Un ruolo nel futuroL’Ue deve avere un’ambizione transazionale e federale

I singoli Stati membri sono sempre meno preparati per affrontare le grandi sfide globali contemporanee. Le elezioni della prossima settimana devono essere il primo passo verso un’Unione più coesa e forte, sul modello della Federazione europea

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Più uniti per andare più lontano. Ormai è chiaro, gli Stati nazionali, singolarmente, in Europa non hanno gli strumenti per affrontare le sfide globali contemporanee. A dimostrarlo in maniera eclatante è stata in primis la pandemia, ma ci sono altri fenomeni di vario genere che, per trovare una risposta efficace, necessitano di una collaborazione su un piano più alto, come per esempio i flussi migratori, il cambiamento climatico, la competitività economica e le disuguaglianze sociali, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei dati personali, le guerre, la criminalità e il terrorismo.

Ad oggi una robusta risposta politica a queste esigenze manca, perché la struttura dell’Unione europea non è attrezzata per farlo. Le istituzioni europee sono ancora troppo distanti dalla vita dei cittadini, possono dettare una linea politica, ma i tempi per la sua attuazione sono ancora biblici. In un momento di repentino cambiamento dell’assetto geopolitico globale, l’Unione europea ha come unico strumento per contare sullo scacchiere mondiale quello di presentarsi come un player solido e unito e non come un complesso e inconcludente puzzle di piccoli Stati in conflitto tra loro.

Per questo motivo, davanti a un cambiamento così profondo nella storia politica del nostro continente e a rischi così drammatici che minacciano la nostra società, crediamo che la soluzione non sia perseguire egoisticamente gli interessi di ognuno a discapito degli altri ma, viceversa, intraprendere con decisione il sentiero che porta verso un’Unione più coesa e forte, sul modello della Federazione europea.

A quasi settant’anni dalla creazione del Comitato d’azione per gli Stati Uniti d’Europa da parte di Jean Monnet, come delineato nel Manifesto di Ventotene, dalle Risoluzioni del Congresso dell’Aia, dove è nato il Movimento europeo internazionale, e dalla Dichiarazione Schuman, oggi più che mai il futuro dell’Europa si deve allontanare dall’egocentrismo miope dello Stato-Nazione, che ha portato ad anni di scontri e guerre nel continente europeo ed abbracciare un modello di crescita aperto, solidale, mutualistico e condiviso a livello continentale. L’unico modo per ottenere questo risultato è propendere in maniera decisa verso la creazione di un’Europa unita, in grado di poter avere un governo e una legge che travalichino i singoli interessi nazionali, nell’ottica del progresso e del bene comune.

Ribadire questi concetti è fondamentale, soprattutto alla vigilia delle elezioni europee 6-9 giugno, tra le più importanti nella storia dell’Unione. In primo luogo occorre sottolineare (anche se può sembrare superfluo, ma non lo è mai) l’importanza di recarsi al voto: la democrazia prospera grazie alla partecipazione dei cittadini, che conferisce legittimità e fiducia alle istituzioni. Votare è un atto fondamentale per garantire che l’Unione europea possa proteggere la nostra sicurezza militare, economica e sociale, ambiti in cui è necessario agire uniti. In secondo luogo è cruciale scegliere con attenzione chi votare. Negli ultimi anni stanno crescendo i partiti euroscettici che, per cavalcare una propaganda sterile, usano l’Unione europea come capro espiatorio per ogni male contemporaneo. Un gioco fruttuoso per ottenere immediato consenso, ma pericoloso e senza collegamento con la realtà, Brexit docet.

I partiti che vogliono indebolire l’Unione confondono egoismo con libertà. Al contrario di quanto sostengono, solo un’Europa forte può garantire pace, crescita comune e solidarietà. È compito delle forze pro-europee costruire un dibattito al centro del quale si presenti un’Europa tenace, vicina alle necessità dei suoi cittadini ed efficace sul piano internazionale, che mostri la sua dimensione transnazionale, capace di imporsi come potenza nelle sfide globali e allo stesso tempo attenta alla crescita interna, in cui cultura e creatività abbiano un ruolo centrale.

Per poter implementare un progetto con una visione così ambiziosa è necessario cambiare in profondità le regole del gioco, sostenendo un insieme di riforme dei trattati cruciali per avanzare verso un’Unione federale. In particolare è necessaria la riforma dei Trattati proposta dal Parlamento europeo nel novembre 2023, in linea con le richieste dei cittadini espresse durante la Conferenza sul futuro dell’Europa.

Inoltre l’elezione di un Presidente della Commissione a sostegno di una riforma federale permetterebbe al Consiglio europeo di agire rapidamente sulla proposta del Parlamento europeo di organizzare una Convenzione costituzionale. Questo iter serve a rafforzare l’Unione e dotarla di strumenti politici e meccanismi istituzionali efficaci per proteggere i suoi valori, i suoi interessi e quelli dei suoi cittadini. Le decisioni prese con il voto del 6-9 giugno rappresenteranno una svolta storica per il futuro dell’Unione, tutti devono comprenderne l’importanza. La spinta verso un’Unione più coesa e federale è l’unica alternativa all’irrilevanza. Nel G7 fra qualche decennio non ci sarà più nessun paese europeo, neppure la Germania, quindi se vogliamo stare ai tavoli che contano in un mondo globalizzato e non vogliamo essere nel menu, serve un’Europa federale.

Gli autori di questo articolo sono Caterina Avanza, candidata con Azione-Siamo Europei nella circoscrizione Nord Ovest, e Cristiaan De Vries, candidato con il partito D66 nei Paesi Bassi

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