Donne da barLa storia di Esmeralda da Malta, per il mondo, fino a Barcellona

Dieci anni trascorsi in giro per il mondo, lavorando, studiando e cogliendo tutta la magia dell’universo del bartending, ora anche per lei è giunto il momento di costruire

Esmeralda Castrogiovanni

Sempre più Italia anche a Barcellona. Dopo Londra, la capitale della Catalogna è ormai da qualche anno destinazione di un numero crescente di giovani aspiranti professionisti del mondo dell’ospitalità. Soprattutto guardando alla scena notturna, con un focus marcato sui cocktail bar e su progetti di miscelazione a più livelli, Barcellona in questo momento offre grandi opportunità lavorative, un ottimo stile di vita, welfare aziendale decisamente migliore soprattutto per il mondo dei bartender.

Negli ultimi anni l’offerta di cocktail bar di livello si è sedimentata, è cresciuta, si è ampliata e oggi attira un pubblico non solo di addetti ai lavori ma anche di turisti e viaggiatori che restano affascinati dai racconti e dalle leggende metropolitane legate alle experience di alcuni dei migliori bar al mondo. A proposito di premi ed eccellenze, Sips è il nuovo progetto di Simone Caporale e Marc Alvarez inaugurato nel 2021, e che proprio l’anno scorso si è conquistato la prima posizione per la classifica dei World 50Best Bars. Esmeralda Castrogiovanni, mezza maltese e mezza italiana, è attualmente bartender da Sips, dopo essersi trasferita in città l’anno scorso in cerca di nuovi stimoli e diverse opportunità.

«Mi sono appassionata a questo mondo fin da piccola, ancora durante la scuola quando in ogni caso facevo lavoretti per occupare il tempo e pagarmi gli studi ma già nell’ottica di voler investire in questo settore. Ho avuto diversi tira e molla tra Malta e l’Italia, un passaggio a Maiorca, un’esperienza in Romania fino poi ad arrivare a Milano. Devo essere sincera Milano mi è sempre piaciuta molto, sarebbe il posto dove vorrei vivere in Italia ma qui a Barcellona siamo più felici».

Esmeralda ci racconta come una delle condizioni più forti per spingerla a cambiare sia stata quella legata alle agevolazioni orarie e all’organizzazione generale del lavoro che rende la Spagna un posto più pronto e attento a questa particolare categoria di lavoratori. «Quando ho iniziato a lavorare dietro al bancone era molto difficile trovare qualcuno che ti insegnasse veramente le basi, un sapere. Ho fatto anche io diversi corsi e poi sono passata a insegnare in prima persona perché ho sempre creduto – e lo penso ancora – che una formazione vera in questo senso manchi ancora. Le nuove generazioni si muovono a tentoni e fare carriera molto spesso è difficile proprio perché manca un’educazione solida in materia».

Esmeralda è all’inizio, sta ancora imparando ma ha già capito che per crearsi uno spazio tra i tanti colleghi occorre puntare verso un obiettivo e non smettere di crederci. Per questo sta inziando a investire su gare e competition, per mettersi alla prova e per riuscire a leggere meglio alcuni aspetti del lavoro, dello stress, delle possibili pressioni dietro e davanti al bancone. «Uno degli aspetti che apprezzo di Barcellona e dei suoi abitanti, specialmente nella nostra community di bartender, è che la condivisione e l’aiuto reciproci sono molto rispettati. A Milano questo senso di coesione mi è sempre mancato e c’è una tendenza a sfruttare il prossimo per puro egoismo. A Barcellona ci si aiuta, si fa squadra, si cresce insieme. Magari perché ci manca casa, forse ci sentiamo parte di un cuore italiano trapiantato all’estero, però ecco, credo di non essere la sola a pensarlo e che sia un sentimento diffuso».

Chi vive per tanti anni fuori dal nostro Paese riesce forse a vedere con maggiore chiarezza pregi e difetti e sicuramente, lavorare nel primo bar al mondo non può che essere stimolante e appagante. Siamo piuttosto sicuri che Esmeralda farà altre tappe nel suo cammino e noi facciamo il tifo per lei.

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