Questo è un articolo dell’ultimo numero di Linkiesta Paper – La democrazia in India, in edicola a Milano e Roma e ordinabile qui.
Molti dei temi all’ordine del giorno in occasione del summit del G7 in programma per il 13-15 giugno a Putignano, in Puglia, sono in linea con gli interessi dell’India: un ordine internazionale basato sulle regole, la situazione in Medio Oriente, l’inclusione delle economie emergenti e in via di sviluppo, il “Piano Mattei per l’Africa”, i flussi migratori, le dinamiche legate al clima e all’energia, la sicurezza alimentare. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha annunciato nel corso della campagna elettorale che l’India è pronta a partecipare all’incontro per accendere l’attenzione sulle istanze del Sud globale e per «contribuire al dibattito internazionale promuovendo la necessità di uno sviluppo che ponga al centro l’uomo e di un mondo prospero e pacifico». Un auspicio che è in linea con le priorità dichiarate dall’Italia in vista del vertice.
L’India è stata già invitata nel 2021, nel 2022 e nel 2023 alle riunioni del G7. La democrazia, il governo rappresentativo, il pluralismo, l’aumento dei tassi di crescita economica e l’adesione all’agenda internazionale sul cambiamento climatico sono alcuni degli elementi che hanno suggerito di estendere anche all’India l’invito a partecipare ai vertici del G7. Il meeting di Putignano potrebbe sviluppare un meccanismo per istituzionalizzare analoghe interazioni con altri Paesi emergenti e democratici per raggiungere una maggiore stabilità nell’ordine globale e negli ordini regionali che stanno attraversando delle turbolenze.
L’India si avvia a diventare la terza economia del mondo, è il Paese con più abitanti (con un importante dividendo legato alla giovane età media della popolazione), è la più grande democrazia del pianeta in cui si vota e in cui la guida del governo è contendibile, ha una classe media in ascesa, è uno Stato di diritto e ha una posizione strategica nell’Oceano Indiano: per questi e per altri fattori ha un notevole appeal per gli interessi del G7. Inoltre, poiché l’ordine globale sta subendo dei movimenti tettonici, a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, del conflitto israelo-palestinese e delle nubi di guerra che si addensano su Taiwan e sul Mar Cinese Meridionale, i Paesi del G7 sono preoccupati per la sicurezza economica globale, e in particolare per l’aumento dei prezzi dell’energia, dei prodotti alimentari e dei fertilizzanti, oltre che per le tendenze inflazionistiche.
In occasione del G20 che si è tenuto l’anno scorso a Nuova Delhi, l’India ha promosso proprio questi stessi temi, chiedendo il sostegno dei membri del G7 e dell’Unione europea per condurre l’Unione africana verso l’adesione al G20. E, dal momento che quest’anno il testimone del G20 passa al Brasile, che è stato a sua volta invitato (insieme all’Unione africana) al vertice di Putignano, si prevede che tali questioni verranno nuovamente poste sul tavolo. Il G7 ha preso spunto dai risultati del vertice del G20 dello scorso anno e ha incluso delle misure per espandere progetti “verdi” e “digitali”, come l’esplorazione delle fonti di energia rinnovabile (ad esempio i biocarburanti), lo sviluppo di infrastrutture pubbliche digitali, il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il perseguimento dell’uguaglianza di genere e così via.
È probabile che il vertice del G7 discuta i metodi attraverso cui contrastare i massicci sussidi concessi alle imprese statali a dispetto delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio e la conseguente carenza di mercato libero nel settore dell’acciaio, dei veicoli elettrici e dei pannelli solari. E, anche se è improbabile che l’Italia e l’India svolgano un ruolo importante in questo dibattito, è probabile che approvino silenziosamente i risultati del G7 al riguardo.
Nell’ambito del processo di “de-coupling” e di “de-risking” messo in atto dagli Stati Uniti e dall’Europa nei confronti della Cina, l’Italia aveva già segnalato la propria determinazione alla fine dello scorso anno ritirandosi dalla Belt and Road Initiative cinese (Bri), la cosiddetta Nuova via della seta. L’India sostiene da tempo che la Bri ostacoli la trasparenza, conduca a problemi finanziari, violi i principi di sovranità e sia potenzialmente dannosa per quanto concerne le questioni ambientali. Il G7 e l’India sembrano quindi avere una visione convergente riguardo alla Bri.
