sfide che si affacciano sul lato dell’offerta. La crescente importanza dei minerali critici richiede ai Paesi di considerare nuove potenziali vulnerabilità, tra cui la volatilità dei prezzi (per esempio, nel caso del litio), la sicurezza dell’approvvigionamento e i numerosi sviluppi associati a un sistema ricco di rinnovabili che comporta trasformazioni radicali nel panorama energetico. A oggi la produzione e la lavorazione delle materie prime critiche (Mpc) sono altamente concentrate a livello geografico, ponendo sfide legate alla sicurezza delle risorse e alle dinamiche geopolitiche e industriali. Inoltre, secondo l’Ocse, le restrizioni all’esportazione di materie prime critiche sono quintuplicate dal 2009: tra gli esempi più recenti si citano le limitazioni all’esportazione di gallio e germanio imposte dalla Cina.

Le strategie di diversificazione delle catene di approvvigionamento e di produzione stanno effettivamente iniziando a emergere in molte regioni. Nessun Paese (compresa la Cina, che detiene una posizione privilegiata nel settore) è immune dalle necessità di diversificazione. Grazie alle aziende di proprietà statale, la Cina ha per esempio stretto alleanze strategiche con numerosi Paesi dell’Africa subsahariana per bloccare le linee di approvvigionamento delle risorse. Per affrontare il rischio di carenza di materie prime, anche alcuni Paesi del G7 hanno iniziato a sostenere progetti minerari all’estero. La prima evidenza di questa nuova realtà è il crescente riconoscimento globale della necessità di interventi politici.

Alcuni ragguardevoli esempi tra i duecento interventi (politiche e regolamenti) documentati finora in tutto il mondo sono l’Inflation Reduction Act (Ira) degli Stati Uniti, il recente Critical Raw Materials (Crm) Act dell’Unione Europea, la Critical Minerals Strategy dell’Australia, la Critical Minerals Strategy del Canada, le misure proposte dalla Corea del Sud per garantire l’approvvigionamento di minerali critici (2023). Nonostante le loro specificità, tutte le misure proposte hanno il potere di influenzare le dinamiche del commercio e degli investimenti.

In secondo luogo, la diplomazia svolge un ruolo essenziale nell’instaurare e mantenere relazioni commerciali per garantire una fornitura stabile di materiali, il che spiega perché sono sempre più al centro del dialogo multilaterale/bilaterale. La diplomazia è indispensabile per mettere in rete nuovi progetti in diverse regioni, incoraggiare le prospettive di investimento incrociato, consolidare la cooperazione attraverso iniziative congiunte e mantenere aperto il dialogo in caso di nuove opportunità o cambiamenti. Le recenti perturbazioni, che spaziano dalle controversie commerciali alla pandemia, hanno sottolineato l’importanza di potenziare la resilienza attraverso la collaborazione diplomatica.

L’importanza dei partenariati, vecchi e nuovi
Tali circostanze hanno portato i Paesi a rafforzare i vecchi partenariati o a stabilirne di nuovi. Tra gli esempi più recenti si menzionano il Joint Action Plan on Critical Minerals Collaboration tra Canada e Stati Uniti (2019); la Energy Resource Governance Initiative tra Botswana, Australia, Perù, USA e Canada (2019); la Critical Minerals Mapping Initiative che coinvolge Australia, Canada e Stati Uniti (2019); la European Raw Materials Alliance – Erma (2020); la Supply Chain Resilience Initiative che coinvolge Australia, India e Giappone (2021); la Minerals Security Partnership tra Commissione Europea, USA, Australia, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Norvegia, Corea del Sud, Svezia e Regno Unito (2022); e la Sustainable Critical Materials Alliance tra Australia, Francia, Canada, Germania, Giappone, Usa e Regno Unito (2022).

A livello internazionale si staglia una migliore cooperazione tra i Paesi con punti di vista simili (p. es. attraverso il G20, il G7, il Consiglio Ue-Usa per il Commercio e la Tecnologia o i forum mirati sulle Mpc). Promuovere partnership strategiche (p. es. il MoU tra Ue e Namibia), oltre che flussi commerciali stabili e diversificati, potrebbe contribuire a rendere più sicuro l’approvvigionamento di Mpc. L’assistenza allo sviluppo è un altro strumento potenzialmente da utilizzare per investire nella catena di approvvigionamento delle MPC in alcuni Paesi terzi: ne sono un esempio le materie prime sostenibili, che dovrebbero essere le caratteristiche principali della cooperazione della Global Gateway Initiative.

I membri del G7 hanno di fatto contemplato la possibilità di istituire un club di acquirenti dedicato ai minerali critici, portando nel 2023 allo sviluppo di un “Piano in cinque punti per la sicurezza dei minerali critici”. L’obiettivo era quello di garantire che le politiche sulle materie prime critiche sostenessero un ruolo più significativo per i Paesi a basso e medio reddito nelle catene di approvvigionamento attraverso il Partenariato per le infrastrutture e gli investimenti globali (Pgii).

