SquadrismiBasta con la vittimizzazione secondaria delle opposizioni

Un deputato del Movimento 5 stelle, Leonardo Donno, è stato preso a pugni da un gruppo di parlamentari della Lega e di Fratelli d’Italia. L’aggressione dieci contro uno, non è una «rissa», scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

LaPresse

Nella giornata di ieri, mentre in Senato si forzavano i tempi per andare avanti sulla riforma del premierato voluta da Giorgia Meloni e alla Camera procedeva la riforma dell’Autonomia cara alla Lega, a Montecitorio, forse anche per celebrare degnamente il centenario dall’omicidio Matteotti, un deputato del Movimento 5 stelle, Leonardo Donno, è stato preso a pugni da un gruppo di parlamentari della Lega e di Fratelli d’Italia, per avere provato a consegnare una bandiera tricolore al ministro Roberto Calderoli. 

Questi i fatti. E questo il titolo del Corriere della sera: «Autonomia, scoppia la rissa, si accascia deputato 5 stelle». Un’incalzante sequenza di verbi impersonali, senza neanche una preposizione che possa insinuare un nesso causale tra la rissa che «scoppia», come un temporale, e il deputato che – di sua iniziativa, evidentemente – si «accascia». Sommario: «Iezzi (Lega) prova a picchiare Donno, che finisce in ospedale. L’accusa: “Aggressione squadrista”». Una titolazione da settimana enigmistica, che lascia al lettore il compito di unire i puntini. 

Politici e giornalisti di destra, in compenso, parlano di sceneggiata o addirittura di provocazione dell’opposizione, perché Donno, udite udite, avrebbe cercato di cingere col tricolore le spalle del ministro Calderoli (il quale, evidentemente, dev’essersi dimenticato la conversione sovranista del suo partito, vista la repulsione mostrata per la bandiera). Continua, insomma, la vittimizzazione secondaria dell’opposizione.

Interessante anche la difesa di Igor Iezzi, riportata dal Corriere: «Io Donno non l’ho colpito. Ho tentato, sì, più volte di aggredirlo ma davvero il pugno non l’ho sferrato io. E non ci sarebbe nemmeno bisogno del Var, che di solito aiuta a ricostruire l’azione quando si tratta di una questione di centimetri. Ma qui stiamo parlando di metri, io – vedete? – sono ben distante da Donno, ci sono altri deputati che intervengono, lo dice anche lui…».

 Il riferimento è ad altri suoi colleghi della Lega e di Fratelli d’Italia. Ma per il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, si tratta di semplici «dinamiche parlamentari», mentre secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti, la verità è che «Pd e M5s vogliono rovinare il G7 a Meloni». Commenta Massimo Franco, che del Corriere della sera è il principale notista politico: «In un clima di rissa generale, e proprio mentre si discutevano le riforme della Costituzione, si regalava lo spettacolo vergognoso di eletti incapaci di dialogare: al punto da arrivare alle mani. Si dirà che è colpa di misure divisive come l’autonomia speciale delle Regioni e il premierato; dell’arroganza della maggioranza di destra o delle provocazioni e dei pregiudizi delle opposizioni». Curiosa forma di equidistanza, quella di Franco, tra chi nella rissa ci ha messo il pugno e chi ci ha messo la faccia, e non in senso figurato (o quanto meno lo sterno). 

Fermo restando che dieci contro uno non è una «rissa», è un’aggressione. E lo spettacolo vergognoso non è certo quello di eletti «incapaci di dialogare» mentre vengono presi a cazzotti. Degna di nota, comunque, anche la conclusione di Franco, preoccupato, proprio come Foti, perché «l’eco anche visiva di quanto è accaduto in Parlamento rischia di arrivare fino alla prossima riunione del G7 presieduto dal nostro paese: un biglietto da visita sgualcito in maniera irresponsabile». La prossima volta, insomma, i deputati dell’opposizione sono pregati di lasciarsi menare in silenzio.

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