Ei fuIl peso dell’eredità politica di Napoleone

Come scrivono Salvatore Santangelo e Piero Visani ne “Il volo dell’aquila” (Castelvecchi), la figura dell’imperatore francese è stata oggetto di adorazione e controversie: il numero di libri scritti su di lui supera quello di qualsiasi altro personaggio della storia

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Più o meno cinquant’anni fa, John P. Taylor – tra i più importanti storici britannici del Novecento – si prese la briga di contare il numero di volumi pubblicati su Napoleone I per scoprire che al tempo – sull’Imperatore dei francesi – erano stati scritti più libri che su qualsiasi altro essere vivente. Con stupore annoverò circa duecentomila titoli pubblicati già alla fine dell’Ottocento, il secolo che era stato sconvolto dal volo dell’Aquila, e – nei successivi decenni – la cifra aveva raggiunto la vetta di settecentocinquantamila fiumi di inchiostro in più di una decina di lingue; ma si tratta di un conteggio approssimativo perché nessuno, da tempo, ha ritentato il calcolo. 

L’interesse che attorno a questa emblematica figura si riaccenderà nel bicentenario lascia immaginare che se ne aggiungeranno altre migliaia: nuovi libri sull’Imperatore e le sue campagne, su quella che resta un’esperienza storica che ha saputo fondere un’etica guerriera con una estetica (non a caso – in campo uniformologico – il periodo napoleonico viene universalmente ritenuto quello in cui le divise militari furono le più belle, le più eleganti, quelle maggiormente in grado di colpire l’occhio e accendere la fantasia).

E tutto per scoprire – ancora una volta – che l’epopea napoleonica non è più una storia, ma la vicenda di una figura che – a duecento anni dalla morte – si conferma un fenomeno storico, geopolitico, sociologico che vince la sua sfida contro il tempo: in vita, milioni di uomini gli sono stati fedeli e altrettanti, successivamente, sono stati irretiti dal suo mito; con buona pace di Bertolt Brecht, gli uomini hanno bisogno di eroi, di eroi da imitare, figure grazie alle quali riuscire a trascendere se stessi e i propri limiti.

Il personaggio Napoleone è oggetto di molte controversie e – come emerge chiaramente dal racconto I duellanti di Joseph Conrad (edito nel 1908) – ancora dopo un secolo egli era considerato, quanto meno in Inghilterra, una sorta di “genio del Male”: ambizioso ma anche ambiguo, intrigante, spregiudicato, equivoco; potremmo aggiungere anche dissoluto, ma questo è un attributo che nella società attraversata dalla tempesta rivoluzionaria, che fu anche rivoluzione sessuale, non avrebbe avuto alcun particolare significato. La politica fu una delle sue passioni non tanto come missione, quanto come passione per il potere: la conquista del potere per la brama di averlo per sé ed esercitarlo.

Il bonapartismo fu anche un motore che seppe spingere la rivoluzione nella direzione di un’unità europea sotto un unico grande potere e della trasmissione di certi valori che attengono alla nazionalizzazione delle masse e che intendevano affrancarle dalla sclerotizzata pressione dell’Ancien Régime.

La definizione corrente che si dà del generale e politico francese è quella di «dittatore democratico», accreditata da Luciano Canfora che ha investigato appunto la sfera del cesarismo/bonapartismo. Si tratta di una definizione appropriata, ma che merita una chiosa: paradossalmente tutti i dittatori sono democratici nel senso che il loro potere ha come base e principale sostegno il demos, il (volubile) consenso popolare. Questo è l’elemento che distingue il dittatore dal tiranno che si appoggia unicamente sulla forza e sulla repressione.

(…)

Il 5 maggio è indissolubilmente legato al nome di Napoleone I. Sulla cima del Landgrafenberg – che sovrasta il campo di battaglia di Jena (dove il 14 ottobre del 1806 Napoleone umiliò i prussiani) – è stata eretta una Napoleonstein (lapide napoleonica). Su questa colonna sono citate le distanze dai luoghi che ebbero un ruolo importante nella vita dell’Imperatore, toccate dal volo dell’Aquila. Jena si trova a circa settecento chilometri da Parigi, duemilaottocentotrentotto dal Cairo, settecentosette da Marengo, milleseicentocinquantasette da Madrid, quattrocentotrentanove da Austerlitz, milleseicentottantatré da Borodino, cinquecentotré da Waterloo e ben settemilaseicentoventisei da Sant’Elena: un tributo all’energia di colui che percorse simili distanze nell’epoca del traino animale e delle navi a vela nei soli diciassette anni tra la prima e l’ultima delle sue imprese.

Tratto da “Il volo dell’aquila, l’epopea di Napoleone in 50 istantanee”, di Salvatore Santangelo e Piero Visani, Castelvecchi editore, 

 

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