Nel frattempo, l’India e alcuni Paesi del G7 hanno fatto, almeno in linea di principio, alcuni passi concreti e positivi su un percorso alternativo. La dichiarazione, in occasione del vertice del G20 di Nuova Delhi, sul corridoio economico Imec (India-Medio Oriente-Europa) è un possibile strumento con cui stabilizzare la situazione in Medio Oriente e concentrarsi nuovamente sulla connettività e sulla crescita economica per tutti nella regione. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno dato il loro sostegno finanziario al progetto, mentre le pratiche europee di “sviluppo sostenibile” potrebbero migliorare ulteriormente la qualità del progetto Imec. Esiste inoltre un potenziale collegamento tra l’Imec e il “Piano Mattei per l’Africa” italiano e vale quindi la pena di esplorarne le complementarietà.
Per affrontare le tensioni globali e regionali, è necessario concentrarsi sull’aumento delle capacità militari degli Stati del G7 e degli altri Paesi che ne condividono le idee, come l’India. La Cooperazione strutturata permanente (Pesco) dell’Ue – che unisce in un quadro giuridicamente vincolante ventisei Stati per migliorare la prontezza operativa e le capacità condivise (Malta non vi aderisce, ndr) – offre la possibilità di missioni in collaborazione con l’India.
Si tratta di un aspetto rilevante, dal momento che si assiste a un inesorabile spostamento dall’area transatlantica a quella indopacifica dell’asse attorno a cui fioriscono le economie con i più rapidi tassi di crescita e in cui si sviluppano le tecnologie connesse all’Intelligenza artificiale, alla stampa 3D, all’Internet delle cose e ad altri settori innovativi. Inoltre, in quella regione alcuni Paesi utilizzano strumentalmente gli scambi commerciali e gli investimenti, così come il controllo sulle rotte marittime e sulle catene di approvvigionamento, come se fossero delle armi, e questo costituisce una minaccia per la pace e la stabilità regionale. Numerosi Paesi europei hanno manifestato il loro interesse per l’Oceano Indiano e per il Pacifico e hanno concluso accordi in quell’ambito. Anche nel precedente vertice del G7, tenutosi a Hiroshima, peraltro, si era fatto cenno alla necessità di affrontare queste sfide e di formulare meccanismi di regolamentazione dell’IA.
In quanto pilastri portanti dell’“architettura” emergente nella regione indopacifica, i Paesi del cosiddetto Quad (il Dialogo quadrilaterale di sicurezza, un’alleanza strategica informale tra Australia, Giappone, India e Stati Uniti, ndr) hanno stilato un’agenda per la creazione di un ordine internazionale basato sulle regole che garantisca una regione indopacifica libera e aperta, il rispetto del diritto internazionale (e in particolare dell’Unclos, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare), la libertà di navigazione e di sorvolo, la sicurezza marittima e la connettività. Tutto ciò è in linea con le politiche di alcuni Paesi del G7, ma è necessario approfondire la possibilità di collaborazioni più attive e significative.
Il G7 si occupa principalmente di questioni economiche, ma vi sono anche alcune altre questioni solo apparentemente di altra natura che vanno affrontate con urgenza: l’interoperabilità, la sorveglianza delle coste in funzione di contrasto al terrorismo, l’attenzione per quanto concerne il controllo degli oceani (il riferimento è a quanto sta succedendo nel Mar Rosso), la sicurezza informatica, la non proliferazione nucleare e la collaborazione nell’esplorazione dello spazio che deve essere condotta per scopi pacifici.
Molti di questi temi fanno già parte fin dal 2004 del dibattito aperto tra l’Ue e l’India e sono stati toccati anche nel loro quindicesimo summit tenutosi nel 2020. E rientrano anche nel programma Crimario dell’Ue, volto ad accrescere la consapevolezza della situazione marittima nell’Oceano Indiano. Nel complesso, ci si aspetta che il vertice di Putignano stimoli il convergere delle politiche del G7, dell’India e di altri Paesi che hanno visioni analoghe, al fine di superare le turbolenze che scuotono l’ordine globale e la stabilità di molte regioni del mondo, non solo per quanto concerne le questioni economiche, ma anche per guidare lo sviluppo di un nuovo ordine per gli anni a venire. E il soft touch dell’Italia e dell’India sarà determinante per plasmare l’ordine internazionale per il mondo che verrà.
Questo è un articolo dell’ultimo numero di Linkiesta Paper – La democrazia in India, in edicola a Milano e Roma e ordinabile qui.