Le nazioni sviluppate dovrebbero infatti compiere un cruciale sforzo diplomatico e dare vita a catene di approvvigionamento responsabili. Storicamente, l’estrazione e la lavorazione di minerali critici hanno spesso ignorato gli standard ambientali locali e le iniziative non si sono allineate con gli standard globali relativi al lavoro e con il rispetto dei diritti umani fondamentali. Oltre a garantire una fornitura stabile, i Paesi del G7 dovrebbero dare priorità all’allineamento dei minerali critici con le considerazioni ambientali, sociali e di governance (Esg).

Serve un’integrazione sostenibile sia nelle sezioni a monte delle catene di approvvigionamento sia nelle fasi di produzione. Due delle maggiori sfide di “sostenibilità” a livello globale nella sfera delle materie prime sono l’esistenza e l’attuazione incoerente di standard riconosciuti a livello globale e la mancanza di trasparenza lungo la catena. È imperativo che i Paesi industrializzati e il Sud globale collaborino per migliorare il quadro attuale.

La posizione dell’Unione europea
L’Unione Europea (e l’Italia) detiene una posizione critica in questo dibattito. Tuttavia, è ritenuta anche particolarmente vulnerabile, dato l’obiettivo principale di raggiungere lo scenario zero netto entro la metà del secolo e l’esposizione in diverse fasi della catena di approvvigionamento; al contempo, il blocco potrebbe essere in grado di contribuire a trovare una soluzione grazie all’attuale strategia Mpc, al potere normativo e alla portata geografica, politica ed economica in tutto il mondo. Se da un lato il continente africano, nello specifico, vanta grandi quote di Mpc note, dall’altro segnala livelli largamente insufficienti di investimenti in termini di esplorazione ed estrazione, oltre che rischi elevati di pratiche estrattive e mancato rispetto degli standard ESG da parte delle aziende internazionali, apportando a oggi un valore aggiunto scarso (se non nullo) a livello locale. La vicinanza dell’Europa e i legami economici e industriali dovrebbero costituire un incentivo per integrare in modo efficiente l’Africa nelle catene di approvvigionamento verdi.

L’Africa rimane di fatto un territorio in cui gli investimenti esteri nel settore energetico riguardano ancora quasi completamente i combustibili fossili; inoltre, per il momento le relazioni commerciali si basano su dinamiche Nord-Sud che sono state spesso descritte come “neocoloniali”. Contribuire a creare una catena di approvvigionamento sicura e stabile, che integri in maniera efficiente i Paesi africani nelle catene di valore verdi, potrebbe anche fungere come contrappeso al ruolo dominante della Cina. Grazie al peso economico, alla leadership tecnologica e alle alleanze internazionali, le economie del G7 hanno sia la responsabilità sia l’opportunità di guidare il cambiamento.

o. In questo senso, l’Italia gode di una posizione privilegiata nell’ottica di dare forma all’agenda, dal momento che detiene la Presidenza del G7 del 2024, la cui area geografica di riferimento è l’Africa. Chiaramente, le catene di approvvigionamento continueranno ad essere influenzate dagli sviluppi del mercato globale e, nel definire i legami diplomatici, ogni Paese dovrebbe considerare diversi miglioramenti, tra cui le nuove tecnologie fondamentali che potrebbero emergere in futuro e che ad oggi non sono ancora note. L’innovazione è un aspetto davvero molto importante, poiché potrebbe far divenire obsolete alcune tecnologie verdi attualmente in uso o potrebbe mitigare gli attuali rischi. Le soluzioni alternative e l’aumento dell’economia circolare sono in effetti oggetto di costante valutazione.

L’azione per il clima si affaccia al decennio decisivo tanto nell’Ue quanto a livello globale: in particolare, il 2024 rappresenterà un banco di prova per l’Europa affinché metta in atto una diplomazia più solida relativamente alle catene di approvvigionamento di materie prime critiche sostenibili. Sulla scena globale, l’Ue si propone come leader nella transizione energetica e nella lotta al cambiamento climatico, oltre che nella promozione delle energie rinnovabili (Res).

Il blocco sarà comunque sottoposto al rinnovo del Parlamento europeo del 2024-2029 e a una serie di elezioni nazionali che potrebbero ritardare il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il decennio. Indipendentemente dai risultati elettorali, tuttavia, l’effettiva attuazione del pacchetto “Fit for 55” rimarrà un punto caldo e le priorità della politica energetica dovrebbero concentrarsi su come sostenere questa trasformazione nel modo più rapido ed efficace in termini di costi.

A fronte di un panorama in rapida evoluzione, l’UE dovrebbe lavorare per rivedere la propria diplomazia energetica, così da valutare meglio la velocità, i rischi e le opportunità della transizione, e discutere, in ultima analisi, di come dare vita a una diplomazia più strategica che acceleri il ritmo, l’integrazione e la diversificazione degli attori promuovendo al contempo standard trasparenti e sostenibili nella tecnologia pulita.

Margerita Bianchi è responsabile del programma “Energia, Clima e Risorse” dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).

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