GazopoliIl mellifluo garantismo anti israeliano è la versione internazionale della retorica di Mani Pulite

I tanti italiani che oggi chiedono alla giustizia di fare il proprio corso, legittimando intellettualmente l’astruso ricorso del Sud Africa sul presunto genocidio di Israele, non fanno altro che ripetere le stesse parole d'ordine e gli slogan dei manettari di trent'anni fa

LaPresse

Nel Paese, questo perduto nostro Paese in girotondo per l’incriminazione dell’Entità Sionista, spira un venticello «la giustizia faccia il suo corso», un’arietta «le sentenze non si commentano», una brezza «ci vuole rispetto per la magistratura». È una retorica da Mani Pulite arcobalen-transnazionale sulla scena giudiziaria che impanca il libanese from the river to the sea al posto del molisano coi piccioli nella scatola di scarpe e il frontman gaelico-pachistano in luogo del dottor «non si tratta di innocenti, ma di colpevoli che l’hanno fatta franca», quello che se un detenuto si ammazza è un peccato perché non può dargli altri nomi di gente da arrestare: con la differenza che qui non si discute della madre di tutte le tangenti, ma del pargolo dei Protocolli dei Savi di Sion che si è fatto cresciutello e non si accontenta di cospirare, s’è messo pure a fare apartheid e genocidio. 

E come allora la giustizia doveva fare il suo corso, così ora. Con il dettaglio, appunto, che qui non si rimette a posto l’economia andando alle origini della corruzione, cioè tirando su dal cesso di un centro anziani sette milioni di lire: qui si rimette a posto la storia della Terra Promessa colonizzata e sottoposta ad apartheid da settantacinque anni, come ha detto testualmente l’accusatore sudafricano senza che lo sproposito abbia neppure sfiorato le sensibilità democratiche dei nostri politicones di destra e di sinistra, né quelle anche più impassibili dell’editorialismo sciroppato in Costituzione più dolce del mondo. 

L’idea che la giurisdizione, e quanto essa produce, si “rispettano“ nel senso che se ne riconosce il potere contestabile e criticabile, non certo nel senso che se ne adora l’allure oracolare, non tocca neppure di striscio i poveretti che assistono con giudiziosa equanimità al boia che appiccia le fascine sotto i piedi della strega. 

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