Mid-termIl duello tv Meloni-Schlein e le altre tre sfide politiche di queste elezioni europee

Il confronto televisivo tra la presidente del Consiglio e la segretaria dem è l’occasione che il Pd cerca da tempo per accreditarsi come l’unica opposizione al governo. Il risultato del 9 giugno ci dirà molto anche dello scontro tra Tajani e Salvini nel centrodestra e tra Renzi e Calenda nell’area liberal-democratica

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Dunque il duello tv tra Giorgia Meloni e Elly Schlein si farà. A fine maggio, a ridosso del voto. Sarà l’appuntamento cruciale della campagna elettorale, come importanza non al livello dei match tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi, perché qui non è in gioco il governo, e tuttavia importantissimo anche e soprattutto dal punto di vista della psicologia del Paese perché renderà evidente che la sfida principale, probabilmente anche per il futuro, riguarda le due donne alla guida della destra e della sinistra. Vedremo se funzionerà. E chi avvantaggerà. Chi ha da guadagnare è la leader del Partito democratico che gioca per così dire contro i favori del pronostico e che a meno di un disastro comunicativo può ben sperare di accreditarsi come l’argine alla leader della destra e di mettere da parte un discreto tesoretto di voti antimeloniani (politici e più ideologici, per intenderci) che è l’unica carta che Schlein può giocare se vuole superare bene il venti per cento. 

Giorgia farà Giorgia, non ha né da perdere né da guadagnare. È dunque senz’altro Meloni-Schlein la sfida sul campo centrale, se fosse un torneo di tennis, con la prima alla ricerca di un semi-plebiscito in suo favore, diciamo dal ventotto per cento in su per essere un trionfo e la seconda per confermare la leadership nel suo partito evitando commissariamenti nel caso di una performance grigia tipo diciannove-venti-ventuno per cento e assicurandosi il ruolo di guida dell’opposizione. 

Qui c’è la seconda sfida delle Europee, in verità meno scoppiettante di quanto si poteva presumere qualche tempo fa, cioè la gara tra Schlein e Giuseppe Conte, il cui risultato al momento è bloccato nei sondaggi sul sedici per cento a fronte di una percezione, dovuta anche ai disastri nelle consultazioni regionali e forse anche al fatto che Conte non si candida, che gli assegna molto di meno. Impossibile che il Movimento 5 stelle superi il Pd, ma già tallonarlo vorrebbe dire per l’avvocato di Volturara Appula star lì a insidiare Elly tenendo aperta la questione della leadership antimeloniana e non sarebbe poco. 

La terza sfida, molto incerta, è quella tra Antonio Tajani e Matteo Salvini per il secondo posto nella coalizione di destra-centro. Qui il discorso è molto semplice: se Forza Italia supererà la Lega, per Salvini inizierà il Calvario delle polemiche interne e quel che forse è peggio sconterà una inevitabile perdita di potere e di peso politico nel governo, giacché Meloni non starebbe certo a fargli sconti ogniqualvolta al Capitano venisse il ghiribizzo di alzare la cresta. Altro che Ponte di Messina, Salvini sarebbe un leader infiacchito e senza carte in mano. Di converso crescerebbe il ruolo del ministro degli Esteri che sta riuscendo in ogni caso a portare via Forza Italia dal baratro che molti prevedevano dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. 

Infine c’è una quarta sfida che si gioca tutta dentro l’area terzopolista. La lotta intestina tra Carlo Calenda e Matteo Renzi (con Emma Bonino) potrebbe finire malissimo per entrambi, e sarebbe un esempio di tafazzismo senza precedenti nella storia politica. Così come è possibile che sia Stati Uniti d’Europa sia Azione superino il fatidico sbarramento del quattro per cento. Ma quali conseguenze ci sarebbero per chi, tra i due, restasse fuori da Bruxelles? 

Se, come dicono alcuni sondaggi, Stati uniti d’Europa dovesse farcela e Azione no, sarebbe possibile, dopo, aprire una fase diversa nella breve storia di quest’area politica? Ecco le quattro sfide del voto di giugno. Ah, si sarà notato che di tutto si parla tranne che di Europa. Ma questa è la politica italiana: sono veramente elezioni di mid-term, il bello verrà dopo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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