L’orto prima dell’ortoDon Alfonso si riscopre sostenibile

Lo storico ristorante con hotel che ha reso celebre la costiera sorrentina in tutto il mondo riapre dopo una grande ristrutturazione, basata su canoni green

Foto di Stefano Scata

La data impressa nel nome è antica, 1890, e ricorda la fondazione dell’hotel a opera del bisnonno, anche se il Don Alfonso così come lo conosciamo è un progetto di Alfonso e Livia Iaccarino, che da giovanissimi hanno deciso di affrontare la vita nella costiera sorrentina, con il filtro dell’ospitalità. Si sono talmente appassionati e impegnati da aver raggiunto le due stelle Michelin, facendo parte a tutti gli effetti della storia dell’alta gastronomia italiana. Oggi lo storico ristorante di Sant’Agata sui Due Golfi è nelle mani dei due figli, Ernesto e Mario, ed è tutto nuovo in seguito a una ristrutturazione accuratissima, che ha alla base la sostenibilità. Apparentemente tutto è ancora al suo posto, ma impianti e fonti di energia sono stati ridisegnati, per fare di questa meta del gusto e della bellezza anche un esempio di lusso sostenibile.

Foto di Stefano Scata

In effetti, fin dalla sua fondazione, questo ristorante è sempre stato un passo avanti sul fronte green, fin da quando negli anni Ottanta Alfonso decise che tutta la frutta e la verdura, ma anche le uova, che servivano alla cucina venissero dalla zona, e fossero coltivate con cura e senza chimica. È da questo pensiero che nacque il “supermercato” privato dello chef patron: su un promontorio a picco sul mare, con una vista portentosa crescono gli ingredienti che hanno fatto la storia del Don Alfonso. Punta Campanella è una terrazza naturale sul mare che guarda Capri e Ischia: da lì si sente il profumo del mare che si mescola a quello paradisiaco delle zagare. È da qui che vengono gli ingredienti più preziosi che fanno della cucina del Don Alfonso un luogo in grado di raccontare un’identità territoriale forte e per certi versi unica. Ulivi e limoneti sono intervallati da carciofi, nespole, piante da fiori e piante grasse: il verde e il blu si compenetrano per un effetto naturale commovente, di una potenza che lascia attoniti.

Foto di Stefano Scatà

Qui la famiglia sta facendo un nuovo sforzo, due ville affacciate sul mare e immerse nell’orto naturale del ristorante e dell’hotel. Maioliche, vetro, cemento: linee e forme semplici per un risultato strabiliante, con una vista struggente e un effetto isola che colpisce il cuore. Ma l’anima di questo progetto rimane quella originaria, quella voluta da una – allora – giovane coppia di visionari che trenta anni fa hanno immaginato che il loro ristorante a Sant’Agata dovesse essere servito da un orto e un pollaio che potessero essere anche belli, pieni di fiori e con una vista straordinaria sul mare più bello. È da quella visione che è nata Punta Campanella, ancora oggi fornitore reale e quasi esclusivo del ristorante che ha regalato due stelle alla Campania in un tempo in cui la Michelin qui faticava a venire.

La tradizione l’hanno proseguita i due figli, uno in cucina e l’altro in sala, innamorati quanto i genitori dell’accoglienza fatta bene, con attenzione e metodo, con tecnica ma soprattutto con il cuore attento e la capacità di comprendere le reali esigenze degli ospiti. 

Ma con una nuova consapevole visione che ha portato a una ristrutturazione radicale, in ottica di ecologia integrale, che riguarda ogni aspetto dell’azienda, in termini di produzione dei rifiuti, consumi idrici ed energetici, qualità dell’aria. “Zero emissioni”, “Zero waste” e “Gestione delle acque” sono tre obiettivi portanti del progetto, da raggiungere attraverso la coibentazione degli ambienti, l’ampliamento del parco fotovoltaico, la sostituzione della caldaia con una pompa di calore a recupero, ma anche con l’efficientamento energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili. Completano il tutto la progettazione di cisterne, per favorire la raccolta di acqua piovana, e le operazioni strutturali per la gestione dei rifiuti, ma anche la riduzione dell’impatto ambientale e delle emissioni di CO2 attraverso azioni mirate, e la progettazione di un “dry garden” popolato da piante che necessitano di pochissima acqua. Tutto indirizzato alla costruzione di una vera ecologia integrale.

Nessun dettaglio è lasciato al caso. Persino le cravatte del personale sono sostenibili: sono state infatti realizzate a mano, e appositamente, dallo storico brand napoletano Marinella, che da 110 anni fornisce capi di Stato, regnanti e personalità del mondo della cultura. Il tessuto è stato tinto del colore che domina il Don Alfonso, il rosa fucsia tanto amato dalla signora Livia, con una tecnica particolare, che permette di recuperare gli scarti delle arance. Un altro modo di raccontare questa attenzione al particolare, ma anche di affrontare con coscienza e in ogni ambito il tema ambientale.

Foto di Stefano Scata
L’intento è quello di attivare una struttura che rappresenti una leva per incidere positivamente sui comportamenti e sulla sensibilità ambientale dei produttori, dei fornitori, della clientela e, più in generale, del tessuto sociale.
Una tappa rilevante questo anno di rinnovamento, che mostra l’intreccio virtuoso delle vite di Alfonso, Livia, Mario ed Ernesto con il territorio in cui sono nati, di cui sono diventati custodi attenti e interpreti appassionati, fino a identificarsi con la terra stessa, a sentirne i bisogni, la richiesta di rispetto che sono diventati i valori fondanti di ogni loro percorso, avanguardista e visionario, da tutelare e comunicare agli ospiti attraverso piccoli ma significativi gesti concreti, in grado di fare la differenza.
Famiglia Iaccarino

Don Alfonso 1890
Corso Sant’Agata, 11/13
Sant’Agata Sui Due Golfi, Massa Lubrense (Napoli)

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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